«Con molti servizj etiam che da Dio mi fossero date potenti occasioni, non potrei mostrare alla signoria vostra la mia volontà di servirla, nè esplicarle le securtà che mi dette allorchè, umanamente e con tanta cristiana affezione, mi disse che, in Cristo fondando ogni mia fede, credessi che la signoria vostra reverendissima faria per monsignor d'Inghilterra quel che gli fosse possibile, e che sperava andasse e tornasse come si desiderava da tutti li servi del Signore. Ed avendo poi inteso che continua in vostra signoria reverendissima questa sollecitudine, dimostrandola ogni ora con evidentissimi segni, mi allegra tanto e mi conferma sì nella presa speranza, che non ho potuto lasciar di molestar vostra signoria con questa mia, ringraziando Dio in Lei che si sia degnato legar in tanta unione col vincolo della vera pace due suoi sì cari amici, e di costituirmele serva in modo, che, absente da loro, senta consolazione della divina carità che si fanno insieme, massime che la mia estrema indignità mi toglie l'impedimento che suol dare l'invidia, ancora fosse santa e buona; e mi lascia umilmente godere che Cristo, unico signore capo e ogni ben nostro, abbia voluto che insieme conferiscano gli ampli tesori e inestimabili divizie sue, e gli abbia eletti ad un tanto e sì importante effetto. E qui non si manca da queste purissime spose di Cristo pregarlo che tolga ogni impedimento e ogni dilazione a perficere le ottime aspirazioni delle signorie vostre, sempre conformi, e rimesse alla sua suprema e rettissima volontà così in man della signoria vostra di comandarmi al mezzo di monsignore, che per troppa sua umiltà o per mia troppa indegnità non vuol che pensi pur di servirla, sia da me servito in lei, che certo non potrà fare maggior carità che essere occasione che io non mi alleviassi tanto peso di obbligo che ho con vostra signoria reverendissima che è di prezzo tanto, quanto per me vale l'anima mia quando la riguardo in Cristo, ove lui, come suo istromento, me la fa vedere e sentire ogni momento la grandissima verità che Iddio gli ha posto nel cuore, riguardato e conosciuto da quel di vostra signoria reverendissima con altro lume che non fo io. Piaccia al Signore di aumentarli in grazia sua, e favorirli quanto per sua gloria gli bisogna».
«PS. Non lascerò di dire a vostra signoria questo a mia confusione, che, quando il senso talor, imitando la madre del giovane Tobia, mormora de' timori per le insidie fatte a monsignor, subito lo spirito gli risponde, Satis fidelis est vir ille cum quo dimisimus eum. Sicchè vostra signoria vede che fa l'officio dell'angelo».
Più tardi lo ringraziava di quanto fece per esso monsignor d'Inghilterra, e «quando riguardo vostra signoria reverendissima e monsignor Polo insieme in una medesima stanza, non mi ammiro se, da una stessa virtù riscaldati, non si saziano d'accendersi l'uno l'altro: ed io sola fredda ed inferma, scrivo consolata della certezza che pregano il Signor nostro per me, e che vostra signoria si degni servirsene, che certo più che mai si rinforzano qui da queste buone madri l'orazioni per lei».
In altra lettera gli ha invidia della «sua molta umiltà, sapendo quanto è differente il concetto che ne hanno quelli che in Cristo il conoscono; e rimpiange la conversazione che avea con lui «massime quando le ragionava di quel libro che sì bene apre spesso»[551]. Confesso a vostra signoria che mai a persona fui più obbligata che al Polo, e ora in tanto spirito che nelli suoi scritti non si degna nominare altro che Gesù, come poi la signoria vostra vedrà con grazia di Dio, qual si degni sempre mandarlo di consolazione in consolazione, finchè sia abbracciato dalla vera e eterna in quella patria, dove solo guardando, si fa ogni faticoso peregrinaggio felice».
Le tribulazioni che il Polo soffre, e fatiche e calunnie «niente mi molestano, chè troppo saldo è il suo fondamento, e troppo ben compatto e stagionato l'edifizio con mille ferme colonne di esperienza, in modo che tutte le tribulazioni son sicuri testimonj della sua fede invittissima: ed ogni vento contrario accende il lume della sua speranza: e quanta opposizione gli può dar il mondo nelle opere che fa, vedo sempre al fine che son della sua divina carità, arsa ed estinta di maniera, signor mio, che ardisco dire che me ne ha presa, per Dio grazia, qualche scintilla, sicchè non serbo la metà dell'amaritudine che sentirei in tutte le difficoltà e molestie che mi occorsero: e con certi suoi amorosi e dolci modi cristiani ha fatto che, in due anni, io non ho saputo dove mi tener la testa... ma in questo caos mi fece sentire che doveva alzare gli occhi in un altro modo a quel lume, che poteva illuminare lui secondo li miei bisogni, e non secondo la mia volontà. E così fo, ogni cosa reputando egualmente venir da Cristo, pigliando sommo piacere delle consolazioni quando Dio per suo mezzo le manda a me.... Quando non vengono, non quanto solevo mi doglio, ma mi umilio, o a dir meglio cerco di umiliarmi».
«Sto bene in questo silenzio (di Viterbo) e quanto più, per grazia di Dio, il gusto, più compassione ho alla signoria vostra reverendissima: ma il Signore con tanta pace le parli dentro, che non senta li strepiti di fuora, come la mia debilità li sentiva..... Considerando lo stato di vostra signoria reverendissima, non so se più compassione gli debbo avere o quando è con le turbe servendo Cristo nelli suoi fratelli, o quando è solo con Cristo, vedendo i fratelli di lui: massime che, essendo il corpo in fatica, e la mente desiderando la solitudine, mi fa chiaro il copioso fonte d'ogni grazia non gli lascia tanta sete senza dargli spesso qualche dolce poto, acciocchè o col desiderio o coll'effetto sostenga la sua cristianissima vita».
«Avendomi detto che non lo laudi mai, mi bisogna tacere. Che se in questa materia avessi potuto allargarmi, vostra signoria reverendissima avria visto il caos d'ignoranza ove io era, e il labirinto di errori ov'io passeggiava sicura, vestita di quell'oro di luce, che stride senza star saldo al paragone della fede, nè affinarsi al fuoco della vera carità: essendo continuo col corpo in moto per trovare quiete, e con la mente in agitazione per aver pace. E Dio volle che da sua parte mi dicesse Fiat lux, e che mi mostrasse esser io niente, e in Cristo trovare ogni cosa».
«.....Sapendo io il credito che monsignor ha alla signoria vostra e la reverenza che monsignor Luisi (Priuli) e monsignor Marcantonio (Flaminio) le hanno, la supplico a tenerli spesso ricordati che attendano con ogni possibil diligenza alla sua guardia, lasciando in questo a sua signoria la guardia severissima della sua intrepida fede, considerando che Dio gli ha eletti fra tanti altri suoi servi a custodire questo membro suo, il qual a me pare che faccia sempre male, come che si muova o a dextris secondo lo spirito suo, a sinistris secondo la carne mia.....»
E al cardinale d'Inghilterra:
«Sa il Signor nostro che per altro non desidero eccessivamente di parlar con vostra signoria se non perchè vedo in lui un ordine di spirito, che solo lo spirito lo sente: e sempre mi tira in su a quell'amplitudine di luce, che non mi lascia troppo fermare nella miseria propria: anzi con sì alti sostanziosi concetti mi mostra la grandezza di lassù e la bassezza e nichilità nostra, che, vedendo noi stessi e tutte le cose create servirci a questa, bisogna trovarci soli in Colui che è ogni cosa. E quanto più ho bisogno di parlare alla vostra signoria, non per ansia nè dubbj nè molestia che abbia o tema d'avere per bontà di colui che mi assicura, ma perchè ogni volta che la vostra signoria parli di quel stupendissimo sacrificio, della eterna destinazione, dell'esser preamati, e di quel pane ascondito trovato su quelli monti e fonti che scrive....., fa star l'anima sull'ali, sicura di volar al desiderato nido; sicchè tanto è per me parlare con vostra signoria come con un intimo amico dello Sposo che mi parlerà per questo mezzo, e mi chiama a lui, e vuol che ne ragioni per accendermi e consolarmi».