— Non mi conosci?

— No, davvero!

E continuava ad osservarla attraverso gli occhiali.

— Non ti ricordi più di me? Guardami bene.... sono passati tanti anni, tante sventure! nondimeno, possibile ch'io ti sia affatto uscita dalla memoria?

— E siete...?

— Paola! la tua cognata!...

A questo nome la suocera diè un grido, e gettati gli occhiali, si guardarono entrambe con una così tremenda espressione di odio, che la giovine si sentì rabbrividire. L'una, sotto la maschera di un viso pietoso, composto a forzata dolcezza, pareva il serpente che già pregusta gli spasimi della vittima, ch'è venuto ad avvelenare; l'altra, percossa all'improvviso da una funesta memoria, non aveva avuto tempo da domare l'impeto dell'anima conturbata, e quel nome, come scintilla caduta in mezzo alla polvere, aveva in un momento rideste le antiche passioni del suo cuore; e quella faccia accesa, quegli occhi quasi fuori dell'orbita, quella persona tutta tremante per l'ira, incutevano spavento. Sul tavolo stava ancora aperto l'ufficiuolo della Madonna; la sua mano convulsa, teneva ancora il rosario che con tanta devozione aveva poc'anzi recitato; i suoi capelli bianchi indicavano già vicino il sepolcro: erano entrambe sull'ultimo confine della vita, e l'odio tuttora vivo.... Cinquant'anni di lontananza e di sventura, non avevano avuto forza di placarlo: erano tornate giovani entrambe per risentir tutto il furore di questa brutta passione; e la sola morte poteva forse quietare il battito di que' due cuori esulcerati.

Esse avevano vissuto un tempo insieme in quella medesima casa. La Paola vi era nata: vide con occhio invidioso entrarvi la sposa del fratello prima ch'ella s'avesse trovato un marito. La bellezza della cognata, i riguardi che le si usavano, infine il suo ricco corredo nuziale, che non le lasciava in nessuna maniera la speranza di poterla eguagliare, le erano tante trafitture. Cominciò a vendicarsi col far ricorso a tutti quei piccioli dispetti che sanno soltanto le donne. La malevolenza fu reciproca, e per alcuni anni, esse divennero il martirio l'una dell'altra. Finalmente la Paola trovò marito; si lasciarono senza che il rancore dei loro cuori fosse estinto. Parve che la fortuna s'incaricasse ben presto della punizione d'entrambe, perchè l'una in capo a pochi anni rimase vedova; la Paola, andata a vivere in paese lontano, senza amicizie di sorta, nel seno d'una numerosa famiglia che l'accolse come una straniera, pagò ad usura le lagrime che aveva fatto versare. Dovette uscirne col marito e co' figli. Dopo molte crudeli disavventure, dopo aver cambiato più volte di domicilio, si trovò, negli ultimi anni della sua vita, vedova, senza figli, e ridotta a mendicare un tozzo di pane. Allora si ricordò della casa paterna, e risolse di finalmente subire la tremenda umiliazione d'implorare la carità della cognata. La sola religione potè indurre questa a non negarle soccorso; ma era uno sforzo di virtù, a cui il cuore terribilmente ripugnava, e il beneficio stesso, fatto senza affetto, senza nessuna compassione, diveniva tanto amaro, che pareva una specie di vendetta.

La Teresa, testimonio di questa scena deplorabile, intravide l'abisso, dove potevano condurla i suoi propri sentimenti. Fremette di orrore, e si propose di estirpar subito dalla sua anima il germe funesto dell'odio, e di aprirla in quella vece alle dolcezze ineffabili di un generoso perdono.

Quando tornò suo marito, uscirono insieme incontro a' cognati. La notte era placida, lo splendore della luna si diffondeva amorosamente sul verde dei campi già irrorati dalla rugiada, come la carezza di un amante che perdona alle lagrime della sua bella pentita.