Uria. Guarda che questo sia detto non per umiltà, ma più presto per arroganza.
Savonarola. Io non m'attribuisco il falso, ma non mi vergogno già di confessare di averlo ricevuto a laude di Dio e per salute de' prossimi».
[285.] L'officio proprio per frà Gerolamo Savonarola e i suoi compagni, scritto nel secolo XVI, e ora per la prima volta pubblicato per cura del conte C. Capponi, con un proemio di Cesare Guasti. Prato 1860.
Il codice 34 della classe XXXIV dei manoscritti della Biblioteca Magliabechiana contiene una raccolta di giudizj di varj sopra la vita e le dottrine del Savonarola. Quanta traccia di sè abbia lasciato il frate appare dall'infinità di scritture a lui relative, che si trovano in tutte le biblioteche di Firenze. Fra le centinaja citerò il codice 7 della classe XXXIV manoscritto nella Magliabecchiana, che contiene Vulnera diligentis di Benedetto da Firenze, ch'è un'apoteosi del Savonarola. Nella prima pagina ordina, hoc non publicetur volumen nisi post mortem illius decimi (cioè Leon X), de quo scriptum est Leo in quinto rugitu morietur, filius Sodomæ ecc.... Detur Adriano VI P. M. ad ciò sia conservata questa cristiana opera dalle mani de' combustori et persecutori della verità.
Nella Storia degli Italiani io mi son diffuso intorno al Savonarola, esaminando se fu un martire della verità anticipata, se profeta, se un gran patrioto, un gran democratico, o un allucinato, o un impostore. Furono pubblicate di recente molte opere intorno a lui, e massime la Storia di Girolamo Savonarola del Villari (1859), e la Storia del convento di San Marco del p. Marchese.
[286.] Perfino Voltaire, il calunniatore per eccellenza, rimprovera il Guicciardini d'avere ingannato l'Europa intorno alla morte di Alessandro VI, e d'aver troppo creduto all'odio suo. Così nella Dissertazione sulla morte di Enrico IV, dove alle, non asserzioni, ma insinuazioni del Bembo, del Giovio, del Tommasi, del Guicciardini oppone le ragioni del buon senso; l'aver il papa 87 anni, l'esser ricchissimo, il convenirgli di tenersi amici i cardinali, anzichè inimicarseli con un avvelenamento clamoroso: infine il non farne parola quel ciarlatano di Burcardo.
[287.] Ratti, Della famiglia Sforza, 283.
[288.] Giornale di Paride Grassi, nº 48.
[289.] Eccitarono la bile di Ulrico di Hutten le imprese di Giulio II.
Hoc mens illa hominum, partim sortita Deorum,