— Fu uno dei più bei giorni della mia vita. Tu eri allegrissima e trovavi così ameni quei luoghi!...
— E tu pensasti subito ad erigere una serra e a modellare il nostro giardino sul gusto di quello che mi aveva tanto piaciuto! Allora rimodernata la casina, aperta sul tetto una terrazza, in fondo al viale il chiosco, il boschetto d'inverno, il parco, la corte d'ingresso; per tua cura tutto fu nuovamente abbellito. A ogni gita che facevo, trovavo sempre qualche sorpresa. Una volta fu l'acquicella che co' suoi graziosi rigiri e colle sue cascatelle era venuta come a dar l'anima a que' siti; un'altra la collinetta, e poi la grotta, e poi le artificiose rovine del castello gotico, che tu stesso inventasti, e il cui modello in sovero deve averti costato molte ore di paziente fatica; eppure io non me ne accorsi, se non nel giorno in cui, già tradotto in pietra, mi si presentò all'improvviso di mezzo al verde, e pareva che una fata lo avesse fatto balzare dal seno della terra....
— Io mi ricordo, Cecilia, soggiunse egli fissandola con dolce emozione e passando il braccio dietro a' guanciali di lei, io mi ricordo di tutte le care ed affettuose parole che tu mi dicesti in quel giorno! Eravamo assisi l'uno presso dell'altro sul fusto rovesciato dell'antica colonna che ho fatto venire dagli scavi di N.; alcune roselline selvatiche crescevano tra i rottami del capitello, e il salice che ci faceva ombra, mosso dalla brezza, pareva inchinarsi a baciarle. Era assai lieta la sera, e i placidi raggi del sole che tramontava, intersecati dal verde, ti circondavano di una luce così fantastica....
— Adesso, siccome allora, io sento tutto il valore dell'inestimabile tesoro che il signore mi concesse nel darmi cotesto tuo cuore! Non mi sfugge nessuna delle tue dilicate premure, nessuna delle tue continue attenzioni.... Veggo tutto il bene che tu mi vuoi.... Pure, Battista, invece di esserti grata, io ti ricambio oggi coll'amareggiarti!... Gli è che dopo quel che ho veduto co' miei propri occhi, mi pare che noi siamo cattivi! e che io ne ho la colpa, perchè fin adesso non ho pensato che a godere.... Oh, se, invece di contentare i miei capricci, tu avessi speso quel denaro nelle case dei nostri poveri coloni!
— Erano lavori di lusso, diss'egli; hanno peraltro impiegato molte braccia, e dato il pane a molte famiglie....
Ma alla Cecilia pareva, che se quegli operai, invece di costruire una grotta, un castello, i chioschi, e i tanti abbellimenti del suo giardino, avessero lavorato nelle case dei contadini, il loro pane sarebbe venuto fuori allo stesso, e non poteva quietarsi, e finchè v'era tra' suoi affittuali chi pativa di freddo, o mancava di spazio, quelle tante vanità della moda che le stavano d'intorno, le pesavano sul cuore, e sentiva rimorso de' suoi divertimenti come se fossero stati procacciati col sangue e colle lagrime del povero. Parlarono a lungo, e in quella stessa notte stabilirono di migliorar subito l'abitazione della Margherita. Colla sollecitudine e colle delicate attenzioni di due figli affettuosi provvidero a tutti i suoi bisogni, e la buona donna, che li aveva sempre amati con viscere di madre, nel vedersi adesso contraccambiata, godeva di tanta felicità, e non sapeva più neanche ricordarsi della passata trascuranza. Dopo quella festa, la casa del conte Battista assunse come una specie di aspetto severo. Comparivano di rado ai pubblici spettacoli, e la toeletta della contessa s'era fatta più semplice e più modesta. In quella vece, appena comparsa la primavera, stabilirono il loro soggiorno alla campagna, e il villaggio cresceva e ringiovaniva a colpo d'occhio: diverse fabbriche nuove erano surte come per incanto, le vecchie venivano riattate, in poco tempo spirava in quei dintorni come un'aria di agiatezza e di ben essere che consolavano il cuore. Era bello allora per la Cecilia, goder del lusso di che la circondava l'amore del marito, e le loro gioie s'erano fatte più pure e più serene, perchè sentivano entrambi d'essere benedetti ed amati.
XIX. LA COGNATA.
Era una bella sera d'autunno; l'ultimo riflesso del sole dava nelle invetriate, e faceva sorridere le rose del Bengala, che in leggiadri mazzolini penzolavano dinanzi alla finestra, leggermente commosse dalla brezza vespertina. Dinanzi a quella finestra stava seduta al lavoro Teresa, ma, colle mani abbandonate sul grembo, si aveva lasciato cadere il ricamo, e la sua bella fronte corrugata pareva ravvolgesse tristi pensieri. Sul sofà a lei dirimpetto era adagiata la suocera, e finiva di recitare l'ufficiuolo della Vergine. La dolce poesia di quell'ora passava inavvertita ad entrambe. La vecchia, nel fervore della sua divozione, non aveva occhi per guardare alle bellezze del tramonto, o forse dinanzi alle sue chiuse pupille splendevano imagini di un tramonto più bello consolato da celesti speranze. Ma qual era la spina che trafiggeva il cuore della giovane? La luce queta, che così amabilmente le accarezzava la bionda testa, perchè non aveva potere in quella sera di rasserenarla e aprirle sulle labbra il consueto sorriso? — Ell'era la compagna del primo dei figli della suocera; di fresco s'era ammogliato anche il secondogenito, ed ella aveva accolto in casa la cognata col cuore e colle braccia aperte. I fratelli fra loro si amavano, ed amavano la madre, e tutti i progetti di felicità della Teresa consistevano nel conservare questa dolce armonia, e nel trattarsi con confidenza e con reciproca amicizia. Il suo marito aveva dovuto la mattina recarsi alla città, e la nuova venuta, con poco delicato riguardo, aveva concertato per quel giorno una gita di piacere, ed era uscita collo sposo senza dirlo a lei; anzi, quasi mostrando di schivarne la compagnia. Al suo cuore amoroso, che non sapeva godere se non in unione de' suoi cari, quest'era una crudele ferita. E perchè il dolore è come fonte perenne che a disseccare non giova l'attignere, così ella, meditandolo, s'empieva l'anima di sempre nuove amarezze. Riandava tutti gli atti, tutte le parole della cognata; e ciò che prima aveva interpretato a bene, adesso le aveva un senso funesto. Le pareva, che quella giovane non fosse venuta in casa coll'idea di fondersi nella famiglia, che con tanto affetto l'aveva ricevuta nel suo seno; che non avesse l'intenzione di far suoi nè i loro dolori, nè le loro gioie. Scopriva adesso che il suo contegno era studiato, e che sotto il velo di modi gentili e benigni si nascondeva una crudele freddezza. Si ricordava di un giorno in cui avevano ricevuta la visita di alcuni cari amici, ed ella, nell'effusione della sua anima contenta, s'era lasciata andare a stendere le braccia alla cognata come per istringerla al cuore, e farla partecipare a quella pura gioia di famiglia: era stata civilmente respinta, e il ghiaccio di quell'atteggiamento, schivo e quasi disprezzante, le tornava adesso in mente, ed era come mettere il dito in ferita che non abbia ancora rimarginato.
Dopo che vivevano insieme, esse si avevano dato assai pochi baci. Qualche rara volta per convenienza, per dovere; ma colla tenerezza, coll'espansione di due amorose sorelle, oh cotesto ella non osava neanche sperarlo! Avevano comune la vita, ma no l'affetto. E quella povera vecchia ch'ella vedeva lì pregare, oh! anch'ella non era amata. Attenzioni, premure suggerite dalla riflessione, ma non dal cuore. Forse quando si avrà bilanciato il diritto e il rovescio dello stato che si abbracciava, nel novero dei pesi a cui bisognava pur rassegnarsi, saranno entrate la suocera e la cognata!... Forse quando la campana del villaggio suonerà il mortorio di quest'affettuosa madre di famiglia, e i suoi figli piangeranno la sua ultima dipartenza, e la casa sarà nel lutto, in mezzo alle lagrime, troverassi un cuore che potrà sentirsi sollevato d'una parte de' suoi pesi...! E l'anima contristata lasciavasi andare a sempre più meste fantasie, e non vedeva l'ora che tornasse il marito, per poter piangere tra le sue braccia e disfogare un poco l'amarezza da cui sentivasi così crudelmente oppressa.
Picchiano, ed entra una donna, curva per gli anni, macilente, imbacuccata la testa in un sudicio fazzoletto, e la misera veste, che la copriva, lasciava trasparire la forma della magra persona. Credevano che volesse l'elemosina; ma ella chiese di parlare colla padrona. Quando fu nella stanza, guardava intorno a sè curiosa tutti gli oggetti, e le sue labbra ammencite si componevano ad un impercettibile riso d'ironia, che tradiva l'umiltà de' suoi atti e l'affettata mansuetudine del suo volto. La Teresa, che più d'una volta aveva veduto con quanta benevolenza la suocera accoglieva i poverelli e lasciava che venissero a narrarle le loro disgrazie, accostò una sedia, e fe segno alla mendica che vi si accomodasse. Questa si mise in faccia alla padrona di casa, e per alcuni istanti si fissarono entrambe con grande attenzione.