Nell'entrare s'incontrò in una lettica vuota: guardava a chi indirizzarsi; quando vide nel cortile alcuni inservienti che sciorinavano un panno mortuario. Percossa da un funesto presentimento si appressò col cuore atterrito, e proferì il nome della povera Tonina. Le risposero un numero e la indirizzarono alla sala delle donne. Coll'ansia di chi spera imminente l'abbraccio di cara persona, ella percorreva le due lunghe corsie che formavano croce, e di letto in letto ne andava ricercando coll'occhio le amate sembianze. Tanti volti squallidi atteggiati al dolore, e tutti stranieri! Ricorse ad una infermiera e chiese del numero che le avevano indicato. In quella, da una delle porticelle impannate d'ingresso, entrava il dottore e si dirigeva precisamente al letto che portava quel numero onde visitarvi l'ultima venuta, una vecchia coi capelli grigi. Le dissero allora che la giovane ch'ella cercava era morta e il suo posto già occupato. Non sapevano o non avevan tempo di badare alle interrogazioni che a tale annunzio andava loro facendo tutta in lagrime la contadina. Nascose il volto fra le mani, e dopo un momento di concentrato dolore si dispose ad uscire. Dietro a lei giù per le scale in un lenzuolo trasportavano un cadavere. Non vedeva l'ora d'esser fuori dall'infausto edifizio. All'aperto le pareva di potersi abbandonare più liberamente al pianto di che aveva piena l'anima. Si risovveniva della prima volta che si erano incontrate, della gioia grande che provò, quando dopo tanto tempo la rivide in quella osteria e seppe ch'era sorella di Dino, del bene che si avevano voluto.... Quell'anima amorosa era stata la sola che nella famiglia del contrabbandiere l'era venuta incontro colle braccia aperte, e si ricordava mille tratti del suo buon cuore; ed ella che tante volte aveva diviso le lacrime degli altri, ella era morta abbandonata da tutti! Oh! l'avevano ben crudelmente dimenticata; e benchè per parte sua fosse innocente, nondimeno sentiva rimorso di averla lasciata morire, senza neanche darle l'ultimo addio. Le pareva che la crocetta che le aveva mandato fosse come un rimprovero, e si vedeva dinanzi l'immagine della povera Tonina agonizzante che la chiamava al suo letto, che le stendeva indarno la mano. Angosciata da questi pensieri entrò nel cimitero, e inginocchiata in quella parte dove non distinte da croci posano confuse le ossa dei poveri, nell'effusione della sua anima pregava: — Dove sei, Tonina? Dove sei, sorella mia? Oh non credere ch'io ti abbia dimenticata! Han detto di te tante brutte cose, ma io ti amavo sempre allo stesso, e pregherò per te ogni giorno della mia vita; farò dire una messa in suffragio dell'anima tua, e Dio ch'è buono ti darà la sua pace. La tua crocetta me la metto qui sul petto, e mi ricorderò sempre di te e del bene che tu poveretta mi hai voluto. Dicono che c'è un'altra vita, e io spero che ci rivedremo in quella, e che tu allora mi avrai perdonato se non ho potuto correre a consolare i tuoi ultimi momenti. Oh! dinanzi al trono di Dio che noi possiamo essere abbracciate e volerci ancora bene come una volta! Allora saranno finite le lagrime, e il Signore avrà misericordia anche di noi povere disgraziate. — E recitava con divota effusione di cuore tutte le preghiere che sapeva. L'anima invisibile che certamente le volava dintorno avrà accolto con dolore consolato quelle pietose parole, e nel sentirsi ancora amata, avrà perdonato al mondo i suoi crudeli disprezzi e l'abbandono e la trista dimenticanza dei suoi cari.

Il sole intanto placidamente scendeva in grembo all'ampia marina, e i suoi ultimi raggi diffondevano come un velo di luce rosata; alcune barche pescherecce a guisa di uccelli acquatici solcavano il golfo che in quell'ora pareva dilatarsi e confondersi coll'azzurro dei cieli. Tra i molti legni schierati in porto avresti veduto una specie di trabaccolo intorno al quale si affaccendavano alcune persone. Si caricavano delle botti di olio, e a misura che imbruniva, andava aumentandosi l'andirivieni di certe figure dubbie che passeggiavano sul molo, e si vedevano aggruppate in quelle vicinanze. Al di là del Ponte Rosso, in una bettola fuor di mano, stava trincando con alcuni compagni l'uomo a cui apparteneva il trabaccolo. Vicino al fiasco teneva sciorinato il passo della Dogana e i nomi di diecisette individui, ch'egli s'era impegnato di condurre in quella notte al porto di Monfalcone. Ad ogni momento entravano a bere di quella gente che a Trieste dai paesi circonvicini vengono a vendere uova, erbaggi, polli; e datisi alcune occhiate d'intelligenza, per dieci o dodici carantani pattuivano il ritorno colla barca di paron Gregorio. Erano donne vestite alla contadina, erano uomini di sinistra apparenza, la maggior parte in farsetto e berretta alla marinaresca. Al modo spiccio con cui venivano conchiusi quei contratti ben t'accorgevi che la Dogana non ci aveva che fare. Entra un giovinotto, appoggia un gombito sulla tavola, e inchinata la persona bisbiglia sommesso alquante parole nell'orecchio di paron Gregorio. Questi l'ascolta lentamente centellando, e quando ha finito di parlargli depone la tazza, e: — Intesi! Poi col dorso della mano forbendosi i grigi mustacchi:

— Il posto per cinque, mi pare?...

— No davvero, solamente per tre. Mogliema s'è ostinata a voler andarsene a piedi....

— Come? interrompeva una ragazza, non viene la Giannetta? Eh via, persuadetela, Dino, ch'ell'è una grossa stramberia il pigliarsi tutta quella gambata, quando invece si può trovarsi domattina fresche e riposate a Monfalcone!

— Andate mo a dirgliene! ch'io per me non ne voglio saper altro, e ho perduta la pazienza.

— Dov'è rimasta?

— L'è qui fuori colla Caterina che a forza di piagnistei s'è lasciata tirare ad accompagnarla. — E la Beppa usciva, ma indarno, che la Giannetta in quella sera non voleva proprio saperne del mare. Fosse la reminiscenza della paura durata nell'ultimo viaggio, o che abbattuta dalle tante lagrime versate si sentisse scorata e più del consueto uggiosa di quella compagnia, o che nel secreto dell'anima le parlasse un funesto presentimento, invece di lasciarsi persuadere, cominciò ella a pregare la Beppa che per l'amore di Dio non volesse fidarsi alla barca.

— O no! le diceva, non t'arrischiare Beppa: credi invece a me, e andiamo a piedi!

— Ma che fantasie! Guarda com'è bella la notte! C'è un lume di luna che consola! E poi ho promesso di tener compagnia alla Maddalena, oltre che conduce seco la bambina, è anche incinta, e non potrebbe camminare.