Nella villa la gente s'era affollata lungo la via, e quando attraversavano la piazza e sulla porta della chiesa, Meni osservò alcuni gruppi di curiosi che guardavano alla comitiva nuziale con interesse un po' troppo vivo, e tra loro chiacchieravano, pareva a lui, con qualche sinistro sogghigno. Ma finita la messa, all'udire gli evviva d'una frotta di giovanotti suoi coetanei che lo aspettavano all'uscire di chiesa, e univano la loro voce allo scoppio delle pistole e alle arcate dei violini, tranquillossi, e si persuase che da non altro provenivano i suoi sospetti, se non dall'esser conscio a sè stesso d'un pericoloso segreto. Stavano per sedersi a tavola, quando entrò il Parroco: tutti rispettosi col cappello in mano lo salutavano, e la sposa rossa come un bel pomo corse a baciargli la mano; il buon vecchio le diede un leggiero buffetto sulla guancia, e dicendole alcune parole affettuose e sorridendo con pacata dolcezza, coll'occhio indagatore cercava di Meni, e tiratolo innanzi univa nella sua le mani dei due amorosi giovinotti. Poi si sedeva alla mensa, alla sinistra della sposa, e con quel suo fare tutto alla buona procurava d'inspirare confidenza a que' semplici contadini che tenevano per un grande onore l'aver lì a commensale il loro Piovano, ma non sapevano uscire dal silenzio che loro imponeva la presenza di sì autorevole e venerata persona. Un po' alla volta col vuotare delle tazze cominciarono a trarsi di soggezione, ed alla terza o quarta portata già tutti chiacchieravano a voce alta, ed erano divenuti eguali e sentivansi a lor agio. L'allegria s'era fatta generale, ed il Parroco godeva nel vederli lì tutti insieme festeggiare le nozze della sua buona figliozza. Solamente l'acuto suo sguardo aveva scoperto una nube d'inquietudine sulla fronte aperta e sincera del vecchio Valentino, ed anche, l'allegria di Meni gli pareva forzata. In quanto alla Nencia, più d'una volta l'aveva sorpresa che si asciugava le lagrime; ma un po' di malinconia in fanciulla ch'esce dalla casa paterna è cosa tanto naturale, che non ci aveva posto caso. Tutto ad un tempo s'ode abbaiare il cane, e poi una forte picchiata. Il più giovane dei fratelli della Nencia corre ad aprire, ed entrano l'agente comunale, il cursore, tre contadini dei più anziani, e nella corte seguivano altri ancora. Il Parroco dà una rapida occhiata a sè d'intorno, e vede messer Valentino pallido come la morte, Meni che pareva lì basito, la Nencia che tremava come una foglia. Si alzò, si fece incontro ai sorvenuti dimandando loro il perchè di una tal visita. Allora l'agente comunale si fe' innanzi cavando di tasca un ordine con cui gli si era comandato d'impadronirsi di Giovanni.

— Date qua — disse il Parroco; e cercava degli occhiali. Quando gli ebbe inforcati spiegò la carta come per leggere; ma invece cogli occhi al disopra dei vetri guardava attentamente i circostanti, e stette buona pezza in simile attitudine, che nessuno ardiva disturbarlo, tant'era la venerazione in che l'avevano.

— Intanto, buoni amici, accomodatevi, e voi compare, continuò egli rivolgendosi a messer Valentino, fate girare il boccale, chè qui si fa allegria e devono tutti partecipare. — Il povero vecchio, come rianimato dalla voce di lui, cominciò a mescere ed a far sedere i nuovi venuti. Ma sulla porta un contadino faceva cenno ad altri ch'entrassero, e mormorava del ritardo. Se ne accorse il Parroco, e posata la carta sulla mensa, ed incrociate le mani, così cogli occhiali ancora sul naso fisava severo; e ravvisato un giovanotto che si disponeva a salir primo le scale:

— Ehi! disse, Michele, facciamo un brindisi alla sposa, — e gli offriva il suo proprio bicchiere; poi vòlto all'agente comunale:

— Mi pare, disse, che avrebbero potuto lasciarci almeno terminar di pranzare; non dico mica a voi; voi non fate ch'eseguire il vostro dovere, e fate bene; — e cavata la scatola in atto amichevole gli offeriva una presa, poi ne annusava un'altra, e lentamente assaporandola:

— Via, messer Valentino, allegri! che grazie al cielo non ci sono disgrazie. Credevano che vostro figlio Giovanni fosse stato così gonzo da venire alle nozze di Nencia, ma poichè cotesta, come si vede, è una mera fanfaluca, non v'è ragione di spaurirsi. Voi già permetterete a questi galantuomini che salgano disopra, e se ne accertino coi propri occhi. Intanto date loro da bevere, e voi altri accomodatevi; che vi assicuro io che niuno uscirà di qua. — Erano parole di persona autorevole e grandemente amata, sortirono effetto; e tranquillati, cominciarono a girare intorno il boccale, e a fare evviva agli sposi. Alcuni peraltro s'erano posti a' piedi della scala come per essere più certi che nessuno discendesse, tra questi Michele l'ultimo dei coscritti di quell'anno, e che sperava esentarsi, se fosse stato preso il refrattario. La maggior parte, che un certo interesse non avevano, già cominciavano a pentirsi d'esser lì venuti a mettere in iscompiglio quella buona famiglia, e trovavano assurdo d'aver potuto credere che Giovanni fosse ritornato in paese e in famiglia proprio in un giorno di nozze, ed alcuni già ridevano di aver bevuto così grosso e si traevano dietro gli altri, che in una moltitudine il pensare di pochi dà sempre norma al rimanente. Avviene come in un vaso di acqua, se lasci cadere due o tre gocce di vino, d'indaco, o di altro liquore colorante, che tutta la massa si tinge in quello. Un contadino d'aspetto franco, dal gran cappellone e dalla giubba tagliata all'antica, s'era intanto avvicinato al Parroco, e con aria di confidenza soffregava le dita, come per chiedere una presa:

— Oh, compare Martino! gli disse il buon vecchio porgendo la tabacchiera, voi pure siete qui?

— Che vuole, reverendissimo? dietro questi matti....

— Io vi credeva ancora a Venezia.

— Siamo ritornati ieri sera, e, sia ringraziato il cielo, non l'han voluto il mio Tita. Ma ne ho avuto una! la mi capisce... se mel facevano buono, oh ci toccava di morir di crepacuore, mia moglie, mia figlia, e tutti noi!