Più d'uno dei nostri, oltre il Contarini, fu accusato di cercare questi accordi, se non altro, col tollerare espressioni che repugnassero all'esattezza cattolica. Sul qual proposito il famoso Echio esclama: «Non è schietto figlio della Chiesa quel che volesse fare transazioni con ingiuria della madre: nasca scandalo, piuttosto che lasciare la verità, dice san Gregorio. E san Basilio, la Chiesa otterrebbe facilmente pace dagli eretici se alla verità ceder volesse: ma non l'otterranno mai. Se fosse, che farebbe tutta la Germania? che i ricchissimi regni della Spagna? che l'Italia, madre della religione, e la Francia col suo re cristianissimo? che il Portogallo, l'Ungheria, la Polonia, la Scozia, l'Inghilterra, la Sicilia, Napoli, la Croazia, la Navarra? che le maggiori potenze: Venezia col regno di Creta e Cipro; Milano, Firenze, Genova, Siena, Lucca, e i fortissimi otto cantoni Elvetici coi Valdesi? Consentiranno essi, e daransi vinti, e confesseranno d'aver essi e i loro antecessori mutata l'istituzione di Cristo? O temerità!».
Aggiungiamo che i nostri non vi portavano cognizioni profonde della scienza di Dio, e di raro convinzioni tenaci. Liberi pensatori, amavano rompere i ceppi che l'autorità cattolica imponeva loro, cessar le pratiche o incomode o umilianti, e poter pensare di loro capo, interpretare liberamente il sacro testo, se non altro negare. Nella Riforma non vedeano che un'altra superstizione surrogata all'antica, talchè la ragione o restava servile al passato, o, rotto ogni freno, usciva sino dal cristianesimo; e fuor d'ogni fede positiva cercava il Dio ignoto. Non Luterani o Calvinisti, sunt ingenia ad contentionem prona et ad placandum difficilia, scrive uno. E Comander: Nos exosos habent magnates nostri propter italos: nam contentiosi sunt et inquieti: ex quacumque re levissima rixam movent: nec doceri a quoquo sustinent, nec a sua pervicacia remittunt; unde nobis sunt oneri.
Gli storici fanno eco a tali accuse, e anche non è guari il Villers asseriva che gli Italiani sono o teisti o papisti[557].
Vogliasi ammettere che nei nostri fuorusciti non si trova la bassa piacenteria verso la plebe o verso i principi, che deturpa gli scritti di Lutero, ma neppure il merito letterario. In molti paesi la Riforma diede origine o cagione a costituire o sviluppare le lingue vulgari; così fu del romancio fra' Grigioni, del boemo al tempo degli Ussiti, del tedesco colla Bibbia di Lutero, e in gran parte anche del francese coll'Istituzione di Calvino e colle prediche de' suoi. In Italia la lingua avea già raggiunto la sua maturanza; e dei tanti letterati che aderirono alla Riforma nessuno scritto rimase fra i classici; nol meritando neppur la Bibbia del Diodati, sebbene testè adottata dalla Crusca: non avemmo alcuno che portasse lo splendore della rinascenza nel seno della Riforma.
FINE DEL VOLUME I
(Aprile 1866)
[ INDICE DEL PRIMO VOLUME]
| [Ai Lettori serj] | Pag. 5 | |
| [Discorso I.] | Fondazione e stabilimento della Chiesa | 15 |
| [II.] | Prime eresie. Consolidamento della primazia papale. Gli Iconoclasti | 37 |
| [III.] | Età ferrea del pontificato. I concubinarj. Le investiture. Guerra fra il pastorale e la spada | 52 |
| [IV.] | I Patarini. Gli Ordini mendicanti. La scolastica | 75 |
| [V.] | Origine dell'inquisizione. Segue de' Patarini. La Guglielmina | 103 |
| [VI.] | Mistici. L'Evangelio eterno | 121 |
| [VII.] | Crollo all'onnipotenza pontificia. Bonifazio VIII e Dante. Cecco d'Ascoli | 137 |
| [VIII.] | L'esiglio d'Avignone. Il grande scisma. Concilj di Costanza, di Basilea, di Firenze | 156 |
| [IX.] | Eresia scientifica e letteraria. Paganizzamento dell'arte, della vita. Eresia politica | 171 |
| [X.] | Scandali della Chiesa. Rimproveri fattile e tollerati | 200 |
| [XI.] | I papi politici. Alessandro VI. Il Savonarola | 217 |
| [XII.] | Giulio II. Concilj di Pisa e Laterano | 240 |
| [XIII.] | Leone X. Magnificenza profana del papato | 248 |
| [XIV.] | I Tedeschi a Roma. Erasmo | 258 |
| [XV.] | Lutero, le Indulgenze, la Bibbia | 273 |
| [XVI.] | Incremento e suddivisione de' Protestanti | 301 |
| [XVII.] | L'apologia cattolica. Conseguenze della Riforma | 327 |
| [XVIII.] | Adriano IV papa riformatore. Clemente VII. Sacco di Roma. Preludj d'un Concilio | 355 |
| [XIX.] | Il Valdes | 375 |
| [XX.] | Primi riformati italiani. Pietà sospetta. Michelangelo. Il Flaminio. Il Cardinale Polo. Vittoria Colonna | 387 |
ERRATA-CORRIGE
Pag. 16 lin. 23 invece di rilevate leggasi rivelate