— Dite piuttosto che voi siete cresciuta, e che mi era difficile a potervi così a prima vista ravvisare.

— Eppure io ho conosciuto subito voi.... e mi pare che se steste mille anni lontano, tanto vi riconoscerei. Mi ricordo sempre le vostre buone grazie. Quand'era malata, e voi ogni sera tornavate dal pascolo con un piattello di fraghe selvatiche per la povera Adelina! E quando dicevano che le more di rovo mi facevano bene, e voi e vostra sorella ce le portavate ogni giorno! e quel vispo passerino che mi regalaste l'ultimo anno prima di partire, e che avevate nudrito a posta per me, e sul capo gli avevate attaccata quella bella crestina rossa di velluto.... Mi è durato più di due anni, sapete? Era così grazioso! Mi volava sulle spalle, sul capo, mi correva dietro come una pollastrella.... — Udivasi un passo posato che si faceva sempre più vicino.

È lo zio che ritorna, — disse Adelina, dopo essere stata un momento in attenzione.

— Andate di sopra, potrebbe darsi che fosse in compagnia. — E il giovane obbedì tosto, mentr'ella con precauzione pian piano apriva la porta. Era infatti il Parroco. Adelina gli corse incontro, lo fece sedere lì presso a' suoi fiori, e gli narrò di Giovanni. Il vecchio si fe' tetro, posò la fronte sul pomo del suo antico bastone e stette alcuni minuti senza dir parola.

— E dove è egli? — chiese poscia con accento un po' brusco.

— Di sopra nel vostro scrittoio. — Si alzò, e frastornato entrava in casa; la fanciulla col capo chino tutta mortificata lo seguiva in silenzio. S'era fatto notte, ed egli sulla soglia si fermò come irresoluto.

— Ho fatto male, n'è vero?... disse Adelina quasi piangente.

— Accendi un lume. — Poi quand'ella ritornò prese la candela e salì sopra. Giovanni in atto rispettoso corse a baciargli la mano. Egli tirò innanzi, posò il lume sulla scrivania, si sedette nella sua ampia seggiola a bracciuoli, guardava serio serio quel povero giovane che avvilito stava nel suo cospetto come un delinquente.

— Giovanni.... disse finalmente il prete, povero Giovanni! E chi mai mi avrebbe detto di vederti in questo stato, quando negli anni passati venivi qui tutto allegro coi tuoi compagni, e mi consolavi di tante belle speranze? Tu il primo nella scuola, tu il più morigerato, l'esempio della parrocchia, il mio confidente, il mio giovane amico!... Avevano un bell'inorgoglire di te i tuoi poveri vecchi! Credevano che tu dovessi essere il conforto degli ultimi loro anni.... e Dio ti aveva dato braccia e cuore! Ma non hai saputo resistere all'infortunio e li hai abbandonati.... e hai tradito la famiglia che il Signore ti aveva destinata. Che mai erano otto anni di servizio militare? Che consolazione, se ora ottenuto il tuo congedo, in vece di ritornare come un proscritto fossi venuto a sostenere la loro vecchiaia, e a vivere nel tuo paese da uomo onesto con una compagna che ti amasse e che ti desse dei figli buoni e costumati? Oh! ma la gioventù non pensa a cotesto: il presente è tutto per lei. Si crede libera, padrona di sè, e vuole a ogni costo fare a suo modo, se anche per fuggire una disgrazia dovesse abbracciarne una peggiore. Sai tu quante lacrime hai fatto versare a tua madre? Tremar sempre! piangerti irreparabilmente perduto! non saper nulla di te! Ogni anno della tua lontananza sono stati dieci che tu loro accorciavi di vita! Sono invecchiati, incanutiti prima del tempo, hai mangiato loro il cuore. Nel tuo esilio tu non hai veduto i loro patimenti. Potevi star allegro, perchè la gioventù gode di tutto e presto si affà ad ogni sorte di vita. Tuo padre era malato di crepacuore... e tu forse neppur ti ricordavi di lui.

— Oh mi credete cattivo!