Qui non v'è ombra delle sistematiche ribalderie, che trovansi in alcune professioni di fede, esibiteci da' loro antagonisti, secondo le quali gl'iniziati rinunziavano, non solo a tutte le sane credenze della religione, ma ad ogni costume, pudore, virtù. San Bernardo, implacabile indagatore di loro colpe, dice: «Non v'era cosa in apparenza più cristiana che i loro discorsi, nè più lontana da ogni taccia che i costumi loro». Il domenicano Sandrini, che potè a sua posta indagare gli archivj del Sant'Uffizio in Toscana, scrive: «Per quanto io abbia cercato ne' processi eretti da' nostri frati, non ho trovato che gli eretici Consolati in Toscana passassero ad atti enormi, e che si commettesse mai da loro, massime tra uomini e donne, eccesso di senso; onde, se i frati non si tacquero per modestia, il che non mi par credibile in uomini che abbadavano a tutto, i loro errori erano, più che di sensualità, d'intelletto».

Eppure contro tale asserzione starebbero alcuni processi, e recentemente fu pubblicato il formulario delle interrogazioni da farsi loro[86], donde appajono quali ne fossero le opinioni più consuete. Dice:

Ai Lionesi può domandarsi: se sia povero di Lione, o lombardo, o oltramontano — se la romana sia la Chiesa di Cristo o meretrice — se il papa è nel luogo del beato Pietro, e se può perdonare più che altr'uomo — se alcuno è buono, e può salvarsi seguendo la fede della Chiesa romana — se avvi altri in terra in luogo di san Pietro che possa sciogliere e legare, e chi sia — se ogni uomo buono può consacrare anche non ordinato e da chi — se il cattivo sacerdote possa consacrare, e conferire gli altri sacramenti della Chiesa — se i bambini si salvano senza il battesimo della Chiesa romana — se la Chiesa di Dio venne meno dal tempo di san Silvestro, e chi la riparò — se papa Silvestro fu l'anticristo — chi successe a san Pietro nella potestà di sciogliere e legare — se i Poveri Valdesi, lombardi od oltramontani sieno la Chiesa di Dio — se la congregazione de' Catari sia la Chiesa di Cristo — se nella Chiesa di Dio vi debbano essere gli ordini e l'unzione. — Delle indulgenze e dei pellegrinaggi che fa la Chiesa, delle pitture, della croce, del viaggio in Terrasanta. — Delle contribuzioni della Chiesa romana, e del mangiar carni in quaresima. — Se san Lorenzo è santo. — Chi diede a te l'autorità di predicare? — Se è peccato mortale sposar una parente — se giova dir mille messe e dar mille lire pei defunti che sono in purgatorio — se alcuno, fabbricando a spese sue mille chiese, meriterebbe presso Dio — se alcuno peccherebbe mortalmente distruggendo tutte le chiese materiali, e bruciando tutte le croci. — Della giustizia, e chi t'insegna a dire che la giustizia è male. — Del giuramento per salvar la vita d'un uomo. — Se imparasti la credenza dei Poveri di Lione — se vuoi rinunziare, e stare ai precetti della Chiesa.

Le risposte possiam raccorle da un processo, formato il 1387, e tratto dalla stessa fonte, nel quale uno de' molti inquisiti confessa, che nell'assemblea de' Valdesi, insegnavasi che la loro setta è ottima, cattiva quella de' Cristiani, e che niuno si salva se non nella setta loro; che il sommo pontefice della loro setta, dimora nella Puglia, e che la Chiesa romana è Chiesa de' malignanti e congregazione di peccatori, dal tempo di san Silvestro in poi, e in lui essa fallì, sin quando essi la riformarono; che ogni giuramento è peccato mortale; che due sole vie ci sono, cioè paradiso e inferno; e purgatorio non è che in questa vita; limosine e pellegrinaggi non giovano ai defunti: Cristo non fu vero Dio, perchè Dio non può morire; chiunque della loro setta può consacrare il corpo di Cristo; non devono celebrarsi feste di santi, perchè nessuno entrò in paradiso, ma aspettano fino al giorno del giudizio, ecc.

Come avviene in quasi tutti i processi, vi fu un di cotesti ciarleri, che rinvesciano quel che sanno e che non sanno, e che, se pajono rivelare molti fatti, lasciano troppi dubbj sulla veracità di essi o sulla fedeltà della loro memoria. Qui fu un frate Antonio Galosna del Monte San Rafaele diocesi torinese, che, davanti al vescovo di Torino e a frate Antonio di Setto di Savigliano inquisitore, seppe enumerar tutte le moltissime persone che in varj paesi intervennero a quelle ch'ivi sono chiamate sinagoghe dei Patarini o Valdesi. Troppe sarebbero le interrogazioni e le objezioni che una processura odierna gli vorrebbe fare, ma noi dobbiamo tenerci alle sue risposte.

Da tredici anni dunque era terziario francescano, vestitone l'abito davanti l'altare di san Francesco in Chiari. Più d'una volta fu in casa di Martino del Prete di Vico (Ponte Vico?); il quale stando presso il fuoco, gli disse che in un libro avea trovato che la prima grazia ed il primo sacramento fatto da Dio fu ed è il pane; e questo è superiore ai sacramenti tutti. Allestita la cena, prese un pane, se lo pose sulle ginocchia, poi ne staccò tre bocconi, e ne diede uno ad esso rivelante, uno a un altro frate Antonio, uno alla moglie sua; ne staccò due altri, e un lo diede alla fante, uno lo prese egli stesso, facendovi prima il segno della santa Croce: essi lo riceveano a ginocchio, poi tutti bevvero. Tra il cenare, Martino cominciò a dire che gli ecclesiastici di fuori sono Dei, dentro son lupi rapaci: e narrò come egli e un frate Jacobo Bech di Chiari avessero concertato di far quivi una cappella per le preghiere e discipline loro: e in fatti questo Jacobo stette con Martino tutto l'inverno facendo penitenza, e camminando scalzo nella neve. Altra volta invitò questo frate Antonio a far vita seco, e che dovean adorare il demonio (draconem), ch'è più forte d'ogni cosa, combatte contro Dio e padroneggia il mondo. E cenando, Martino tenevasi accanto un gatto (murelegium) grosso come un agnello, e gli dava mangiare, e diceva che era il miglior suo amico in questo mondo. Esso Martino gli diede la facoltà di ascoltare le confessioni, quanto qualsiasi sacerdote, e gliela rinnovava d'anno in anno.

Lo condussero poi al luogo delle Macchie due uomini, che gli toccarono il dito auricolare come sogliono i Valdesi, (le donne invece toccano due dita) e il menarono in una casa ov'erano diverse persone, e una gli pose in mano un pane di frumento ch'esso benedisse e distribuì ai presenti, che lo baciarono, poi mangiarono; indi una vecchia mescè da bere a tutti.

In Avigliana molti conobbe, e vi predicò un lavoratore di pelli di pecora (pergamenos), dicendo che la grazia del pane è superiore a ogni grazia, al battesimo, alla fede cattolica: mangiarono il pane, bevettero, poi spensero i lumi dicendo: «Ognuno faccia quello per cui è qui: chi avrà tenga».

A Focardo assistette a una sinagoga, ove si disse che Dio non è nell'eucaristia, ma sta in cielo; che la Chiesa romana è casa di menzogna, riprovata da Dio; che nè papa, nè sacerdote può assolvere se non sia della loro setta; che due sole vie ci ha, paradiso e inferno, e non il purgatorio, e che non si devono fare esequie pei morti. Non essere peccato il dare a interesse dieci fiorini per undici o dodici; che nessun sacramento ha efficacia, salvo il battesimo; gli altri furono inventati per avidità de' preti. I santi non devono venerarsi nè accendervi candele, giacchè Dio solo può giovare. Frate Antonio promise a quel Martino del Prete di credere tuttociò, e d'adorare per Iddio il dragone che combatte con Dio e cogli angeli, ed è più forte.

A Susa fu due volte nella sinagoga, con osti, panattieri, calzolaj, sartori, fabbricanti di candele di sego, e donne merciaje, fruttivendole, ostiere.