Ben è vero che, irato ai tempi e a Giulio II, uscì talvolta in rabbuffi, fieri come ogni opera sua, e cantò:
Qua si fa elmi di calici e spade
E 'l sangue d' Cristo si vende a giumelle,
E croce e spine son lance e rotelle
E pur a Cristo pazïenza cade.
Ma non arrivi più 'n queste contrade
Chè n'andria 'l sangue suo fin alle stelle,
Poscia ch'a Roma gli vendon la pelle
Ed eci d'ogni ben chiuse le strade
Ma la sua fede non venne mai meno, anzi considerava beata la gente rustica, che onora e ama e teme e prega Dio pel meglio de' suoi lavori, de' suoi armenti, de' suoi campi; e non agitata dal dubbio, dal forse, dal come, dal tristo perchè, adora e prega con fede semplice[532]. E nelle sue rime molte suonano di preghiera e di pentimento; ricorre spesso alla misericordia di Dio, e gli dice: