[503.] Cronaca della venuta e dimora in Bologna di Clemente VII per l'incoronazione di Carlo V, per Gaetano Giordani, Bologna 1842. In questa è a vedersi la quantità di letterati e altri illustri italiani, convenuti a quella solennità.
[504.] Lettere del Campeggi al Salviati nel 1520. Monumenta Vaticana per H. Laemmer, pag. 50-57.
[505.] Vedi il carteggio del Campeggi nei Monumenta Vaticana, pag. 64.
[506.] L'Aleandro al Sanga da Brusselle, il 19 novembre 1531, scriveva: «Dio sia ringraziato che ci ha dato così cattolico principe (Carlo V). Che se in questi pessimi tempi avessimo avuto imperatore un Federico Barbarossa, un Lodovico Bavaro, o un Enrico IV o simili, già o poco o nulla avressimo di gran parte della cristianità.
«Nel breve a S. M. eravi posto espressamente de celebratione universalis concilii. A queste parole S. M. con grande attenzione aperse gli occhi e gli orecchi, dicendo: — Sia ringraziato Dio che Sua Santità persevera in quello che altre fiate mi ha promesso, e fa bugiardi costoro che dicono Sua Santità sutterfugere il Concilio —. Allora diss'io: — Sire, Sua Santità non rifiuta il Concilio, purchè si celebri secondo il debito di ragione, cioè che in primis V. M. sempre sia assistente, come al Concilio Niceno Costantino, a Costantinopolitano Marciano, e agli altri i seguenti imperatori. Poi, che si abbia evidente speranza di tre cose: l'una di ridur veracemente i Luterani al grembo di santa Chiesa, ed a questo bisogna che sufficientemente consentano, perchè per questa principal causa si avria a far il Concilio. L'altra, che non si partorisca uno scisma con le altre nazioni cattoliche che restano, che saria quando Francia, Anglia e Scozia non volessero convenire. La terza, che si facesse una buona e santa reformazione di tutta la Chiesa di Dio in capite et in membris, da vero e da buon senno: altramente, pensando a gabbar Dio, ne gabberemmo noi stessi: S. M. rispose ecc.
«Finito questo colloquio, domandandomi se io sapea scrivere in ebreo, dissegli che sì, ma che la non pensasse però ch'io fossi nato ebreo, come fingono gli eretici, dicendo ch'è cosa ingiusta che un giudeo difenda la Chiesa cristiana. Mi domandò dove io l'aveva appreso. Dissi che da un Giudeo, non già di mia terra, dove mai poterono star Giudei, ma spagnuolo, qual si fece poi cristiano in casa di mio padre». Monumenta Vaticana, LXV.
[507.] Monumenta Vaticana, LXXXV.
[508.] Carteggio del Campeggi, ib. LXXVII.
[509.] Et quant à moy qui suis vostre roy, si je sçavois l'un de mes membres maculé ou infecte de cette détestable erreur, non seulement vous le baillerois à couper, mais davantage, si j'aperçevois aucun de mes enfants entachez, je le voudrois moy-mesme sacrifier. Vedi Théod. Beza, al 1534, e Sismondi, Hist. des Français al 1535.
[510.] Est à scavoir que le bruit fut en juings 1535 que le pape Paul, adverty de l'éxécrable justice et horrible que le Roy faisoit en son royaume sur le Luthèriens, on dit qu'il manda au roy de France... qu'il pensoit bien qu'il le fist en bonne part... néantmoins Dieu le crèateur, luy estant en ce monde, a plus usé de miséricorde que de rigoureuse justice: et qu'il ne faut aucunes fois user de rigeur, et que c'est une cruelle mort de faire brusler vif un homme, dont par ce il pourroit plus qu'autrement renoncer la foy et la loy. Parquoy le pape prioit et requeroit le roy par ses lettres, vouloir appaiser sa fureur et rigeur de justice, en leur faisant grâce et pardon. Journal d'un Bourgeois, pag. 458.