«.... Padova.... Bassano.... Vicenza.... In altri tempi, o con quanto ardore avrei visitato queste belle città! Oggi il mio cuore chiuso aborre le loro allegrie, e rifugge dall'ammirarne i preziosi monumenti. Pochi passi lontana dal villaggio che fu cuna a Canova, io non l'ho ancora visitato.... Io che tante volte piansi all'aspetto dei capi d'opera dell'arti belle, dimani vedrò forse fredda ed insensibile questi marmi che il genio del grand'uomo animò? Non avrò più nel mio petto neppur una scintilla d'entusiasmo? Oppressa dalla sciagura l'anima mia è morta, i miei occhi disseccati non hanno più lacrime, sulle mie labbra non v'è più sorriso....»


Il giovane leggeva rapidissimo, avrebbe voluto nell'intuizione d'un minuto percorrer tutte quelle linee; tremava, ed era attento al minimo rumore. Fu più volte per desistere, ma la curiosità lo vinse, e dopo aver deposto il libretto e stato un attimo in orecchie, lo riprese: lo scartabellò tutto velocissimo e lesse quest'ultima pagina:


«Oggi appunto compiono quattr'anni. Questo breve spazio di tempo ha operato per me una grande rivoluzione. Ho cangiato paese, il modo di vivere, le persone che mi circondano, perfino il pensiero; anzi mi pare di non ritrovar più me stessa in me.... Avevo penato da principio ad assuefarmi alla vita del chiostro. Parlavano una lingua a me straniera; non c'era una creatura che mi amasse! Sognavo ogni notte i baci di mia madre, le carezze di mio padre, i giuochi e le corse gioite co' miei fratellini. Quell'aria così fredda, quel cielo sempre fosco, quei volti tutti sconosciuti mi agghiacciavano il cuore.... Un po' alla volta mi ci sono avvezza; amai la mia prigione, ed ora il più dolce de' miei piaceri è il rammemorare gli anni infantili ivi passati. — Oggi quattr'anni fu un giorno solenne. L'amica dell'anima mia, Beatrice, dedicavasi a Dio! Ci avevano vestite di bianco. E a molto tempo che noi aspettavamo con ansietà questo giorno, vi ci eravamo apparecchiate colla preghiera e col digiuno: vegliai tutta la notte, piansi e pregai.... Oh se oggi potessi ricordarmi tutti i pensieri di quella vigilia! — Il mio cuore non è più lo stesso. — Parmi ancora sentire la fredda brezza dell'alba e vederne il languido crepuscolo. Le campane sonavano a festa, la chiesa arredata come ne' dì solenni, tutte già alzate le monache, e noi liete correnti pe' chiostri bramose di rivedere finalmente la nostra amata Beatrice. Mi ricordo che mi tolsi all'allegria e prima della funzione mi ritirai sola in coro e pregai per essa.... Oh se io potessi sentire ancora l'affetto di quella preghiera! Era innocente l'anima mia, e la mia voce alzavasi a Dio come la fiamma della lampada perenne che arde dinanzi al suo altare, e mi pareva che fosse accetta. Venne il momento della funzione, tersi la faccia lagrimosa e andai ad unirmi alle altre alunne, che mi aspettavano per accompagnar la novizia. Dacchè aveva cominciato il suo anno di prova, noi non l'avevamo più riveduta. Ci avevano fatte inginocchiare in capitolo con un cereo acceso in mano di rimpetto ai banchi delle monache. I nostri occhi erano volti alla porta: si apre; credevamo fosse lei, era invece la Badessa coi veli rabbassati e tutta chiusa nel suo maestoso ammanto; ella venne a sedersi nella sua cattedra a destra dell'altare. Pochi minuti dopo guidata dalla maestra delle novizie e seguita da due fanciulline coronate di fiori, l'una delle quali portava una ghirlanda di spine, l'altra il Crocefisso, comparve la Bice. Era vestita da un magnifico abito di raso bianco, coi capelli leggiadramente annodati, sul cui nitido nero spiccavano molti brillanti e il prezioso diadema a cui era raccomandato il velo che le ombreggiava le spalle. Era pallida, e in atto modesto teneva chinate al petto le potenti pupille. S'inginocchiò sul damasco che avevano apparecchiato per lei, e dopo breve preghiera, si cominciò a disporre la processione. Portava la croce una giovane monachella che aveva professato l'anno innanzi; seguivano a due a due, colle mani incrociate sotto lo scapolare, le altre suore, ultime le più vecchie; dietro ad esse la Badessa, indi noi accompagnate dalle nostre maestre. A misura che si svolgeva, la processione passava dinanzi al banco dove noi inginocchiate aspettavamo la nostra volta. Così Beatrice, quando mi passò dappresso, potè strignermi una mano, e susurrarmi un affettuoso: Prega per me! Mi balzava il cuore con una commozione che non ispero sentire più mai! Quando entrammo in coro, l'organo suonava devoto e alcune voci come di angeli cantavano il Veni Sponsa Christi. Ardevano tutte le lampade e numero infinito di ceri. La chiesa di fuori era piena di gente, ed alcuni curiosi si vedevano affollati alle grate delle finestre che si aprono ai lati dell'altare, e che in quel giorno erano senza cortina. Prendemmo il nostro posto, e la novizia s'inginocchiò nel mezzo del coro sul banco ivi apparecchiato per lei. Tutte le particolarità di quella funzione mi stanno ancora in mente come se vi avessi assistito pur ieri. Vedo la folla dei curiosi dar luogo al Prelato che col suo pastorale e con devote parole chiamava la giovinetta al suo cospetto; la vedo avanzarsi timida, odo la sua protesta, l'ho presente quando si toglieva dalle mani gli anelli e dal collo e dalla testa i brillanti, e calpestava tutti quei muliebri adornanenti; indi le tagliavano i capelli, le velavano il capo ed il mento, la cingevano d'una corona di spine, la vestivano di povera lana, le strignevano i fianchi con una fune; e mentre le monache intonavano un salmo di gioia, mi par ancora vederla tutta lieta correre a baciarle una per una. Ella aveva consumato un gran sacrifizio, e la sua fronte era serena, e da' suoi occhi come da limpido ruscello traspariva la contentezza della sua anima. Dedicavasi a Dio sul più bel fiore della giovanezza, voleva consumare tutta la sua vita nel tempio del Signore come il candido cereo che sull'altare gli arde in olocausto. Tal pensiero allora mi pareva bello e gentile. Sparirono quegli anni di preghiera e d'innocenza, altri palpiti commossero il mio povero cuore, imparai altri affetti.... Ragioni splendenti m'insegnarono a ridere di quel mio primo devoto desiderio; ma queste ragioni non han potuto svellermi dalla memoria quei giorni, e spesso, quando la mia anima geme oppressa dal dolore a cui la sorte mi ha condannata, vedo un coro di pudiche monachelle che salmeggiano nel crepuscolo mattutino: odo le monotone lor voci che in quella solitudine posatamente ripetono le divine parole che a Dio cantavano gl'inspirati profeti, e sento che in mezzo a loro potrei forse ancora aver pace!...»


Qualcuno saliva le scale.... Ei getta il libro, ed è in un attimo nell'altra camera seduto sul sofà e, tenendo il respiro, accompagnava coll'orecchio teso quella pedata, finchè udì crocchiare l'uscio in fondo al corridoio. Prese allora il cappello e giù in due salti nel cortile, e poi fuori in istrada. Stava per svoltare l'angolo, quando vede lungo il muricciuolo, che fa parapetto alla via, una figura di donna, e ravvisa la cameriera di Massimina.

— Siete voi, Marietta? e la vostra padrona? ei chiese quasi involontario.

— Zitto! È uscita, e devo aspettarla qui.

— A quest'ora? e dove?...