C'è nel paese una vecchia usanza. Ogni sabato di maggio s'uniscono così in brigate e girano la notte d'uno in altro villaggio cantando i loro strambotti, e dinanzi alla dimora delle giovani da marito, depongono, spargono od intrecciano in vario modo rami, erbe e ghirlande che da tempo immemorabile hanno un significato generalmente conosciuto. Cotesta costumanza, che con voce friulana dicono Sçhiarnete, riesce talvolta un omaggio, e l'ambiscono ed è il desiderato dei premi; più spesso però la lode va frammista a qualche biasimo terribile, sicchè non v'è ragazza che in quelle notti del maggio ardisca abbandonarsi tranquillamente al riposo. Stanno all'erta e appena allontanati i giovani, escono tacite a spiare ogni cosa, e se tra i fiori possano rinvenire il serpe temuto, cautamente lo sbrigano. Talvolta gli amanti e i fratelli son essi che fanno la guardia, ma i cori dei cantanti passano e ripassano, ed è tanta la loro longanime accortezza, che all'alba le fanciulle si trovano quasi sempre giudicate.

Sul passo della Manganizza già tornavano intanto alcuni colle nuove provviste. Erano mazzi di papaveri, rami di tremerella, spiche di segala, bacche di ligustri, fiordalisi, coronille, pervinche, viole del pensiero, una quantità di fiori campestri e d'erbe d'ogni fatta, perfino l'ortica e l'abborrita cuscuta devastatrice dei prati. Le mettevano con ordine in alcuni panieri, e i tre o quattro che parevano i caporioni dell'impresa andavano discutendo fra loro i meriti delle ragazze del vicino villaggio.

— Ecco qua una bella frasca di pioppo per la Tinuccia, diceva l'un d'essi.

— E anche queste spiche di segala, ch'ell'è superba come un lucifero.

— La segala, amico caro, fà di tenerla per la figliuola di mastro Antonio, la quale non ha in testa che fumi, e sciala la domenica a uso dama, mentre non sa filarsi neanche la camicia.

— Ehi! oseresti farti protettore della Tina? chiedeva in tono corrucciato un ultimo disceso allora dall'argine del torrentello, dov'era stato a tagliare un gambo d'irsuti cardi. Io, vedi, porto proprio per lei questi bei fiori colore di porpora che guai a chi li tocca!

— Che diaccine vai tu bestemmiando di proteggere la Tina? se l'ho con colei forse più che tutti voialtri dopo il brutto tiro ch'ella ha giuocato a quella pover'anima dell'Armellino. Vorrei foderarle la porta, la finestra e l'albero che le sta di contro di ortiche, di triboli e d'ogni mala erbaccia che Dio s'abbia creato nella sua collera. Ma volete fare le cose senza senso? chi di voi può negare ch'ella non sia bella?...

— Bella e modesta come la Madonna annunziata, ma cattiva....

— Intelligente, laboriosa, con un fare tutto melato che la t'incanta....

— Ha ragione Giacomino, le spine e l'assenzio non le vanno, ma non ha cuore; mettiamogli il cardo.