— A leggere! — gridò la fanciullina, e mi corse in braccio, e nella ingenuità del suo affetto voleva ch'io la baciassi. La madre non rispose; ma le tremavano le labbra e lagrimava consolata.
Quando tornai a trovarla, la picciola Annetta mi venne incontro tutta giuliva con un libro ch'ella stessa aveva cucito, e nella sua semplicità credeva ch'io m'avessi la magia di animare per lei ad un tratto quei poveri stracci bianchi e far che le dicessero Dio sa che bella cosa!
Ne' miei giorni di dolore spesso io visito quella povera casuccia, e sempre torno col cuore rasserenato. Siamo diventate amiche, ma non di quella amicizia che i beati del mondo si credono talvolta comperarsi dal cuore del povero col gettargli qualche moneta del loro superfluo. Io non sono ricca, ma se anche lo fossi, tengo che l'oro per quell'anima dilicata sarebbe un peso villano che, invece di strignere, romperebbe l'affetto.
Sì: di tratto in tratto io le vo portando qualcuna di quelle ch'ella chiama nostre dilicature. Ridereste a vedere in che consiste questa curiosa carità. Gli è talvolta una pezzuola di poco costo, ma di vivi colori, e di vario e più che si può grazioso disegno per la piccola Annetta. Gli è un frutto, o una ciambella per la malata, o tenue porzione di qualche vivanda ch'ella non conosce. Un giorno, colla scusa d'insegnare alla bambina a farle il caffè, le ho portato due vasellini di vetro colorati, uno collo zucchero, l'altro coll'aroma di già macinato e la chicchera e gli utensili necessari. Adesso disegno per lei. Prima una Madonnina a cui ho fatto fare la sua cornice e l'appenderemo dirimpetto al letto. Poi, a seconda che mi viene, fiori, farfalle, uccelletti e fogliami che attacchiamo coll'ostia a coprire le affumicate pareti e ch'ella tanto aggradisce perchè sono lavori delle mie mani.
Quando mi educavano, era di moda imparare alle giovanette un po' di disegno. Dicevano per adornare lo spirito; e la bella frase, allora incompresa, mi dava animo a riempiere i cartoni di linee più o meno scorrette ed a distemprarvi sopra in forma bizzarra le tinte che più mi aggradivano; e quantunque il merito principale di quei sgorbi fosse tutto della mia buona cassetta di colori fini, pure mi lodavano, e io me ne teneva quasi d'artista. Più tardi, uscita di convento, imparai la vanità di quegli studi incompleti, e com'erano misera apparenza al pari di tanti altri di cui s'infarcisce la femminile educazione, e piuttosto artifizi di toelette che non vere cognizioni od ornamenti dello spirito, come osavano dire.
Gittai l'inutile pennello, nè più lo ripresi, se non per la Miutte. Avranno immaginato ch'io dovessi un giorno colorire chi sa quante pagine eleganti negli album delle nostre più belle signore di moda. Invece tutte le mie prove stanno in quest'angolo remoto, su questa annerita e screpolata parete. Pure mi piacciono qui! Poveri disegni, senza pregio d'arte, fatti sol per affetto, ed accettati dall'affetto, gli è come se fossero al loro posto.
Ma l'alimento maggiore della nostra amicizia sta nell'effusione reciproca delle anime nostre. Quand'io le apro i mali della mia povera vita, ella m'intende, e la sua parola di pace è per me come quella di un angelo che mi fa buona e rassegnata.
Nove anni di solitudine e di meditazione hanno depurato il suo spirito, ed a misura che il corpo deperiva, s'è fatta più viva e più nobile la fiammella della sua intelligenza. Scintilla dell'alito divino, nel crogiuolo di tanti patimenti, ella splende sempre più serena sulla cenere di sè stessa, e ogni dì meno impigliata dal peso di questa misera creta, s'innalza a celesti visioni traendo forza dalla propria distruzione, come fiore che cresce nella terra dei sepolcri.
Una mattina la trovai sola, e tanto assorta ne' suoi pensieri, che pareva non si accorgesse del mio venire. Il sole aveva di già superato il culmine della sua casuccia e dall'angolo superiore della finestrella le gettava sul letto un ultimo raggio. Ella, colla consueta sua verghetta di avornio, andava leggermente agitando gli atomi luminosi vaganti lungo quella zona di luce. Era pallida, e le stava negli occhi meditabondi così una profusione di malinconico affetto che a guisa di profumo le si diffondeva per tutta la faccia.
Me le assisi dappresso in silenzio, e quando mi vide, — Oh! se sapeste, disse, che curiosi pensieri mi passano per la mente! Questa notte ho sognato che il Signore mi aveva concesso una grazia, e andava fantasticando tutto il bene che me ne verrebbe, se fosse possibile....