»Alzarmi invariabilmente ogni giorno alle quattro del mattino:
»Recitare l'Uffizio, leggere un capo del Kempis, poi due ore di meditazione, indi in Chiesa ad assistere alla Santa Messa.
»Nei giorni che non si fa dottrina, e il tempo che avanza dalle funzioni sacre occuparmi in qualche lettura divota.
»Dopo pranzo studiare la bibbia, poi di nuovo due ore di meditazione.
»La sera leggere in ginocchio sino alle dieci.
»A mezza notte alzarmi per recitare i salmi e piangere a' piedi del Crocifisso.»
Oh! se avesse veduto dinanzi al suo oratorio logorato il suolo a forza di starvi inginocchiato, e cangiato il colore del tavolino su cui era piantata la croce dalle tante lacrime versate, e avesse pensato un momento all'anima che visse lì sepolta cinquanta e più anni, e lottò tutto quel tempo contro un pensiero od un affetto che doveva essere più potente della sua volontà.... oh! invece di deriderlo, l'avrebbe facilmente compianto! Negli scaffali della sua libreria v'erano molte opere de' Santi Padri, v'era la Somma dell'Angelico, le Confessioni di Sant'Agostino, v'era un piccolo libercoletto tutto sdrucito, la Lettera di San Girolamo a Nepoziano. Vidi un libro di conti dove appariva che tutti i suoi risparmi servirono ad estinguere un debito incontrato dallo zio per mantenerlo nel collegio de' Somaschi a Cividale, e per costituirgli il patrimonio. Pochi giorni prima della sua morte, si parlava in paese di un lascito alla Compagnia di Gesù, per cui diventava probabile che se ne erigesse in Cividale una Casa; e sul suo oratorio era spiegata una copia della famosa bolla di Clemente XIV.
V'era in più luoghi di suo pugno sul muro inciso il nome di Premariaco villaggio del quale egli era oriundo. Ciò mi fece venir l'idea di visitarlo. Partii sull'alba della mattina susseguente. Attraversava le liete prateríe che si stendono all'oriente delle colline di Buttrio, udiva il fremito del Nadisone che le taglia, senza poter vederne le acque, chè l'alveo scende lì assai profondo e le rive gremite di erba dinanzi alla vista si uniscono e fanno tutta una spianata. Il villaggio è ameno per molta verzura, e per le tante selvette di pioppi che fanno argine alle acque. Due passi fuori dell'abitato sta un piccolo ponte eretto su due macigni che si sporgono incontro, e tra cui sepolto come in un abisso, passa mugghiando con grand'impeto tutto il torrente. Ei viene dall'antica Cividale dritto come freccia. Presso Premariaco si frange ad un creto, s'allarga e forma una spezie d'oasi di ghiaja minutissima che fa parer più verdi le macchie dei giunchi silvestri, e dei saliceti onde è cinta; poi fatto un angolo acuto e tutto in sè ristretto, si precipita sotto il ponte e si perde in mille zampilli tra un'immensa congerie di cretaglia ch'egli ha smosso dalle sponde e che per lungo tratto ingombra il suo letto. Que' grebbani si dispiegano alla vista in forme svariate e bizzarre. Surgono alcuni in piramide, altri pendenti dalle rive paiono pronti a precipitare: ve n'ha di piatti, pensili sull'onda sotto cui s'interna ampio cavo che pare una grotta, altri, piombati nel mezzo, fanno isolette su cui vive ancora qualche annosa pioppa che nella caduta s'è piegata e con parte dei rami lambe la corrente. Uno ve n'è nel bel mezzo che s'erge come campanile ed ha la testa forata, e sulla pigna cresce un virgulto; altri tutti nudi ed irti di punte stanno accavalciati ed infranti, e le acque chiuse nel loro grembo formano pozzi che dal cupo verdastro giudichi profondissimi. I nativi chiamano questo luogo Businot, nome che in friulano indica l'assordante fragore che manda, e i qui nutriti hanno nella loro pronunzia alcun che dell'aspro di cotesto fragore. Pre-poco ne conservò l'accento fino alla morte. Non gli valse a dimenticarlo nè la lunga dimora in Coteggio, nè la vita menata tutta fuori di patria. Quest'uomo che qui ha passato gli anni della sua prima gioventù, che avrà mille volte errato a diporto su coteste rive e custodito il gregge pei pratelli che le inghirlandano, che nella sua oscura cameretta su tutte le pareti ne segnava il nome, facilmente doveva aversele sempre dinanzi. Qui forse egli gustò qualche rapida gioia che gli si volse in lutto dall'ambizione di chi gli strappò di mano la verga per sostituirgli la penna. Guardando dal ponte l'umile casuccia dov'egli nacque, pensai alle speranze tradite de' suoi poveri genitori. Era figlio unico. — Avranno raggranellato tutti i loro risparmi per unirli a quelli dello zio, e farne un giorno o l'altro un bravo piovano presso cui trarne nell'opulenza gli ultimi loro anni. Donna Tomasa sua madre chi sa quanti bei sogni avrà fatto, quando sel vide la prima volta dinanzi vestito degli abiti clericali! Doveva essere stata un'epoca, nella quale questo povero prete tanto disprezzato brillava per leggiadria e lindura, e forse anche per acutezza d'ingegno. Rivelavano il primo le stesse sdruscite sue vesti non mai rinnovate, poichè faceva d'uopo che fosse assai ricco il suo mobile, se durò quasi sessant'anni; in quanto al secondo, nato contadino fu posto in un collegio rinomato, disse messa giovanissimo, e i libri che leggeva bastano a farci comprendere che la sua mente doveva valere alcun che di più dello zero. Una catastrofe successe in quest'anima che tarpò tutti i suoi voli, e la ridusse ad aspettare la fine senza più fare un passo nella vita.
Vi sono degli uomini che sanno vivere a seconda degli eventi, che cangiano amici ed opinioni colla stessa facilità con cui si cangia di camicia; degli uomini che tengono schiava la fortuna, e che in ogni posto del mondo sanno crearsi un Eden che li circonda di beni; ma ve n'ha anche degli altri il cuore dei quali una volta piagato non guarisce più mai, e per cui un affetto è come un destino. Il mondo li chiama pazzi. Questa parola toglie di più vederne i patimenti, ed è come la pietra che si getta in bocca al sepolcro e che nasconde il cadavere. Forse il mondo ha ragione, ma mi perdonerà, se io li compiango.