Non incardinati a una chiesa come i preti, non appartenenti a una provincia ad un reame, assumevano tutti i pesi del clero senza i vantaggi; anzi, coll'umiltà e povertà correggevano di quello l'orgoglio, che era uno de' più forti appigli per gli eretici. Poveri, penitenti, assistendo al popolo nelle tribolazioni e benedicendone il tripudio, contrastando ai tiranni, specchi di bontà e di dottrina, ecco perchè gli Ordini dei Minori e de' Predicatori tanto poterono, e divennero il più valido sostegno della Santa Sede; e per ciò li troveremo i più osteggiati dagli avversarj della Chiesa.

A chi nella storia riconosce qualcosa di più nobile e liberale che non l'accidente o la fatalità, non isfuggirà come quest'istituzione, tanto favorevole al potere dei papi, e che forse ritardò di tre secoli il distacco luterano, al pari d'altre istituzioni a pro del pontificato, venne da persone estranie e private, non già dai papi, non da ambizione nè calcolo loro, siccome sogliono gli ordimenti che i re e i ministri fanno per ampliarsi in potenza.

E subito destarono meraviglia e simpatia nei migliori[92], e in folla attrassero pii ed illustri proseliti, professori, architetti, medici, filosofi, tra i quali il maggior mistico san Bonaventura, il maggior ragionatore san Tommaso, il ravvivator delle scienze sperimentali Ruggero Bacone, e cardinali, e principi, e re, e regine. Ciò chiuda la bocca al frivolo beffardo, provando ch'erano in armonia col tempo, soddisfaceano a bisogni veri delle anime, e profittavano alla società quale allora si trovava. E i chiostri erano allora l'asilo de' maggiori filosofi, i quali, ammiratori di Dio mentre il mondo dilagava di sangue, passavano la vita nella contemplazione del bello, nella ricerca del vero, nella pratica del bene; e dai chiostri uscirono i più vigorosi campioni della verità, e ampliatori della civiltà, quali furono i teologi.

Nella teologia dogmatica bisogna distinguere l'elemento immutabile e sostanziale, cioè il vero rivelato e quel che ad esso s'attiene: e l'elemento mutabile, quasi accessorio, che è lo sviluppo scientifico d'esso vero rivelato, la forma di esso. Il primo nè scema nè progredisce; il secondo varia col tempo e cogli uomini. Quello è oggi qual fu al tempo di Cristo e degli apostoli, coi quali fu compito e suggellato; l'altro si modifica e si modificherà sotto l'azione permanente dello Spirito Santo, e per cagioni diverse. In quello il semplice credente e il più profondo teologo sono eguali; per l'altro differiscono grandemente. Questo sviluppo scientifico ebbe due periodi ben distinti eppur connessi: quello dei Santi Padri e quello degli scolastici.

Il medioevo avrebbe potuto produr teologi sì grandi come i primi secoli? era assai tener viva la face della civiltà e delle credenze fra il turbine della barbarie. I teologi studiavano nella Scrittura e ne' Padri, con poca invenzione e poca filosofia, contentandosi di compilare o copiare. Pur v'ebbe taluni che tentarono qualche sistema; poi nel XI secolo ricompajono i grandi teologi. Tal fu Lanfranco di Pavia (1005-89), divenuto abate di Bec in Normandia, poi arcivescovo di Cantorbery, che, dagli affari pubblici non distolto, risuscitò l'arte critica, applicandola ai testi che l'eretico Berengario aveva falsati per negare la presenza reale nell'eucaristia; riprovando la sottigliezza dei tropi e dei sillogismi e l'inane fallacia della dialettica di Aristotele, chiama sapiente chi conosce e glorifica Dio, e pienezza della dottrina l'intenderne il mistero e la sapienza.

Discepolo suo e successore, Anselmo d'Aosta (1033-1109), con dolce calma e fermezza, intelletto elevato, cuor puro, carattere amabile, per sagacia e pietà fu chiamato un secondo Agostino, e sulle traccie di questo diede dimostrazioni ancora venerate sopra l'essenza divina, la trinità, l'incarnazione, la creazione, l'accordo del libero arbitrio colla Grazia. Mettendo in iscena un ignorante che cerca la verità colla scorta dell'intelletto puro, vuol mostrare che la ragione non prova, ma comprova le verità rivelate; e protestando insieme che la fede non cerca comprendere, ma pur movendo dal credere, tende all'intelligenza, chiaramente determina i confini della filosofia e della teologia.

Lo stolto che dice Non v'è Dio, bisogna abbia l'idea d'un essere a tutti superiore, anche quando afferma che non esiste. Ma l'affermare che non esista quello che si chiarisce, è assurdo; è poi contradditorio ne' termini, atteso che quest'ente, presupposto superiore a tutti, resterebbe inferiore a un altro, che a tutte le perfezioni congiungesse l'esistenza. Voi riconoscete l'argomento svolto poi da Cartesio; sicchè un monaco del XI secolo trovava, e preciso esponeva la prova più compiuta e soddisfacente dell'esistenza di Dio, cioè elevava la coscienza fino alla nozione dell'essere, e sopra un concetto della ragione edificava una teologia dottrinale.

Altri si volgeano ad enucleare credenze particolari di mezzo alla generale, seguendo lo spirito di controversia introdotto dalla scolastica.

Da Boezio, ultimo filosofo latino, era stata resuscitata la stretta dialettica, che l'italioto Zenone d'Elea aveva insegnata. Di essa erasi giovata assai la sapienza greca; ma se si restringe a pure forme e categorie, impaccia la ragione mentre intende soccorrerla. Entrata poi e divenuta dominante nelle scuole d'Occidente, ne prese il nome di scolastica, che esprime ad un tempo e l'uso il più poderoso, e il più inane abuso che siasi fatto mai dell'umano raziocinio.

Questa geometria della ragione mette innanzi, precisamente formolato, il suo teorema, da principj inconcussi deduce illazioni con raziocinio serrato, senza abbellimenti nè svaghi, valendosi solo di parole chiaramente definite, eliminando le idee vaghe e i termini equivoci, e procedendo sempre dal noto all'ignoto. Tali principj non potea darli che la rivelazione. Movendo da questi, la scolastica limitavasi a difendere e chiarire dogmi parziali, a vedere in che modo accettar la rivelazione e conoscere il sentimento comune; esercitandosi sulle due nozioni fondamentali del creatore e della creatura, per trovarne e chiarirne la relazione, ch'è la fonte d'ogni morale, e conciliare la fede rivelata colla ragion pura e coi fenomeni della vita esterna; sospendendo ogni disputa non appena la Chiesa avesse sentenziato.