— Per carità, Menica, che cosa è avvenuto? dov'è la fraile?
— Oh, non la rivedremo mai più! disse la gastalda accorata. Io credeva che fosse andata a Gorizia.... Il padrone è venuto, e la lettera ch'ella ci ha lasciato per lui, palesa che ci ha abbandonati per sempre e che si è ritirata in un convento.
A questa notizia l'Oliva fu percossa come da un fulmine, e non sapeva rinvenire la parola. — Ah ch'io doveva prevederlo! continuò la Menica afflittissima. Quando mi disse addio, ella pianse tanto!.... e poi quel raccomandarmi di salutare i suoi amici.... quel ricordarsi di ognuno.... Quell'anima santa ha voluto fin nell'ultimo momento far del bene a tutti quelli che conosceva; e anche di te, Oliva, si è ricordata; anche del tuo ultimo bambino.... — E la condusse disopra per consegnarle i doni che le aveva destinati e per ripeterle le ultime parole di affetto con cui si era divisa da quelle persone e da quei luoghi che aveva tanto amato.
La lettera ch'ella aveva lasciata allo zio diceva così:
«Mio buon Padre!
»Permettete che nel dividermi per sempre da voi, io faccia ancora uso di questo nome benedetto che mi concesse la vostra tenerezza. È l'orfana che voi avete raccolta, la creatura che vi piacque ricolmare dei vostri benefizj, la figliuola del vostro amore, la vostra Cati, o mio buon padre, che ora viene a darvi il suo ultimo addio! Indarno ho cercato dissimulare a me stessa la ferita crudele che questa lettera recherà al vostro cuore amoroso. Oh tutti i miei giorni dovevano esservi consacrati! e io avrei voluto domare il dolore che mi distrugge, perchè l'aspetto della mia felicità compensasse in qualche maniera il tanto bene che voi mi avete fatto. Ma un destino, contro al quale oramai io più non valgo a lottare, mi comanda di ritirarmi nel santuario del Signore a pregare e a piangere per il mio povero paese. — Mi sta dinanzi la vostra santa immagine paterna, e intendo di parlarvi senza velo, anzi di aprirvi tutto il mio cuore, come se fossi inginocchiata a' vostri piedi e voi mi deste la vostra ultima benedizione.
»Nata di sangue italiano, nulla ha potuto cancellare l'affetto grande che mi legava alla mia terra, qualunque si fossero i suoi destini. Lontana, unica consolazione della mia vita erano le sue memorie; tornata, non vissi che delle sue speranze. Se Iddio le avesse benedette, e la mia nazione fosse adesso libera ed indipendente, forse io avrei potuto accettare lo sposo, che credendo di farmi felice voi mi avevate destinato. Tra i figli di due paesi egualmente liberi, egualmente potenti, bella l'unione del sangue! Ella è preludio di quella santa alleanza, che nel cospetto di Dio stringerà un giorno come altrettante sorelle tutte le nazioni della terra. Ma finchè v'è chi abusa della forza e chi patisce, cotesta fraterna eguaglianza non esiste, e tra gli oppressi e gli oppressori sorge un muro di separazione che non si può varcare senza delitto. Le ultime terribili vicende mi hanno insegnato che io appartengo alla stirpe dei conculcati, ed ho veduto nelle file dei nostri padroni l'uomo che mi sceglieva a compagna della sua vita.... La mano ch'egli mi offeriva era bagnata nel sangue dei miei.... l'alloro della sua fronte grondava delle nostre lacrime!.... Da quel momento un profondo orrore s'impadronì della mia anima, e abborrii da una unione, il cui solo progetto mi parve imperdonabile. Voi rispettaste il mio dolore, nè più mi parlaste di quelle nozze di peccato. Fu delicatezza di cui vi sarò grata in eterno: nè mai dimenticherò le cure amorose di cui mi circondaste, quando afflitta dalle tante sciagure che desolavano il mio paese io caddi ammalata; nè la vostra generosa pietà che mi permise di rifugiarmi in questa tranquilla solitudine, lungi dalla gioia oscena di chi poteva godere dell'esterminio dei propri fratelli!
»E la pace dei campi e i semplici costumi e l'amore di questa buona gente nel ridonarmi la salute mi avrebbero anche riconciliata col mondo, se il mondo potesse avere qualche attrattiva per l'anima che ha veduto svanire l'unica speranza che ancora l'attaccava alla vita! Vi confesso: al rompersi della lotta io mi era guardata intorno e aveva veduto i miei fratelli in quelli che pativano. Sentii simpatia, non pei favoriti dalla cieca fortuna, ma per l'imprescrittibile diritto di un popolo calpestato; non pe' vittoriosi, ma pei vinti! e amai la misera donna che vi chiedeva l'elemosina in nome dell'incendio, i feriti strascinati a Gorizia in mezzo agl'insulti, il prigioniero che aveva combattuto per la sacrosanta causa della Italia! Allora la mia vita si legò alla sorte della mia povera patria, e sperai che tante lacrime e tanto sangue non fossero indarno versati.
»A Dio non piacque ch'io vedessi il suo giorno. — Forse non è ancora colma la tremenda misura dei patimenti che ce lo devono meritare, e ad affrettarlo egli mi comanda di offrirgli in ostia di propiziazione questa povera mia vita. Sia fatta la sua santa volontà! Chino la testa rassegnata, e dico per sempre addio a voi, mio buon padre, ai luoghi che mi videro nascere, a' miei cari poverelli che metto nelle vostre mani.... a tuttociò che amai quaggiù sulla terra! Fra pochi giorni, recise le chiome e indossato l'abito di penitenza, io avrò pronunziato il voto solenne che mi dividerà dal mondo. Allora sarà come se più non esistessi.... Se qualche volta vi ricorderete di me, oh sia, non per maledirmi, ma per compiangere al mio destino e per perdonare alla mia memoria.
Cati.»