[59.] L'agosto 1098 tenevasi un concilio a Roma, e 8 cardinali, 4 vescovi, 4 preti, fautori dell'antipapa, firmarono una lettera sinodale «a tutti quelli che temono Dio ed amano la salute della repubblica», per premunirli contro le eresie introdotte o rinnovate da Ildebrando; le quali erano il celibato de' cherici e il divieto delle investiture laicali.
[60.] La condizione a cui si sarebbe ridotta l'Europa se la spada fosse prevalsa al pastorale, può argomentarsi da quella d'un paese che ora fa molto parlare, per la speranza di riunirla alla Chiesa nostra, la Bulgaria. Il Turco lascia eleggere il clero ai Cattolici, ma vende le più alte dignità. Il patriarca che comprò per 400,000 lire l'alto suo seggio, rivende i vescovati fin per 50,000; questi fan mercato coi papassi o curati, che possono accumulare fin 15 o 20 cure. Così tutto va all'incanto, e quello cui meno si bada è il merito o il servizio delle anime. Chi compra cerca rimborsarsi con tutti i mezzi. Uno de' mezzi è il divorzio, pel quale richiedesi una dispensa costosa, onde non l'ottengono che i ricchi. Pei poveri ci son altri ricavi. Se per qualche sopruso si fa appello al patriarca, il vescovo ne compra la connivenza; se le plebi minacciano diventar cattoliche, il patriarca punisce, cioè cambia di posto il vescovo: e così la tirannia del sultano vien a pesare fin sugli infimi: e i vescovi, invece di rivelare al popolo i diritti che acquistò cogli ultimi atti del Tanzimat, del Hatti-Scerif, del Hatti-Humayum, glieli nascondono attentamente.
[61.] Quelle false decretali, che per lungo tempo si dissero inventate a Roma, diffuse in Ispagna, e di là nel mondo, introducendo nuovi canoni e diritto nuovo per consolidare l'autorità dei papi a scapito di quella dei vescovi, apparvero tutt'altro a leali cercatori, protestanti e cattolici. La prima indagine avrebbe dovuto cadere sul corpo del delitto, e si provò che tutti aveano discorso senza conoscerle sia nei testi, sia nell'unica informe edizione fattane da Merlin nel 1530. Un'esatta descrizione ne porse il dottore Philipps: poi l'abate Migne le stampò nel vol. CXXX della sua Patrologia, con una dissertazione del dottore Denzinger professore a Wurtzburg.
Risulta di là che la Spagna non le conobbe mai; che fino al secolo XI uscente non ebbero mai autorità in Italia: a tal segno che nel 1085 il cardinale Otto, il quale fu poi Urbano II, incontrandone primamente alcune in un concilio tedesco, le ripudiò con disprezzo: che l'opera fu compilata in Germania, probabilmente da Benedetto Levita, cherico dell'arcivescovo di Magonza Autcario, verso l'834.
Quanto al fondo, le decretali non toccano pur un punto che già non fosse stabilito; e scopo loro è di sorreggere i diritti de' prelati a fronte de' metropoliti, cioè sostenere l'indipendenza de' vescovi, anzichè ringrandire il potere pontifizio.
[62.] Al contrario de' nostri, la quistione eterna della libertà e della predestinazione fu la prima che i teologi maomettani dibattessero: e i Kadariti, sostenitori della libertà, e i Giabariti, o Predestinaziani, precedettero le discussioni sugli attributi di Dio.
[63.] Epistola 243.
[64.] Pantheon 464.
[65.] Arnaldo è diventato un mito, e in conseguenza la storia di lui fu oscurata peggio che mai, principalmente a' nostri tempi: e chi lo difendesse viene stampato eretico dagli esagerati d'una parte, gesuitante dagli esagerati dell'altra chi l'incolpasse: arti abituali colle quali il secolo nostro pretende arrivare alla verità. Metter nè un Lutero nè un Ciciruacchio al XII secolo è anacronismo, quanto il metter all'età nostra un san Pietro o un san Francesco d'Assisi. I nostri Ghibellini che volevano umiliare il papa, non per questo erano ligi all'imperatore germanico; che se a questo si attaccavano i tirannelli per prepotere nelle città e per uccidere la libertà comunale, i pensatori volevano, o almeno ideavano, un imperatore romano che stesse in Italia. Lo dice chiaro anche Dante, che pure si appassionò per Enrico VII; perchè sempre gli Italiani, da Narsete sino a Felice Orsini, sperarono liberarsi dagli stranieri per mezzo degli stranieri. Forse i Romani, e Arnaldo con essi, avevano sperato di sbalzar il papa coll'opera di Federico, il quale, come se ne vanta il suo cugino e storico Ottone di Frisinga, qui portò pro auro arabico teutonicum ferrum; sic emitur a Francis imperium: ma il prefetto della città, che in occasione delle prediche di Arnaldo era stato insultato e peggio, fe prendere questo bresciano, e giustiziare.
Il contemporaneo Geroldo di Reichersperg (nel libro I De investigat. Antichrist. ap. Gretser, Prolegomena ad scriptores adversus Waldenses, cap. 4) dice: Quam ego vellem pro tali doctrina sua, quamvis prava, vel exilio vel carcere, aut alia pœna præter mortem punitum esse, vel saltem taliter occisum, ut romana Ecclesia sive curia ejus necis quæstione careret! Nam, ut ajunt, absque ipsorum scientia et consensu a præfecto urbis Romæ, de eorum custodia in qua tenebatur ereptus, ac pro speciali causa occisus ab ejus servis est. Maximam siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinæ idem præfectus a romanis civibus perpessus fuerat; quare non saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores metuerunt quatenus a domo sacerdotali quæstio sanguinis remota esset. Sed de his ipsi viderint, sane de doctrina et nece Arnaldi idcirco inserere præsenti loco volui, ne vel doctrinæ ejus pravæ, etsi zelo forte bono, sed minori scientia prolata est, vel ejus necis perperam actæ videar assensum prœbere.