Il problema dell'umana destinazione, della riunione misteriosa della natura umana che espia e della divina che perdona, è supremo; eppure la ragione è incompetente a darne soluzione adeguata, e perciò si richiedea la rivelazione divina: la parola umana è insufficiente a trasmettere la fede, e per ciò si richiede la Chiesa viva che la interpreti. Ne' suoi dettati non troviamo nè assurdità, nè contraddizione: il cristianesimo è fuor del dominio della semplice ragione: le verità d'ordine geometrico mal vorrebbonsi applicare ai dati del sentimento e dell'immaginazione, che pur sono legittimi quanto quelli dell'intelletto: vi manca la evidenza matematica, perocchè allora non sarebbe più fede nè dono di Dio.
Il Cattolico sa che la Chiesa, istituita per applicare i meriti dell'Uomo Dio all'umanità in generale e a ciascun uomo in particolare, operar la santificazione del genere umano, che in essa e per essa unicamente è possibile, ha sola il dono sopranaturale di conoscere infallibilmente la verità rivelata, e perciò china la sua intelligenza per adottare ciò che è prescritto come bontà e verità. Sa che la libertà è la potenza d'eseguire le proprie leggi: e che per farle abbisogna ch'essa possieda la certezza di queste, nè tale certezza può darsi senza l'infallibilità. Le decisioni della Chiesa vincolano la nostra libertà, come la stella polare vincola il pilota. O forse l'uomo cessa d'esser libero perchè è credente, perchè virtuoso? Se c'è libertà nell'uomo, vale a dire facoltà di far il bene e compier la sua destinazione, mentre ha la possibilità di far il male, dev'esserci un'infallibilità che lo renda sicuro nel suo operare.
L'uomo può accettare le affermazioni divine semplicemente, e allora egli non è che un credente; può chiarire le relazioni fra esse e i fatti interni ed esterni dell'universo, e allora la sua fede diviene scientifica. La certezza in materia di fede va distinta dalla scienza delle cose della fede: ciò che pruova la verità della rivelazione, da ciò che la difende dalle accuse. E appunto la teologia è la scienza che discorre di Dio e delle cose secondo le verità rivelate, proposte dalla Chiesa; la scienza degli sforzi fatti per isnodare il problema divino. Due oggetti distinti essa ha. L'uno, esporre la verità e i dogmi dati dalla Scrittura e dalla tradizione, e rigorosamente definiti dalla Chiesa, parte invariabile: perocchè, accanto ai principj necessarj della ragione v'ha dottrine elevatissime, non semplicemente razionali, invariabili come il vero, e la cui invariabilità attesta esserne divina la sorgente. Sopra questa base divina elevasi l'edifizio della ragione, secondo oggetto della teologia, sottoposto alle condizioni d'ogni opera umana, svolgimento, mutazione, successione, progresso, regresso, a proporzione del sapere e delle attitudini dell'uomo e della società: e però anch'essa non si restringe nella categoria dell'essere, ma passa in quella del divenire; essendovi un solo modo di credere, ma molti di dimostrare e appoggiar la verità.
Tale l'assunsero i Padri, cercando con essa la rigenerazione intellettuale, identificata colla rigenerazione morale, poichè si proponeva la salute delle anime, primo, collo svellere il dubbio, che col sottile argomentare avea scosso le credenze più vitali; secondo, col riordinare le scarmigliate idee del dovere. Atteso che si attaccano i misteri in apparenza, in realtà si rinnegano i comandamenti.
Emancipare la coscienza individuale dalla tutela ecclesiastica, tenere ciascuno responsale delle proprie credenze come de' proprj atti, ed obbligato ad acquistare coll'esame convinzioni proprie, a seguire la coscienza propria, anzi che obbedire alla Chiesa o ascoltare il prete, costituisce il gran divario fra i Protestanti e noi.
Ma una generazione di rado s'accorge dell'opera che essa intraprende e compisce; nè i riformatori d'allora aspirarono a quel che, al cospetto dei moderni, ne costituisce il merito, la libertà di esame. Contro di questa impennavasi Lutero, ed esclamava: «Non v'è angelo in cielo, e molto meno uom sulla terra che possa ed osi giudicar la mia dottrina; chi non l'adotta non può andar salvo; chi crede ad altri che a me, è destinato all'inferno. Al Vangelo che io ho predicato devono sottomettersi papa, vescovi, preti, monaci, re, principi, il diavolo, la morte, il peccato, e tutto ciò che non è Cristo. La mia parola è parola di Gesù Cristo, la mia bocca è la bocca di Gesù Cristo»[411].
Anche enunciandosi principj malvagi di filosofia o di politica, l'esister la dottrina cattolica impediva gli eccessi e le storte applicazioni. Ora, scosse le credenze, invocavasi, come dopo ogni rivoluzione, il rassettamento; in parte l'abitudine antica, in parte l'indole delle moltitudini faceano sentito il bisogno di conservare la libertà, eppure costituirsi in comunità, formare una Chiesa, aver concistori che autorizzino a predicare[412]. Vero è bene che, sostenendo la giustificazione per mezzo della fede, venivasi ad accampare la coscienza individuale contro la tradizione secolare; ma direttamente all'autorità della Chiesa sostituivasi l'autorità della Bibbia.
Eppure questa da chi era trasmessa? da quella tradizione che essi rinnegavano. L'interpretarla poi rimettevasi al sentimento individuale, sicchè alla perfine si ritornava al libero assenso della coscienza. Così il Protestante aveva il testo della Scrittura colla mescolanza di verità di fede e verità di ragione, senza la certezza del senso che contiene; il Cattolico ha il senso indefettibilmente conservato di un testo, in cui stanno tutti i dogmi di fede. Ma la fede è l'adesione dello spirito umano alla testimonianza di Dio. Essa non dà solo il presentimento della verità, ne dà la certezza. Libero esame è il diritto dello spirito umano di non ammettere in qualsiasi ordine di cose se non ciò che riconosce per verità. Dunque, prima di credere i misteri rivelati, dee aver certezza che sono rivelati: s'ha da adoprare la ragione fino al punto ov'essa ci conduce a riconoscere la Chiesa. Ecco l'esame previo alla fede, il quale non è punto interdetto ai Cattolici.
Ma il protestantismo disgrega tutto ciò che Dio aveva unito; la società spirituale dall'autorità su cui si fonda; la parola scritta dalla tradizione vivente che ne scopre l'origine e il senso; il sacrifizio unico della redenzione dalla perpetua sua offerta sugli altari del nuovo patto; la Grazia dai sacramenti che ne sono le grandi e divine arterie; la fede dalle buone opere che la mostrano viva; l'amore dal culto che n'è l'espressione; la preghiera dai gradi per cui ascende a Dio mediante gli angeli, i santi, la madre di Cristo: e per tal modo prepara il distacco totale della ragione dalla fede, della natura dalla Grazia, di Dio dall'uomo coll'ateismo o il panteismo, col deismo o il naturalismo.
E non meno di eresia religiosa fu eresia politica, combattendo la religione e la civiltà cristiana come nel pensiero così nell'azione: ergendo a principio supremo del vero e del bene l'io umano, in contrasto all'unificazione pontifizia: ergendo lo Stato in divinità; posponendo gli interessi di Dio che fin allora aveano primeggiato, sicchè, dopo aver gridato «Date a Cesare quel ch'è di Cesare», si dimenticherebbe di dar a Dio quel ch'è di Dio.