Quest'imposizione, o consolamento, o battesimo di Spirito Santo, vero punto cardinale delle credenze e del culto loro, era necessario per rimettere il peccato mortale, e comunicare lo spirito consolatore; e fu per opporsi al consolamento de' Patarini che il concilio Lateranese IV ingiunse ai Cattolici di confessarsi almeno una volta l'anno.
I semplici credenti poteano menar tutta la vita senza astinenze o mortificazioni, e in piena licenza di costumi, nessun altro dovere religioso tenendo fuorchè il contribuire al mantenimento de' Consolati, riservandosi poi a cancellare ogni colpa in punto di morte col ricevere il consolamento. Perocchè, se uno dei perfetti imponga le mani a un moribondo, e proferisca l'orazione dominicale, quello va sicuro a salvazione.
Frà Ranerio aggiunge che, data la consolazione al moribondo, gli chiedevano: «Vuoi in cielo andare tra i martiri o tra i confessori?» Eleggeva i primi? lo facevano strangolare da un sicario a ciò stipendiato; eleggeva i confessori? più non gli davano bere nè mangiare.
Questa endura riscontrasi già prima in altri settarj, fondata sull'idea che una morte volontaria e violenta fosse meritoria: e poichè i risanati che, dopo ricevuto il consolamento, si fossero buttati al vizio, avrebbero dimostrato la poca virtù de' ministri di quel sacramento, forse voleasi evitarne il pericolo col sacrificare il consolato.
Vero è che siffatte atrocità gratuite sogliono apporsi dall'ignoranza o dalla malignità a tutte le congreghe secrete. E non c'è misfatto di cui non siansi tacciati i Patarini; essi ladri, essi usuraj, essi sovratutto carnali, adulteri e incestuosi in qualsiasi grado; con connubj promiscui e contro natura; non poter l'uomo peccare dall'umbilico in giù, perchè il peccato origina dal cuore. Finita l'assemblea spegneansi i lumi: e ciascuno abbracciava la prima donna che gli capitasse[84]. Ma come credere questa bacchica santificazione del libertinaggio, quando altrove, e ne' libri de' loro stessi nemici, troviamo che con penose astinenze reprimeano la carne, ribelle alla volontà ed opera del principio maligno; tre quaresime l'anno, perpetua astinenza da carni e latte, replicati digiuni, iterate preghiere?
Il Ranerio suddetto narra come, per l'iniziazione, adunati i credenti, il vescovo interrogasse il neofito: «Vuoi tu renderti alla fede nostra?» Questo afferma, s'inginocchia, e pronuncia il Benedicite; al che il ministro ripete tre volte «Dio ti benedica», ad ogni volta più discostandosi dall'iniziato. Il quale soggiunge: «Pregate Iddio mi faccia buon cristiano»; e il ministro replica: «Sia pregato Iddio a farti buon cristiano».
L'interroga poi: «Ti rendi a Dio ed al vangelo?» — Sì.
«Prometti non mangiar carne, ova, formaggio, nè d'altra cosa se non d'acqua o di legno? (cioè pesci e frutte)» — Sì.
«Non mentirai? non giurerai? non ammazzerai, neppure vitelli? non farai libidini nel tuo corpo? non andrai scompagnato quando puoi avere compagna? non mangerai da solo potendo aver commensali? non ti coricherai senza brache e camicia? non lascerai la fede per timore di fuoco, d'acqua o d'altro supplizio?»
Risposto che avesse il neofito secondo ciascuna domanda, l'universa assemblea mettevasi ginocchione; il sacerdote posava sopra il novizio il volume dei vangeli, e leggeva l'inizio di quello di san Giovanni, poi lo baciava tre volte: così facevano tutti gli altri, che egualmente si davano l'uno all'altro la pace: indi veniva messo al collo dell'iniziato un fil di lana e di lino, ch'egli non doveva levarsi giammai[85].