— Anche voi, ragazze, eh! venite a congratularvi, disse, della bella fortuna che abbiamo fatta. Oh! quando siamo partiti, pareva che andassimo nel paese della cuccagna. Dovevamo ritornare ricchi come Creso! e portare in regalo alle nostre amorose gli anellini e i pendenti delle ribelli!... Invece abbiamo lasciato chi la vita e chi le membra; e quelle pompose fandonie non erano inventate che per farci andare allegri incontro al cannone che ci ha conci come potete vedere! Contuttociò la è ancora una fortuna l'esser qui a raccontarla, perchè io mi credo d'essere il solo di que' del paese: gli altri, ragazze mie, sono iti tutti all'inferno! A queste parole la Mariuccia diede un grido.
— E Vigi? disse, e Vigi?... Ah se l'avete veduto morire, raccontatemi almeno le sue ultime parole! E nella sua disperazione s'era inginocchiata, e protendeva le mani tremanti come per implorare che parlasse.
— Siamo stati sempre insieme, e purtroppo l'ho veduto morire.... Ma, se non vi quietate un poco, io non vi dirò niente, Mariuccia! Ella allora con quanto aveva di forza procurò di frenarsi, inghiottì i singulti, sospese negli occhi le lagrime prorompenti, e muta e pallida come una statua, stava ascoltando.
— Fu nell'istesso giorno! ci caricarono entrambi sul medesimo carro! io fui portato all'ospitale, egli morì per strada. Il primo fuoco noi l'avevamo veduto sotto Treviso, e non ci fece troppo buon bevere, quantunque per quella volta il nostro reggimento l'avesse scapolata quasi netta; ma a Vicenza fu un altro paio di maniche. Quei maladetti ribelli facevano tonare i cannoni ad un modo che la frega del bottino ci era affatto passata. Vedevamo tornar indietro continui convogli di feriti, e chi vomitava sangue, chi urlava da dannato, e i cadaveri ce li abbruciavano lì sotto il naso; e quando venne la nostra volta e ci ordinarono di avanzare, noi eravamo più morti che vivi, e credo che in quel momento anche i più arditi avrebbero volentieri rinunziato a tutto l'oro delle città italiane per poter essere in quella vece nelle nostre montagne un povero disertore perseguitato dai birri; ma un battaglione di croati pronti a tirarci addosso, se non si ubbidiva, ci fece tornar in corpo il coraggio. Camminavamo nel sangue, sopra i cadaveri; cápita una palla e mi porta via il braccio; ed era lì per terra che ancora giuocava alla mora, quando un'altra con un fracasso d'inferno mi rovescia, e nello svenire ho sentito la voce di Vigi che bestemmiava. Quando tornai in me stesso, mi trovai sul carro, e al mio fianco stava il povero giovane, ma era già passato....
Mariuccia, come se quell'orribile narrazione l'avesse petrificata, cogli occhi sbarrati, colla bocca aperta, pallida ed immota continuava ancora ad ascoltare, e alla Lisa, che gemente in cuor suo d'esser ella stata la causa di quell'immenso accrescimento di dolore, s'affannava per condurla via, obbedì senza dir verbo come bambina smarrita. Fece la strada senza mai aprir bocca. Rientrata in casa, a guisa di macchina s'occupava delle consuete faccende, finchè venne la notte, e si ritirò nella sua camera. La Lisa in pena, e non sapendosi augurar niente di bene da quel tetro silenzio, stette un pezzo alla sua porta spiando con affettuosa sollecitudine: le parve che fosse quieta, e andò anch'ella a coricarsi. Non aveva appena chiusi gli occhi, quando un urlare prolungato e pieno d'angoscia le ruppe il sonno e la fece balzare spaventata dal letto; ned ella sola, tutta la famiglia fu desta, ed accorsero alla camera della Mariuccia d'onde partivano quelle mestissime strida. La trovarono in camicia: rannicchiata in un angolo, che miseramente si strappava i capegli, si torceva le dita; nè fu possibile raccapezzare una sola parola che palesasse l'accaduto. Era ghiaccia, batteva i denti con una specie di convulsione così terribile, che se anche avesse voluto, le impediva di parlare. S'accorsero che aveva la febbre, e sbigottiti andarono pel medico, mentre la Lisa s'ingegnò di farla tornare a letto; ma non v'era modo che potesse riscaldarsi. La buona fanciulla nel vederla in quello stato deplorabile lagrimava sommessa, e a forza di carezze procurava di ravviarle i crini scomposti. Quantunque priva di conoscenza, pur pareva che per istinto ella sentisse l'affetto di quella mano pietosa, e s'andasse grado a grado quietando. Venne il medico. Fin da quando si manifestarono i primi sintomi della malattia, egli ne aveva fatto un cattivo pronostico; ora la trovava di molto aggravata, ma non capiva cotesta specie d'improvviso delirio. Nel partire, disse alla padrona di casa che c'era assai poca speranza, e che quando fosse tornata in sè stessa, sarebbe stato bene avvisarne il curato. Nell'indomani le condussero in camera il sacerdote, e fu una scena tremenda. Diede in ismanie feroci gridando: ch'ell'era dannata! ch'era inutile, che la non voleva confessarsi.... Indarno ei si fece a calmarla con tutti gli argomenti che suggerisce la religione. — Via! via!.... urlava l'infelice, a che mi venite adesso a parlare di Dio? Dio, io l'ho rinnegato il giorno che ascoltai voi, prete sacrilego, predicar dall'altare, che noi altri potevamo approfittarci della roba dei ribelli! Che l'incendio e il saccheggio erano giustizia!... Oh!... dir messa così, con l'odio nel cuore!... Innalzar l'Ostia consecrata e spalancar l'inferno ai vostri figliuoli!... Non mi toccate! Le vostre mani grondano sangue.... Egli è il sangue dei traditi che vi hanno creduto! Oh!... l'ultima sua parola è stata una bestemmia! È morto dannato.... Adesso brucia nel fuoco eterno! E venite a predicarmi la misericordia di Dio? Non v'è più misericordia.... Se anche ci fosse, io non la voglio!.... — E bestemmiava Dio e i Santi, e malediva l'ora del suo nascimento.... La padrona di casa scandolezzata fuggì turandosi le orecchie, gli altri scotevano la testa inorriditi; la sola Lisa era rimasta vicina all'amica e piangeva col viso nascosto nelle mani. Il sacerdote, bianco come un cadavere, si mise la stola, e con visibile turbamento andava cercando sul suo rituario una prece che valesse a calmare quell'orribile delirio. Ella, alzatasi a sedere sul letto, a momenti colle mani convulse si strappava i capelli urlando da forsennata, a momenti quietandosi e declinata la faccia sul petto senza guardare a nessuno, mormorava seco stessa:
— Crudeli! Nessuno gli ha medicato la ferita.... nessuno gli ha detto una parola di conforto! L'hanno lasciato morire come un cane.... Ma io non l'abbandonerò, no! Gli ho data la mia fede, e sarò sua anche laggiù...! Questa notte è stato a chiamarmi. Oh com'era pallido! Sedeva lì su quella maladetta coltrice! e accennava le robe dell'Oliva; aveva una piaga orribile in mezzo al petto.... e' la dilaniava colle mani.... e mi ha gettato il suo sangue nel volto!
Il sacerdote aveva intanto intonato le litanie, e la sua voce monotona e quella dei circostanti che rispondevano in coro l'ora pro ea, coprivano quella di lei affievolita dalla lunga angoscia.
— Contro di me, Vigi? contro di me che ti ho tanto amato? Giorno e notte pensavo sempre a te!... Per esser tua un solo momento avrei dato la mia vita, l'anima mia! Oh! guarda come mi sono consumata.... Quel fiore che tu mi hai donato a Madonna di Strada, io l'ho ancora.... e se tu sapessi con che disperato affetto io me lo posavo ogni notte sul cuore!... Ti ho amato più di Dio.... più della giustizia! Sono stata colpevole per troppo amore! ma tu non devi rimproverarmelo, oh no! non tocca a te! gli è quel prete infame, che colle sue prediche ci ha traditi entrambi, ed ora che mi sono dannata per avergli creduto, ardisce venir qui ad insultarmi colle sue vane preghiere! Non vedete ch'egli è tutto macchiato di sangue? Oh! io ne sento l'intollerabile puzzo.... — Poi sopraggiunto un nuovo impeto di furore, si cacciò le mani nei capelli, e rovesciatili in sugli occhi strillava disperata: — Vi ho pur detto, ch'egli è inutile pregare! Sono dannata! e non v'ha più misericordia nè perdono. Uscite! — E v'era ne' suoi gridi tale un accento, che li fece tutti ammutolire. Partirono, e più nessuno ardì entrare in quella camera, dove così evidentemente pareva che ci fosse la maledizione del cielo. Lisa sola non ebbe cuore di abbandonarla, e benchè afflitta oltre misura, continuava ancora con affettuosa sollecitudine a prestarle le sue cure. Talvolta l'ammalata, miseramente vaneggiando, la respingeva dicendole ogni sorta d'ingiurie; ma tal altra, vinta da quell'umile e sempre costante affetto, pareva tornare in sè stessa, e mansuefatta si gettava a piangere tra le sue braccia. In uno di questi lucidi momenti, mentre teneva la fronte su d'una spalla della Lisa, e questa con infinita compassione accarezzava quel povero corpo di già consunto su cui potevi dinumerare le ossa, — Sorella, le disse, pazienza per poco ancora, e poi avrò finito di tormentarti. Oh, se tu sapessi come io desidero di andar sotterra!... Ma prima tu devi farmi una grazia. Io avevo una cugina, continuò ella, l'unica parente che una volta mi volesse bene.... Orfana fin dai primi anni, e raccolta qui per carità da tua madre, tu sai, Lisa, ch'io non ho nessuno in questo mondo! — Poi dopo una breve pausa in cui entrambe singhiozzavano, ripiglia: — Un giorno ella venne a cercarmi.... Le avevano abbruciata la casa, ed ella colle sue creature, nell'ultima miseria, viveva elemosinando. Con lei, che quando campava s'era più volte ricordata di me, io fui crudele, Lisa! Quelle robe che sono là su quell'armadio erano sue: io le aveva comperate dagl'infami che hanno saccheggiato, e non volli tornargliele.... e la lasciai partire, senza curarmi della sua disperazione. Ora Dio mi ha punita! Mi figurava che quella dovess'essere la mia coltrice nuziale.... invece, egli è morto! e io lo raggiugnerò tra poco. Ma prima di andare all'eternità, vorrei rivedere l'Oliva! restituirle le sue robe! e implorare che la mi perdonasse.... — Lisa le promise di far subito cercar della donna. A Jalmicco ebbero notizia del dove si trovava. La informarono, ed ella, consigliata dalla buona fraile, diede ad allattare il bambino, e venne al letto della morente. Subito che la vide, — Ed è pur vero, disse, che sei venuta, Oliva? Ah, ch'io temeva che tu non volessi più saperne di me, e di dover morire senza poterti dimandar perdono!... — E in atto supplichevole le tese incontro le braccia ischeletrite. Oliva commossa non poteva parlare, e guardava quella faccia pallida che non era più riconoscibile, quelle forme consunte, quelle mani color di cenere, e la trovava tanto malata da parer appena l'ombra di quel che era nel passato. Ella parve se accorgesse, poichè ripigliò:
— Che differenza, Oliva, di quando ci siamo vedute l'ultima volta! Io era bella allora! ma rea dentro nell'anima, non ascoltai nè le tue ragioni, nè le tue lacrime.... Oh, ma il Signore ti ha vendicata! Da quel momento, quante disgrazie sono piombate sul mio povero capo! Egli ha fatto giustizia fra noi due.... Adesso eccomi ridotta in fin di morte. Da questo letto io non mi alzerò più.... Oh dammi un abbraccio e dimmi che mi hai perdonato!
— Possa così Iddio perdonarci ad entrambe! disse l'Oliva; e la strinse al seno con tutta l'espansione dell'affetto. Ma la Mariuccia turbata mormorò tristamente: