Da entrambe le parti i disputanti fondavansi su quel passo di san Paolo ed altri consimili; neppure tutti i Padri del Concilio tridentino caddero d'accordo sulla differenza tra la fede che giustifica, e le opere che non giustificano ma sono effetti della giustizia; e solo vi fu proferito che «la fede è il principio della umana salute, il fondamento e la radice della giustificazione, nè senza di essa è possibile piacere a Dio, ed entrare nel consorzio de' suoi figliuoli»[407]. E spiegossi poi che, non la legge de' Giudei nè le opere dei Pagani han valore, bensì la fede, che opera per la carità, che è informata dall'amore; giacchè senza le opere la fede è morta[408].

Lutero prorompeva: «Quando questi pazzi sofisti insegnano che la fede dee ricevere dalla carità il suo modo, la sua forma, delirano mostruosamente: la fede giustificante è la fiducia d'essere rientrati nella grazia di Dio, e aver ottenuto il perdono de' peccati pei meriti del Salvatore». E Melantone definisce più preciso: «La fede è un'assoluta confidenza nella divina misericordia, senza riguardo alle nostre azioni buone o malvagie».

Dunque l'uomo non può perdere la salute per qualsiasi peccato, e nemmeno volendolo, purchè non gli venga meno la fede nelle promesse di Dio[409].

Alla negazione della vera dottrina intorno alla giustificazione tenne dappresso quella del Sagrifizio; e come per la prima i Protestanti misuravano della lettera di Paolo ai Romani, così per la seconda appoggiaronsi alla lettera di lui intitolata agli Ebrei.

In questa vuol egli insegnarci che i peccatori non potevano evitare la morte se non surrogando chi morisse per loro. Finchè sostituirono sagrifizj d'animali, non faceano che attestare di meritar la morte: e poichè la giustizia divina non potea rimanerne soddisfatta, ricominciavasi ogni giorno l'olocausto inadeguato. Dopo che Gesù Cristo morì pei peccatori, Dio soddisfatto non aveva più ad esigere altro prezzo del nostro riscatto. Non occorre dunque sacrificare altre vittime dopo Cristo, e Cristo medesimo non dev'essere sagrificato che una sola volta.

I Protestanti inducevano da ciò l'inutilità di ripetere il sagrifizio della Messa. Ma la Chiesa non ritrae il suo linguaggio da un passo isolato, e in quell'epistola san Paolo intende soltanto spiegare la perfezione del sagrifizio della Croce, e non già escludere i varj mezzi che Dio ci ha dati per applicarlo. Or la parola offrire spesso nelle sacre scritture indica presentare; onde la Chiesa non dice che Gesù Cristo si rifaccia vittima attuale nell'eucaristia, ma che si offre a Dio, comparendo per noi al suo cospetto[410]. Gesù Cristo una volta si immolò vittima della giustizia di Dio; ma non cessa d'offrirsi per noi; e la perfezione di quel sagrifizio consiste in ciò, che ad esso si riferisce tutto quanto lo precede come preparamento, o lo segue come consumazione e applicazione. Il prezzo del nostro riscatto non si ripete, essendo perfetto la prima volta; ma continua ciò che applica a noi quella redenzione.

Ora il sacramento dell'altare è centro di tutto il culto, è la comunione intima dell'uomo con Dio: onde il mistero della fede completa la ragione; l'ordine sopranaturale serve di pienezza all'ordine naturale. Il nostro intelletto debole li distingue; in realtà si continuano l'un l'altro; objettivamente si confondono nello stesso vero: ed anzichè esser contradditorj, nè tampoco diversi sono. Al Cristiano bisogna sempre combattere, e perciò bisogna rinnovar sempre le forze alla fonte eterna del vero, del bello, del buono.

E fu attorno a quest'epistola e a quella ai Romani che si moltiplicarono spiegazioni e quistioni esegetiche sulla fede, sulle buone opere, sulla grazia, sul libero arbitrio, sulla predestinazione, sulla vocazione, sulla glorificazione: e i punti non essendo a quel tempo ancora decisi, molti fermaronsi in giudizj diversi da quelli che poi furono sanzionati.

Pure al tirare de' conti tutto riduceasi alla suprema quistione dell'autorità della Chiesa, o dell'esame individuale.

Chi legge in san Paolo che l'ossequio nostro dev'essere ragionevole, capisce ch'è una trivialità il ripetere che i Cattolici escludono l'esame in materia di religione. Cristo disse: «Scrutate le Scritture, e vedete come rendono testimonianza di me»; cioè impose un esame d'adesione. Unico è il motivo della fede; moltissimi i motivi di credibilità; e v'è tante dimostrazioni della verità della fede, quanti motivi di credibilità. Non vi è dono di Dio che l'uomo non deva attuare colle proprie forze, e da sant'Agostino fino a noi si chiamò prodromo della fede l'esposizione delle pruove della rivelazione e dell'autorità della Chiesa. La qual fede ha per motivo immediato la veracità di Dio, e per regola l'autorità della Chiesa, ma suppone titoli ragionevoli. Quando so che Dio ha parlato, che stabilì per sua interprete la Chiesa, più non posso discutere la parola di Dio contrariamente alle definizioni di quella, nè darle il senso che voglio; bensì posso rendermi conto della fede che professo o, per quei che non credono, ponderare secondo la critica e l'argomentazione se realmente Iddio ci rivelò la sua legge, e se stabilì un'autorità regolatrice della fede. Queste pajonmi dottrine elementari e universalissime, lontane così dalla fede ciecamente passiva come dal razionalismo, che esagera i diritti della ragione costituendola giudice della parola di Dio, e confonde la luce soprannaturale della rivelazione colla naturale dell'intelligenza umana.