Quando erano difficili le comunicazioni fra le varie chiese, frequenti concilj si teneano presso le singole; pure ricorreasi sempre a Roma, e sant'Ireneo diceva: ad hanc ecclesiam propter potiorem principalitatem necesse est omnem convenire ecclesiam[30]; e già san Girolamo era tutt'occupato nell'assistere papa Damaso a rispondere ai consulti che gli venivano dall'Oriente e dall'Occidente[31]; il concilio di Calcedonia chiese da san Leone la conferma de' suoi decreti; i vescovi d'Oriente scrissero a papa Simmaco, riconoscendo che le pecore di Cristo furono confidate al successore di Pietro «in tutto il mondo abitato»; papa Ormisda nel 318 stese un formulario, che i vescovi doveano trasmettere firmato ai metropoliti, e questi al pontefice, come simbolo dell'unanimità colla sede apostolica «in cui risiede la verace e intera solidità della religione cristiana».
Quella superiorità divenne anche legale nell'ordine civile quando l'imperatore Giustiniano ordinò che tutte le Chiese fossero soggette alla romana[32], quum ea sit caput omnium sanctissimorum Dei sacerdotum, vel eo maxime quod, quoties hæretici pullularunt, et sententia et recto judicio illius venerabilis sedis coerciti sunt; e a papa Giovanni II scrivea: Nec patimur quidquam quod ad ecclesiarum statum pertinet, quamvis manifestum et indubitatum sit, ut non vestræ innotescat sanctitati, quia caput est omnium sanctarum ecclesiarum.
Pietro fu eletto da Cristo: i successori suoi da un senato ecclesiastico, poi quando a quella dignità si unirono ricchezze che non cercò, ma che non doveva ricusare, sicchè mescolò la sua vita alla convivenza civile, all'elezione concorsero il clero e il popolo; quando quel posto divenne ambito, gl'imperatori s'intromisero, a titolo d'impedir le sedizioni; e anche di poi pretesero confermar l'elezione. Odoacre, che spossessò l'ultimo imperatore d'Occidente, vietò di eleggere il vescovo di Roma senza prima consultare il re o il prefetto della città, ma il decreto non tenne (482). Gelasio, papa in quel tempo, è notevole per avere, in concilio, distinti i libri canonici dagli apocrifi, determinato a quali scrittori competesse il titolo di Padri della Chiesa, e definiti ecumenici i quattro sinodi di Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia. Egli scriveva all'imperatore Anastasio: «Il mondo è governato dall'autorità pontificia e dalla podestà regia: la sacerdotale è più grave perchè dee render ragione a Dio per l'anima dei re. Tu sovrasti a tutti per dignità, pure t'inchini devoto ai capi delle cose divine, o da loro impetri i mezzi di salute, e comprendi che, pei sacramenti e per l'ordine della religione, devi sottometterti a loro, anzichè sovrastare; e in tali materie pendere dal giudizio loro, anzichè ridurli alla tua volontà. Se nell'ordine della pubblica disciplina, anche i capi della religione obbediscono alle leggi tue perchè a te fu conferito l'imperio per disposizione suprema, con quale affetto non dovete voi obbedire a coloro, che hanno incarico di dispensare gli augusti misteri?»
I re barbari conquistatori s'ingerirono sempre più o meno nelle nomine dei papi fino ad Adriano II nel 867, quando l'elezione fu restituita al clero e al popolo; ma da Giovanni XII fin dopo l'antipapa Silvestro (dal 956 al 1102) i tirannelli e gli imperatori vi ebbero gran tresca; tornò poi l'elezione al clero e al popolo fino all'antipapa Vittore nel 1138. Allora il diritto elettorale fu ristretto ne' cardinali; poi nell'elezione d'Innocenzo V (1276) si regolarizzò il conclave nella forma prescritta poco prima dal suo predecessore Gregorio X, e che tuttavia conserva. Oggi il papa è sempre scelto fra i cardinali, sicchè uno di loro è predestinato ad avere l'infallibilità. Lo Spirito Santo illumina gli altri a riconoscere il predestinato, che essi non costituiscono propriamente, ma nominano, quasi come cosa che già esisteva. Per tal modo connettonsi vescovi e papa.
Damaso, poi Gregorio Magno presero il titolo di servo de' servi di Dio; Benedetto III quel di vicario di san Pietro; e dopo il secolo XIII si adottò quello di vicario di Gesù Cristo.
Questa monarchia elettiva e rappresentativa, accoppiava l'obbedienza perfetta dovuta al capo, benchè tolto dal popolo, colla libertà e l'eguaglianza; una gerarchia, indipendente da ogni eredità, poteva svilupparsi indefinitamente, eppure sottostava a una magistratura suprema infallibile, e tutti erano sottoposti, ma unicamente alla legge di Dio, promulgata e interpretata dalla Chiesa, alla quale Iddio disse, «Chi ascolta voi, ascolta me; pascete le mie pecore; ciò che voi sciorrete sarà sciolto, ciò che legherete sarà legato».
L'infallibilità del pontefice s'induce dalle espressioni con cui Cristo costituì Pietro fondamento della Chiesa: benchè altri opini che dalle espressioni stesse non traggasi a rigore l'infallibilità dogmatica. Questa è interpretazione di passo scritturale, e perciò non dipende da criterio privato, bensì da decisione della Chiesa; e poichè la Chiesa non la proferì, nessuna delle due parti può sentenziare d'eretica l'altra; e viviamo tutti nello stesso vincolo della carità. Se mai potesse fallare il vescovo di Roma, come parrebbe avvenisse nel caso di Onorio e di Liberio, la sua definizione non resterebbe accettata dal corpo dell'episcopato, il quale è infallibile, come infallibile chi definisce qual capo di esso.
Infallibili, i papi non sono però impeccabili. E il severo Tertulliano dicea: «Che m'importa qual sia la condotta dei prelati, purchè insegnino la verità? La verità della fede non dipende dalle persone; bensì dalla fede noi argomentiamo l'autorità delle persone».
E sant'Agostino: «Giuda predicò il vangelo al par degli altri, e chi lo rigettò, rigettò Cristo medesimo, che disse, Chi sprezza voi sprezza me[33]. Quand'anche tutti i prelati e vescovi fossero uomini viziosi, tu non devi staccarti dalla cattedra di Pietro, colla quale tutti sono congiunti per l'unità della dottrina»[34].
Quasi compimento all'esterna attuazione della Chiesa vennero i monaci, vittoria del soprasensibile sul sensibile, perfezione del cristianesimo, del quale vogliono adempire non solo i precetti, ma anche i consigli. Già durante l'Impero, alcuni ritraevansi nella solitudine, stomacati del mondo e con eccessi di ascetiche penitenze colpivano l'immaginazione de' Barbari. Ma se in Oriente il monachismo parve solo un'avversione ai sensi, evangelizzatore di civiltà nuova mostrossi in Occidente, dove si preferì unirsi in comunità di preghiere, di studio, d'operosità. In questo senso dettò una regola di condotta permanente e uniforme san Benedetto. Da Norcia nella Sabina, dond'era nativo e signore, ritiratosi a Subiaco, poi a Monte Cassino, formò dodici conventi (529), ove sperimentò quella sua legislazione, la quale operò per più lungo tempo e su maggior numero d'individui che qualunque altra principesca; ammirata anche da grandi statisti, che aveano sperimentato quanto sia difficile sistemare una società. Tutto v'è democratico ed elettivo, senz'altro riguardo che alla dottrina, alla santità, all'abilità; ogni monaco abbandona i titoli e sino il nome di famiglia, e accomuna i possessi, come Cristo che, cum esset dives, egenus factus est: ma può esser eletto fino alla suprema dignità. Nulla di aspro e di grave[35]; ma uomini, cose, tempo, tutto v'è disciplinato; tutte le volontà sono sottomesse a quella dell'abbate, che una volta eletto, esercita potere assoluto, ma avvinto dalla regola e dalle consuetudini, le quali determinano le più minute particolarità della vita, come vestire, quando lavarsi o radersi; in che giorni alle fave e alle erbe aggiunger olio e grasso, o il frugal desco rallegrare di ova, pesci, frutta.