— Tenetemi il segreto, gli disse la fanciulla mettendogli in pugno la busta, e ricordatevi che vi siete profferto d'essermi amico!

E alzatasi si ritirava nella cameretta contigua.

L'indomani il dottore colla Rosa e con Giacomo tornava ad Arta per presentarli alla loro benefattrice. I due giovani erano fuori di sè per la gioia, e non vedevano l'ora di gettarsi a' piedi dell'angelo celeste, che senza conoscerli aveva loro fatto tanto bene. Giunsero all'albergo, chiesero di lei.... Era partita da due ore. Rivolti verso il Friuli piangevano e pregavano, e il Signore li avrà certamente ascoltati.

II. PRETE POCO, BIOGRAFIA.

Pre-poco, così chiamavasi per dileggio un povero prete che visse cinquanta e più anni nella nostra parrocchia, una creatura che pareva nata per essere il paria della società, tant'era il disprezzo di cui fu colmato tutto il tempo della lunga sua vita. Sono ora due anni ch'egli riposa nel cimitero, e sarebbe difficile trovare il suo tumulo, ch'egli non ha lasciato alcuno che lo bagnasse di lagrime, o che vi spargesse un fiore od una preghiera. Visse non consolato d'amicizia nessuna, nè lasciò eredità di affetti. Ho visitata per caso la piccola cameruccia ch'egli abitava. Chiusa tra quelle quattro mura come in una scatola di pietra visse anni e anni un'anima, e pensava, e i suoi pensieri non sono caduti in nessun'altra anima: simili a ruscello che rientra in sè stesso, simili a favilla che si spegne in grembo alla stessa cenere dove fu accesa, essi sono nati e morti nel cranio di cotest'uomo senza che nessuno li scrutasse. Chi sa quali gioie romite, quai sogni, quai fantasmi ei vide dispiegarsi l'un dopo l'altro sulle brune pareti di questa povera cameretta! Chi sa quai dolori, e quante lacrime furono qui versate!

È una notte freddissima: dalle fessure degli usci e dalle impòste delle finestre s'ode un sibilo acuto: è il vento di dicembre che turbinando percorre la nuda campagna e a grandi ondate viene a rompersi nelle muraglie. Mi sono svegliata, ho acceso il lume e in queste ore di solitudine e di sonno il pensiero mi dipinge la vita di questo povero prete. Nel rammemorarlo e investigarne le azioni e gli affetti, nel rintracciare, per così dire, il solco leggiero ch'egli ha lasciato su questa terra dalla quale scomparve, io provo una specie di piacere. La nostra anima gode nel contemplare le opere del Creatore; e sia che fermiamo lo sguardo sovra gli animali, sulle piante, sulle reliquie del passato, o sovra noi stessi, ci disfavillano da per tutto i raggi della sua sapienza; e colui che ritrasse nel marmo una fanciullina che raccolte sulla spiaggia del mare alcune conchiglie ne appressa una all'udito come in atto di spiarne la tenuissima vita, ci ha dato un'idea giusta di questa secreta compiacenza che emana dall'osservazione. Mentre seduta sul mio letto io sto qui delineando questa specie di bizzarra biografia, è facile che nessuna altr'anima si ricordi di lui. Eppure per più di cinquant'anni fu veduto invariabilmente intervenire alle sacre funzioni. Sempre nello stesso posto, cogli stessi arredi, questa figura singolare era l'ultima fra i ministri della Chiesa, e portava senza mai alterare la sua pacata fisonomia il disprezzo di che veniva continuamente caricato. Quand'io dopo sette anni di assenza ritornava dal collegio, trovai mutato il parroco, altri gli accoliti; le fanciulline mie coetanee, abbandonati i banchi della dottrina, sparse per la chiesa come tanti bei fiori già sbocciati, od altre in lor vece le cui fisonomie non aveva più mai vedute, e mille volti nuovi, e que' che brillavan per giovinezza già appassiti, ed altri dispersi, e tutta quasi la popolazione cangiata. Solo quest'uomo era rimasto immobile al suo posto. Sette anni volati sul suo capo non avevano fatto che leggermente più pallida la sua faccia, e più bianchi i suoi radi capelli, e un po' più grigia la sua vecchia sottana. Pareva che il tempo avesse solamente scolorata la forma, del resto come i pilastri dell'altare, come le statue che ne lo adornano, fra tanti rivolgimenti egli era ancora lo stesso. Vestito della còtta più gualcita e più povera, sia che uscisse dalla sacristia portando l'incensiere, o che a piedi dell'altare inginocchiato servisse la Messa, o che dopo la funzione dietro la turba dei preti attraversasse la navata di mezzo, i suoi occhi continuamente avvallati non guardavano che la terra, o, per meglio dire, pareva che immobili a tutti gli oggetti circostanti non avessero più la forza di accorne l'immagine. Anche la sua voce era in disaccordo cogli altri suoni come quella di un sordo per cui tutta la natura è muta. Quando nei vespri della Domenica cantava, al suo solito, l'ultima delle Antifone, le parole rotte, ineguali e in un accento come straniero, parevano il suono di una campana appesa a sterminata altezza a cui un vento furioso rapisce la voce appena creata. Avresti detto che dinanzi alla mente di quell'uomo stava fitta una memoria di altri luoghi, e di altri tempi, e che alle sue orecchie suonavano altre armonie, per cui era impotente a mettersi all'unisono della realtà che lo circondava. Era come l'assetato di Dante che in mezzo ai tormenti dell'inferno vedeva continuo i freschi pratelli e i rivoletti del Casentino. Ma quali esser potevano coteste memorie? Era venuto ad abitar qui fin dalla sua prima giovinezza, nè più mai dopo, che si sappia, uscì di parrocchia. Menava una vita precisamente di chiesa e casa. Un suo zio che gli aveva fatto il patrimonio, e che morì cappellano del villaggio, gli aveva lasciato in eredità alcuni campi e la casuccia dov'era la cameretta in cui dimorava. Nessuno gli prestò mai il minimo servigio. Viveva, come il più austero anacoreta, di erbaggi senza condire, o di qualche frutto, o di patate e di rape ch'egli solo abbrustolava sul suo picciolo caminetto. Nessuno gli vide mai in dosso un abito nuovo. Quelli che portava, erano di sì vecchia data e cotanto smontati di colore, che lo avresti preso per uno di quegli antichi ritratti dei nostri nonni, a cui il tempo ha rosicchiate le tinte. Dormiva su di un saccone di paglia, ed aveva un tal guanciale che meglio una pietra. Quella casuccia dov'egli abitava, è situata quasi dietro la chiesa nel vicolo più deserto e più melanconico del villaggio. Non vede quasi mai sole; e di questa stagione solamente dopo mezzo giorno, quando egli ha superato il culmine della chiesa, le getta una zona di luce che si rompe in angolo dall'ombra del campanile.

Io mi ricordo d'averlo veduto una volta che sedeva leggendo sul breve pianerottolo a cui appoggia la scala esterna di legno, che mette nella sua camera; aveva gli occhiali; scoperta la fronte: pareva che fosse profondamente assorto, non tanto nella lettura, come in qualche grande pensiero ch'ella gli avesse risvegliato; e nella sua faccia pallida, e nelle sue labbra semiaperte ed immobili v'era un senso di tranquillo dolore, come quello d'un uomo che ha ricevuto un gran torto di cui sdegna lagnarsi, o di chi tradito dalla fortuna senta morirsi in cuore una speranza lungamente vagheggiata. Mi par ancora di vedere in cima a quella rozza scaletta quella figura meditabonda, quell'ampio librone e il dolce riverbero del sole che dorava la muraglia. La fantasia me ne dipinge un quadro colla sottoscritta — annos eternos in mente habui.

La quaresima insegnava catechismo ai fanciulli, e anche via per l'anno nelle Domeniche dopo la messa parrocchiale addottrinava i più bamboli, assisteva immancabilmente a tutte le funzioni, eccetto a funerali ed a quelle dov'è annessa limosina; per altro, se moriva un mendico, era questo prete che sulla sua fossa pregava per carità. Non celebrava: e narravano che lo avesse fatto solo otto giorni quando fu consacrato sacerdote, e un'altra volta in un'epoca più tarda per condiscendere al parroco defunto, uomo di rara pietà e santa discrezione che fra noi ha lasciato una memoria ogni giorni più benedetta e più cara; ma poi fu veduto restituire la limosina ai devoti che gli avevano commesso il sacrificio, e quando si lasciò ridurre a nuovamente dir messa, si accostò all'altare tremando, patì tanto, e pianse, ed era così annichilito, che il buon parroco non glie ne parlò più mai, avendo compreso che era pena superiore alle sue forze. Talvolta il Giovedì santo s'accostava alla comunione cogli altri sacerdoti. Più sparuto del solito, egli veniva all'altare in atto così umile e così contrito, che non era possibile guardarlo senza sentirne commozione. Pareva che compreso della sua nullità si tenesse indegno d'appartenere al clero, o che la memoria gli rinfacciasse qualche gran colpa commessa, o che nel suo cuore ci fosse qualche tremenda passione cui non valevano a domare nè gli anni, nè li patimenti, nè la vita orribile a cui si era spontaneamente condannato. Presso il volgo, questo suo non dir messa, e non essere mai progredito d'un passo nella carriera sacerdotale, gli valeva dispregio: aggiungi che la gente giudica spesso dall'esterno anche la capacità morale; ed egli esile e meschino della persona, vestito all'antica, di panni scolorati, con un rancido cappello ch'era sempre lo stesso, senza amici od aderenze di sorta, si era guadagnato il soprannome di Pre-poco, e veniva pubblicamente canzonato, e la sua vita austera si diceva sordida avarizia, e nessuno si faceva scrupolo di deriderlo e recargli molestia. Dopo la morte del parroco suo protettore, questi dispregi crebbero a tale, ch'ei più non comparve in canonica nei giorni d'invito al clero, come soleva per lo innanzi. Forse ch'egli comprese, che la sua età avanzata, il suo silenzio, la sua costante malinconia lo rendevano esoso, e potevano turbare il lieto umore degli altri; e visse più solitario e più ritirato. Vi fu perfino chi negli ultimi suoi anni, quando perduto ogni vigore, infermiccio e cadente strascinavasi a stento alla chiesa, e il tremolante suo capo pareva implorare il riposo del sepolcro, vi fu chi ardì deriderlo in un'oscena canzone, che cantavasi per le vie, e forse ferì le orecchie del vecchio moribondo. Questa fu l'ultima goccia del tremendo suo calice! e allora che disteso sulla paglia del suo miserabile giaciglio chiese di venir consolato da quel Signore ch'è padre anche degli sfortunati, fu visto raccogliere tutte le sue forze per inginocchiarsi a riceverlo, e stese la mano a' suoi offensori, e pregò pace e perdono a tutti i fratelli; quella pace e quel perdono che a lui gli uomini non concessero. Oh! se quel tale avesse meco visitata la sua cameretta pochi giorni dopo la sua morte, ed avesse letto sulla sua scrivania, tra le pagine d'una vecchia bibbia che appariva in più luoghi logorata, questa nota scritta di suo pugno fin dagli anni suoi giovanili, come rilevasi dalla data 1784!


«Per guarire....