[180.] Sul tempo di Lodovico il Bavaro fu pubblicata ultimamente un'opera tedesca di Guglielmo Schreiber, Die politischen und religiosen Doctrinen unter Ludwig dem Bayern: Landshut 1838, dove si espongono le quistioni d'allora intorno ai limiti dell'autorità papale e imperiale, mettendo principalmente in vista Dante, Marsilio da Padova, Occam e Leopoldo di Siebenburg. Il primo rivela la morale nella Divina Comedia, la politica nella Monarchia, sostenendo la monarchia universale, giusta la Bibbia e la storia. Marsilio, aristotelico, sostiene la suprema autorità del Concilio, convocato dall'imperatore, come mezzo di riconciliar il pastorale colla spada. Il vescovo di Bamberg nega al papa il diritto di trasferir ad altri l'impero. Occam, nel Compendium errorum, fu il più vivo oppugnatore della Santa Sede a favore del principato. Tutto è ben esaminato dal punto di vista del medioevo.

[181.] Augustini de Ancona, Summa de ecclesiastica potestate fu edita ai primordj della stampa in Roma da Fr. de' Cinquinis, 1479, in 4º gotico.

[182.] Nello Statuto di Ferrara del 1270, la rubrica XII è quod nullus se scovet, e in margine v'è il flagello a nodi, di cui si servivano costoro. E lo Statuto dice: Quia per inimicos Sancte Matris Ecclesie cum magna cautela tractatum fuit, et inventum fuit batimentum, annis preteritis, in offensionem et periculum amicorum partis ecclesie, et in aliquibus partibus oportunum fuit quod amici ecclesie sibi in tali periculo providerent: quia enim dicitur quod tractatur simili modo batimentum de novo: idcirco vir nobilis dominus Obizo Estensis marchio... statuunt et bannum imponunt, secundum quod inferius declaratur. E qui impongono pene corporali a chi introducesse la flagellazione, o si flagellasse, o non denunziasse chi si flagella.

[183.] La Dissertazione XVIII del Lami tratta Della setta de' Flagellanti in Toscana.

[184.] Gregorio XI nel 1372 ordina inquisitoribus ut faciant comburi quosdam libros sermonum hæreticorum, pro majori parte in vulgari scriptos.

[185.] Raynaldi, al 1376, n. 26.

[186.] L'opera De modis uniendi et reformandi ecclesiam in concilio universali, si attribuisce a Gerson, ma forse a torto, giacchè, a tacere le ragioni estrinseche, parla con tale violenza contro di Giovanni XXIII, e con tale disamore e tanti errori sulla costituzione ecclesiastica, da parer piuttosto lavoro d'un wiclefita.

[187.] Riflettono che, quantunque Giovanni XXIII fosse papa dubbio, pure il concilio di Costanza temette trascendere la sua autorità col deporlo; sicchè negli atti è espresso che il re de' Romani, i cardinali, i deputati proposero che «il papa assentisse alla propria deposizione, promettesse ratificarla, e, in quanto era bisogno, egli medesimo rinunziasse». Furono in fatto spediti cardinali che persuadessero Giovanni XXIII, il quale confermò egli stesso la sentenza di deposizione.

[188.] Così è generalmente asserito; pure si ha una lettera di Huss, che dice: Exeo (da Praga) sine salvoconductu; e in un'altra: Venimus (a Costanza) sine salvoconductu. Ap. Rohrbacher, Hist. eccles., tom. XXI, p. 191.

[189.] Il fondatore degli Ussiti sosteneva, dacchè un principe cadeva in grave colpa, si era disobbligati dall'obbedirgli. I suoi seguaci spinsero tanto avanti l'intolleranza, da volere puniti di morte gli eccessi nel bere e nel mangiare, l'usura, l'incontinenza, lo spergiuro, il ricever mercede per messe o assoluzioni, e ogni altro peccato mortale; e ciò metteano per condizione al loro ritorno alla Chiesa Cattolica, la quale ricusò tale fierezza. I Fratelli Boemi, come condizione per riunirsi ai cattolici metteano l'abbattere tutti gli istituti di letteratura o di scienze; professare che i maestri d'arti belle sono pagani e pubblicani.