[367.] Haym porge l'edizione del Malermi per Vindelino da Spira a Venezia, 1471: un'altra dell'anno stesso senza nome nè luogo: una Bibbia italiana, Pinerolo per Giovanni de' Rossi, 1475: altra del Malermi, Venezia per Antonio Bolognese, 1477: e dell'anno e luogo stesso per Pietro Trevisano: e del 1484 per Andrea Paltafichio di Cataro, e del 1494 per Giovanni Rosso vercellese ad istanza di Luc'Antonio Giunta. Le epistole, vangeli e lezioni di tutto l'anno: Bologna 1473: Venezia 1483, poi 1487 per Annibale da Parma: Roma 1483: Venezia 1507 e 1522, senza nome del traduttore.
[368.] Sarebbe quella del Genson del 1471. La Crusca si valse d'un testo manuscritto, senza ben comprendere che cosa fosse; e lo citò come annotazioni evangeliche; poi nella stampa che or fa del Vocabolario, come volgarizzamento di pistole e di vangeli.
[369.] Nella Bibbia edita a Basilea nel 1491, ch'è nella Magliabecchiana, oltre le postille in margine, ha molti fogli in principio e in fine, scritti così minuto, che vuolsi la lente a leggerli. Nell'altra edizione di Venezia 1492, or nella Ricardiana, le note son molto più chiare; vi si dan notizie storiche e geografiche, il senso d'alcune parole ebraiche per trarne poi le varie interpretazioni, ma ben di rado entra in discussioni meramente teologiche, e non si ferma ai passi che viepiù furono discussi dai Riformati.
Consimile lavoro faceasi anche da altri frati, come può vedersi in varie Bibbie, e senza scostarsi da Firenze, in due che stanno a San Marco, in pergamena, e che erroneamente si attribuiscono al Savonarola stesso. V. Villari, La storia di Girolamo Savonarola, 1859.
[370.] Savonarola, Sermone per la V domenica di quaresima.
[371.] Quetif et Echard, Script. Ord. Prædic., tom. II, pag. 114, 115.
[372.] Clementine, lib. V, tit. De magistris.
[373.] Il cardinale Ximenes per la sua Bibbia ebbe molti ajuti dalla Biblioteca Vaticana, e nella dedica a Leon X dice: In ipsis exemplaribus græca sanctitati tuæ debemus, qui ex ista apostolica bibliotheca antiquissimas tum veteris, tum Novi Testamenti codices perquam humane ad nos misisti.
Erasmo, esaminando qualche varianti del codice vaticano del Nuovo Testamento, si stupì della conformità di esso colla vulgata latina, ove questa discorda dai codici greci, e pensò fosse corretto sulla versione latina. Ma più saviamente il cardinale Cervini da Trento scriveva a Roma a monsignor Maffei: «Li testi delle due lingue (greca ed ebraica) sono spesso più scorretti che li latini: anzi, quanto più sono di esemplari antichi e fedeli, tanto più si trovano conformi alla nostra vulgata». Così i legali del cardinale Farnese scriveano: «Quanto più li testi greci et hebrei sono migliori, tanto più comprovano la lettione di questa vulgata». Vedansi le dissertazioni del Vercelloni. Ed oggi in fatto i migliori critici vorrebbero si possa valersi della traduzione detta Itala per correggere il testo greco del Nuovo Testamento e la versione dei LXX.
Il Prayer Book, o Libro di preghiere adottato dalla Chiesa Anglicana, si valse, per tutti i passi biblici, della nostra vulgata. Ristampandolo testè, si conservò il medesimo sistema, del che menarono gran rumore i rigoristi. Ma si mostrò che Routh, preside del collegio di Oxford, raccomandava a' suoi scolari la vulgata come eccellentissimo commento sulla Scrittura.