Il ripetuto strapazzo portò i suoi frutti. Troppo poveri per ricorrere di proposito alla medicina, usarono da principio dei suggerimenti di ignoranti femminette, e solo quando aveva ella già affatto perduto l'uso degli arti inferiori chiamarono il dottore. Fu tarda e inutile ogni sua prova.
— Il buon dottore, diceva la Miutte con quel suo angelico sorriso, il buon dottore ha fatto di tutto per guarirmi, e benchè oramai non ci sia più speranza di sorta, viene lo stesso a visitarmi, ed anche l'altro giorno è stato. Oh quanto bene mi fa a vederlo! Vorrei essere una ricca signora per potergli dimostrare la mia gratitudine. Ma tutti i giorni io prego per lui e fo pregare questa mia innocente bambina. Non è vero, Annetta? — soggiungeva volgendo l'affettuosa parola alla fanciulla, che, inginocchiata sul trespolo vicino al suo capezzale, con grazia infantile le stava lisciando i capelli. — Adesso son io diventata la bambina della mia Annetta. Ella mi pettina, mi acconcia le lenzuola, mi porge da bere, mi dà la pappa.... perchè io non posso più muovere le mani. —
Era troppo vero. Quel misero corpo rattratto, e tutto in un gruppo come un gomitolo, era impotente a qualunque movimento. Appariva come un'erma dolorosa a cui siano state tronche tutte le membra. Il lenzuolo rialzato da due bastoni per impedire che la toccasse, lasciava scorgere le costole storpie e sollevate fin sotto al mento, e su quell'informe tessuto di ossa e di muscoli le braccia contorte si posavano immobili, e le sole dita della mano destra potevano ancora afferrare una sottile verghetta rimonda dalle foglie eccetto che nella punta, dove facevano mazzo, colla quale ella s'andava leggermente cacciando le mosche. Non aveva che la testa. Pur quella testa era bella ancora. Anzi, a' miei occhi, più bella di quando la vidi l'ultima volta. Pulitamente pettinata, aveva conservato tutto il ricco tesoro de' suoi bruni e rilucenti capelli; e sulla sua fronte serena pareva che si fosse risvegliato un raggio di fina e nobile intelligenza che prima non era. Illanguidite le rose delle guance, temprato lo splendore delle nere pupille, fatta più affettuosa, più gentile l'espressione delle labbra non per anco appassite, benchè più pallide, tutta la sua fisonomia aveva come acquistato un non so che di etereo, di spirituale.
Con una certa ingenuità quasi infantile ella mi narrava de' suoi piaceri. In quello stato, in mezzo a tutte quelle sofferenze, con tutte quelle privazioni mi parlava di piaceri!... Teneva le finestrelle continuamente aperte, perchè diceva che l'odore dei campi veniva a rallegrarla ed a ridestarle nella memoria le ore felici de' suoi dì trascorsi; e benchè da nove anni chiusa in quella tomba, distingueva ancora la voce dei passanti per la via a lei noti, e mi narrava con riconoscenza di un giovane suo coetaneo, il quale, ogni volta che passava per andare nel campo vicino, la salutava, ed ella ne conosceva da lungi la pedata, ed era lieta di quel saluto come di regalo, e pregava per lui e per tutti i suoi cari....
Aveva nella stanza un pulcino addomesticato in modo che ad una sua chiamata le veniva a beccare sul letto.
— Gli è il mio compagno di sventura, diceva. Mia madre quest'anno ne ha fatto nascere una numerosa covata e vanno a pascolare nel verde; ma questo me l'ho scelto io, ed è qui prigioniero con me, e mi consola nelle mie lunghe ore di solitudine. —
Poi subito rasserenata: — Ho anch'io i miei lussi, soggiugneva. Intanto ogni giorno voglio una verghetta nuova per cacciarmi le mosche, e senza nessun riguardo mando a prenderle nella siepe vicina, ed i proprietari non fanno opposizione perchè si tratta della Miutte. Bisogna vedere quando viene il parroco a trovarmi, o quando mi portano la comunione: allora voglio sul letto i miei be' lenzuoli bianchi, e mi fo mettere al collo una pezzuola che mi ha comperato a Palma il mio povero uomo; una pezzuola che potrebbe dire a qualunque signora, tanto è di buon gusto.... ed io amo le cose belle, e i bei colori!... Se vedeste come l'Annetta m'infiora la camera in quei giorni! ma di fiori di prato, di fiori innocenti che non hanno fragranza, perchè gli odori non li posso patire. Oh!... a proposito della comunione, fatemi una grazia: venite anche voi domenica ad accompagnarla, ed inginocchiatevi qui, presso al mio letto, colla vostra candela in mano, e pregheremo insieme! —
Glielo promisi. Sua madre intanto mi raccontava della sua angelica bontà, e come soffriva sempre senza lagnarsi, e come era di tutto contenta, e che nella stagione dei lavori eglino talvolta andavano nei campi e la lasciavano sola di molte ore, ed anche succedeva che nel fervor delle faccende si dimenticassero di lei, ed ella patisse di sete, nè mai per questo un rimprovero; ma sempre al loro ritorno la trovavano lieta.
Ella s'accorse di queste lodi, e impensierata: — Mia madre è indulgente, disse, e non si ricorda più, come in principio sono stata anzi ben cattiva! Oh! io piangevo, piangevo le intere giornate e non potevo rassegnarmi.... ma il loro affetto mi ha consolata. Il mio povero uomo lavorava tutto il giorno per mantenerci, e mai che abbia voluto andar a dormire via di qui, ma talvolta stava su le intere notti per assistermi.... e poi essi non mi lasciano mancar di niente. Fino il caffè! Ma sapete che dopo che la Salvina ha fatto l'ultimo vitellino, io m'ho bevuto del caffè nel latte almen cinque volte! E come mi piace! Gli è ch'io mi vo facendo ogni giorno più alla signora e prendo gusto a tutte le vostre dilicature. Una cosa sola mi amareggia: quel non poter più muover le mani a nessun lavoro. E intanto l'Annetta cresce, e non v'è chi le insegni nè ad agucchiare, nè a darsi un punto, perchè mia madre, oltre che non ha tempo, oramai è fatta vecchia e gli occhi non le servono.
— Senti, Miutte, le dissi, viene l'inverno, e dal tramonto al coricarsi ci sono parecchie ore di ozio; vorresti che l'Annetta venisse da me, e io le insegnerei a far le calze a suo padre, a cucire una camicia, e, se sei contenta, anche un pochino a leggere? —