— No Giovanni, no; il rammarico di vederti fuori di strada mi cava queste parole che forse ti offendono. Oh se tu sapessi quanto dolore mi ha recato la tua fuga inconsiderata! Ho peraltro più volte dubitato che l'esser lungi dal tuo paese, il menar vita raminga, e Dio sa con che gente! non distruggesse nel tuo cuore quei semi di religione e di affetto, ch'io con tanta consolazione aveva veduto germogliare fin dalla tua prima infanzia, e non ti nascondo che questo pensiero mi faceva un gran male.... ma le lacrime che ora ti vedo mi dicono che sei ancora il mio Giovanni. Fatti in qua poveretto! Oh tu pure devi aver molto sofferto nel viver così lontano da tutti quelli che ti amavano! — E il giovane prostravasi a lui dinanzi, e singhiozzando posava la faccia bagnata di pianto sulle sue ginocchia.

— Dì, e non ti è mai caduto in mente, che mentre eri così lontano potevano morire i tuoi, senza neanche la consolazione di darti l'ultimo addio? E se oggi che sei ritornato, avessi chiesto di questo povero vecchio e per risposta ti avessero mostrato il mio sepolcro, dì, e non avresti avuto rammarico di avermi lasciato partire da questo mondo senza neanche salutarmi?

— Dio mio! Voi mi squarciate il cuore.... Io che vi debbo tanto! io che anche quest'oggi son salvo in grazia vostra?... Ero disopra che sentivo tutte le vostre parole e vorrei potervi ringraziare....

— Ringraziarmi? di che? Ma credi tu, che quando sono venuti a cercarti io sapessi del tuo ritorno? Credi che se lo avessi saputo, gli avrei lì trattenuti in cucina?... E in buona coscienza, avrei io potuto valermi di quel poco di ascendente che ho sui miei parrocchiani per impedire ciò che poi infine era giustizia? Dio lo sa se mi duole di vederti così. Vorrei col mio sangue ridonarti al paese, alla tua povera famiglia: non mai però col danno di un altro. La sorte era toccata a te! Oltre il dovere che abbiamo tutti di sottostare alle leggi del nostro paese, col solo presentarti a cavare il numero, tu promettevi nella maniera la più solenne di accettare, qualunque ei si fosse, il destino ch'ei ti sortiva. Il servigio militare era un debito tuo, che colla tua fuga hai gettato sul capo di un altro, obbligandolo a pagare per te. È stata una mala azione, di cui tu devi render gran conto! Se io ti avessi abbastanza inculcato questi principj, tu forse non l'avresti commessa. Ma non vale richiamare il passato, se non per pensarci a ripararlo. Fra poche ore tu lascerai di nuovo questo paese; e forse per sempre. Io son vecchio, Giovanni, e facilmente non ci rivedremo più! Nel darti l'ultimo addio, lascia che ti preghi di una grazia. Io non vo' sapere come tu sia vissuto questi otto anni; profugo perseguitato dalla giustizia, senza mezzi di sussistenza, senza famiglia, solo nel mondo, la vita a cui ti sei condannato è pochi passi lontana dal delitto. Quando le passioni colla loro prepotenza vi ti spingeranno, ricòrdati degli anni innocenti della tua fanciullezza.... ricòrdati di questo povero vecchio che ti scongiura a voler essere onesto! — Si alzò, e fattosi sulla porta, colla voce ancora commossa chiamò Adelina.

— Vedi di dar da cena a questo giovane, le diss'egli.

— Vi ringrazio, rispose Giovanni, ma non ho bisogno di nulla. Vi prego solamente a far sapere ai miei che son partito, e a consolarli....

— Or bene, ripigliò il Parroco, e apriva la scrivania, spero che non vorrai ricusare questi pochi soldi: tu sai che son povero e non posso offerirti di più. — E insieme colla nipote lo accompagnava sin sulla porta della canonica. Il giovane li salutò, e baciò la mano al buon sacerdote, e gliela bagnò di lacrime. Essi stettero buona pezza sulla porta, e in silenzio ascoltavano i passi di lui che se ne andava, finchè finalmente anche quel leggiero rumore si perdette nelle tenebre della notte.

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Circa due anni dopo, sulla sera d'una bella giornata d'autunno Giovanni ritornava a quella canonica. Nel luogo del suo esilio gli giunse una lettera nella quale gli si dava notizia che il buon Parroco si era tanto adoperato coi signori di que' contorni, da poter mettere insieme la somma necessaria per un cambio, e col mezzo di un amico potente ch'egli aveva nella città di Venezia aveva ottenuto il suo completo perdono. Pieno di gratitudine, egli aveva divorato la via, e suo primo pensiero era di correre a' piedi del suo benefattore. Veniva col cuore gonfio di mille affetti. Trovò la porta semichiusa, entrò nel cortile; non v'era anima viva, solo gli ferì la vista il giardinetto di Adelina tutto in disordine. Quel quadrettino ch'ella teneva con tanta cura, era ingombro di male erbe e pieno di sassi, il mirto che lo circondava ingiallito e in più luoghi disseccato, non v'erano più fiori nei vasi, solo un'ortica cresceva nell'angolo dov'egli si ricordava di aver veduto alcune rigogliose pianticelle d'amorini. S'inoltrò in cucina: una vecchia stava filando seduta presso il fuoco: chiese del Parroco.

— Sta poco bene, disse la donna, nondimeno aspettate, che lo avvertirò. — L'ordine e la nettezza che ivi altre volte regnavano, erano spente: parevagli tutto deserto. Scese il vecchio, e accolse freddo la riconoscenza e l'amore di lui. Le sue labbra sbiancate non avevano più sorriso. Era morto il raggio eloquente che soleva animargli lo sguardo, ed ora i suoi occhi si movevano lenti e come assiderati. Un'arbore percossa dal fulmine ha un aspetto meno tremendo di quel che avesse per Giovanni quell'uomo così cangiato. Avesse almeno veduta Adelina! Ma quell'amabile orfanella il cui dolce sorriso poteva ravvivare tutti gli oggetti che la circondavano, non comparve quel giorno, ed egli partì confuso, presago di qualche disgrazia. Si ricordava d'essersi ancora spiccato da quella porta piangendo, ma questa volta le sue lacrime erano senza misura più amare!