Chi ha letto santa Teresa e la beata di Chantal non istupirà dell'affetto, che del resto, in donna, radamente si scompagna dalla venerazione. E forse il Priuli ne faceva appunto a Vittoria, la quale gli rispondeva: «La cosa è sì perfetta, l'affezione mia sì giusta, debita e santa, così utile all'anima mia, sì cara e grata a Dio, che mi andrei solo ritirando, come si suol ritirare la mente dalla troppo fissa orazione e dolcezza dello spirito, acciò ritorni a servir gli altri prossimi per esercitar la carità, perchè con monsignor esercito più la fede, ricevendo assolutamente da Dio quanto lui fa: sicchè sempre sono obbligatissima al dolcissimo mio e reverendissimo Morone, che in tutti i modi mi fa consolata».
Chi poi, in questi ultimi anni, ha potuto assistere in Parigi ai convegni della signora Swetchine, e attorno a questa intelligente russa vedere raccolti Lacordaire, De Falloux, Montalembert, Dupanloup ed altri caporioni della scuola cattolica, nell'intimo bisogno di dirsi un all'altro il proprio pensiero sulle quistioni supreme, e di accomunar le melanconie della gioja e l'istruzione dei dolori, nel penoso rispetto del diritto e nel disgusto delle defezioni e delle debolezze; e riconoscere che, per arrivare all'oasi, bisogna attraversare il deserto; assicurarsi che, quando non si prenda la vita dal lato di Dio, non si sbriga questa matassa arruffata; e scontenti del mondo e di sè, contenti di Dio, con amabile semplicità accattare la solenne espiazione, e sostenersi vicendevolmente a soffrire, nella persuasione superna che Dio sa quel che fa, e nella mondana che, senza i colpi dell'avversità, ci sarebbe ancora del ferro ma non dell'acciajo; chi gli ha veduti, dico, gode immaginarsi che qualcosa di simile avvenisse attorno alla marchesa poetessa, fra quelle pie persone, cupide di sottrarsi al doloroso supplizio dell'incertezza. Deh, perchè in tanti studj di drammatizzar il passato, nessuno toglie a ravvivar quelle sante e dotte confabulazioni, che allora dovettero passare a Viterbo fra queste anime pie, nel mentre in Germania straziavansi e a vicenda si bestemmiavano i predicatori del disenso?
La Vittoria morì poi a Roma uscente il febbrajo 1547, e udimmo come la compiangesse Michelangelo, il quale doleasi d'una cosa, di non averla baciata quando la vide cadavere.
Proseguendo, noi avremo a indicare altri, per malizia o per leggerezza imputati di eresia: oltrechè questa era divenuta l'accusa che paleggiavasi fra avversarj, con troppo solita slealtà: onde il cardinale di Ravenna scrive al cardinale Contarini: «Sendo questa città parzialissima, nè vi rimanendo uomo alcuno non contaminato da questa macchia delle fazioni, si van volentieri, dove l'occasion s'offerisce, caricando l'un l'altro da nimici»[552].
Federico Fregoso genovese, dottissimo in greco ed ebraico, fu involto nelle vicende della sua patria e della sua famiglia e nelle guerre contro i Barbareschi, adoprato in negozj scabrosi, caro ai migliori d'allora, riordinatore della diocesi di Gubbio, e autore del Pio e cristianissimo trattato dell'orazione. Eppure i Protestanti lo annoverano fra i loro[553], ma per frode, avendo fintamente apposto il suo nome all'opuscolo Della giustificazione e delle opere, e alla Prefazione alla lettera di san Paolo ai Romani.
Il Rucellaj, nelle Api, esponendo la dottrina di Pitagora che tutte le cose sian avvivate da un'anima divina, le corporee come le incorporee, le ragionevoli come le brute, e che da quella provengano le anime nostre e a quella ritornino, continua:
Questo sì bello e sì alto pensiero
Tu primamente rivocasti in luce,
Trissino, con tua chiara e viva voce:
Tu primo i gran supplizj d'Acheronte