Ma mentre sant'Anselmo sosteneva doversi credere ai misteri prima di analizzarli colla ragione, Roscelino prendeva le mosse da un ordine puramente logico, e distruggeva i misteri della fede col pretesto di spiegarli. Era Aristotele che prevaleva a sant'Agostino; e la scolastica più non si propose soltanto di rendersi conto dei dogmi riguardati come incontestabili, di elevarsi dalla fede all'intelligenza, come ne' migliori tempi; ma prendea le mosse dall'ordine logico e psicologico, dalla coscienza, da una specie d'esperienza, non impugnando i dogmi, anzi cercando metterli in armonia colle teoriche razionali, pure non prendendoli per base e termine delle sue speculazioni, e formando una filosofia umana.
La Chiesa non vi si era opposta; solo avvertì che v'ha dei limiti insuperabili, e vigilava che l'orgoglio non urtasse il dogma. Alcuni vollero trascenderli, e ne nacquero gli errori de' Nominalisti e de' Realisti, lo scetticismo d'Abelardo, il panteismo di Amalrico di Chartres. La Chiesa condannò questi abusi della dialettica, eppure lasciolla applicare alla teologia.
Allora rinacquero gli abusi della sofistica greca. Il minuzioso speculare, disgiunto dall'applicazione, dalla sperienza, dall'erudizione, da ogni bellezza; il sillogizzare non tanto per raggiungere la verità, quanto per uniformarsi a certe regole, o per avviluppare gli avversarj; il puntigliarsi in frivole distinzioni fin di sillabe, congiunzioni, preposizioni, e innestare alla logica quanto di vano comprendevano la grammatica e la geometria, colla presunzione di dimostrare ogni cosa, perfino i contrarj; insomma l'assumere la disputa per iscopo, non per mezzo, e confondere il metodo colla sostanza, faceva invanire e delirare nella presunta onnipotenza della dialettica, e separava la teologia speculativa dalla pratica, l'argomentatrice dalla mistica. La Bibbia diveniva un arringo di disputazioni, secondo che gli uni vi rintracciavano il senso letterale, altri l'allegorico, altri il mistico. Che cosa faceva, e dove stava Iddio prima di creare? se nulla avesse creato, qual sarebbe la sua prescienza? v'ha tempo in cui egli conosca più cose che in un altro? potè egli fare le cose in altro modo da quel che le fece? e che non sia ciò che è? e, per esempio, che una meretrice sia vergine? Iddio, incarnandosi, si unì all'individuo od alla specie? il corpo di Cristo alla destra del Padre sta seduto o in piedi? e le vesti con cui comparve agli apostoli dopo risorto erano realtà od apparenza? e le assunse con sè in cielo? e ve le tiene ancora? e nell'eucaristia sta nudo o vestito? che divengono le specie eucaristiche dopo mangiate? in qual maniera s'operò l'incarnazione nel seno di Maria? san Paolo fu rapito al terzo cielo nel corpo o senza? il pontefice potrebbe cassare i decreti degli apostoli, e formare un articolo di fede? o abolire il purgatorio? è semplice mortale, o una specie di divinità?
Ricondurre le quistioni teologiche al punto ove i Padri le aveano lasciate fu l'assunto di Pietro Lombardo (1160), povero fanciullo novarese, divenuto vescovo di Parigi. Nei quattro libri Sententiarum raccolse in un ordine alquanto arbitrario le proposizioni de' santi Padri intorno ai dogmi, sicchè non rimanesse che d'applicarle nelle varie quistioni. Ma poichè delle difficoltà esposte non porgeva la soluzione, apriva campo a troppe sottigliezze, per quanto egli richiamasse continuo verso gli studj positivi e i monumenti della prisca filosofia cristiana. Inoltre dava egli stesso in certe speculazioni che noi possiamo dire curiose: «Iddio padre generando suo figlio, generò se medesimo o un altro Dio? generò di necessità o di volontà? è Dio spontaneamente o necessariamente? Gesù Cristo potea nascere d'una specie d'uomini differente dalla stirpe d'Adamo? potea prendere il sesso femminile?» Quando la logica gli paresse condurre a conclusioni diverse dalla fede, conchiudeva: «Su questo punto amo meglio udire altri, che non parlare io stesso». Fu intitolato il Maestro delle sentenze, divenne testo delle scuole, ebbe replicate edizioni ne' primi tempi della stampa, e forse quattrocento commentatori, e fin a mezzo il secolo passato l'università di Parigi ne celebrava l'anniversario con esequie assistite da tutti i bacellieri licenziati.
Censurare la scolastica per gli abusi che ne derivarono, è ingiustizia come di chi condannasse la letteratura odierna per la prostituzione de' giornali. È vero che tali ginnastiche sono pericolose, nè impunemente s'irritano i dilicati muscoli della credenza, e difficilmente si ha la debita riverenza per un dogma che fu maneggiato con troppa famigliarità; ma è vero altresì che gli scolastici successero ai santi Padri nell'ufficio di conservare, trasmettere, propugnare la fede; ed è loro merito l'aver raccolte in un sol corpo di dottrina tutte le verità rivelate, sparse in tanti volumi quanti sono i monumenti della tradizione; ridottele in pochi, ordinate con sistema scientifico, espresse con preciso e chiaro linguaggio. Insomma la scolastica, nella parte sua viva, fu il trionfo della ragione applicata alla rivelazione.
In ciò il maggior merito va a quel che può asserirsi il maggior filosofo del medioevo, e fors'anche dell'evo moderno, san Tommaso (1227-74). Nato dai conti d'Aquino, pronipote di Federico Barbarossa, cugino di Enrico VI e di Federico II, discendente per madre dai principi normanni, abbandona delizie e speranze per vestirsi domenicano, e ben presto mostrò intelletto filosofico s'altri mai, erudizione estesissima, passione de' grandi risultamenti. A quarantun anno si propose, coi materiali sparsi della scienza, coordinare in sistema compiuto la teologia e la filosofia, compendiando in un volume i conflitti che da dodici secoli la Chiesa sosteneva intorno ai cardini della fede, e quanto aveano insegnato, approvato, riprovato i Padri, i dottori, i papi, i concilj, in maestosa sintesi tendendo a riprodurre l'ordine assoluto delle cose. Dio uno, la Trinità, la creazione, le leggi del mondo, l'uomo e l'angelo, la natura e la grazia; e opporre la verità agli errori moltiformi del Corano[93], del Talmud, del manicheismo. All'ispirazione ed elevazione dei primi Padri non assurge egli, ma fedele al sillogismo, porge formole dotte e profonde distinzioni. Vastissimo il concetto generale, finissime le particolarità; non c'è massima nella Scrittura e nella tradizione, non idea nella coscienza, non errore nelle menti ch'egli non abbia discusso, sopra ciascuno recando le opinioni antiche e moderne, vere e false, la tesi e l'antitesi; e con un buon senso calmo, imparziale, senza sistematiche esclusioni, adottando tutto ciò ch'è vero, approvando tutto ciò ch'è buono. Mentre d'Aristotele repudia la metafisica, ne adopra la dialettica e il potente argomentare sillogistico, tanto opportuno a dissipare il sofisma.
Ecco con qual metodo procede. Enuncia, per lo più in forma di quistione, il teorema che intende dimostrare; poi espone e sillogizza tutte le opposizioni filosofiche con tal franchezza e lealtà, che poterono da lui attingere eresie ed objezioni quanti ebbero la mala fede di sopprimere le risposte. Vi contrappone (sed contra) passi d'Aristotele, della Bibbia, dei Padri, principalmente di sant'Agostino: quindi (conclusio) pronunzia la sua decisione in termini concisi, enucleandoli poi dialetticamente, e non di rado con poche parole d'inarrivabile precisione snodando avviluppatissimi problemi; donde passa a sciogliere per ultimo con facilità le opposizioni che avea messe innanzi sul principio della quistione.
Ch'egli si occupasse di scienze al tempo suo non esistenti, o usasse un linguaggio che l'età sua non gli dava, chi lo pretenderebbe? mentre eccitano meraviglia la chiarezza, la brevità nervosa, la schietta indagine della verità, che con bella e profonda definizione egli fa consistere in un'equazione tra l'asserto e il suo oggetto[94].
Scienza di Dio, dell'uomo, della natura, la teologia risale a Dio per contemplarlo, e col raggio che ne attinge discende la scala del creato, illuminando le sfere inferiori. Tra i corpi assolutamente materiali e il mondo delle pure intelligenze, riflesso della vita e delle perfezioni di Dio, sta l'umanità, partecipe degli uni e degli altri; tre mondi, connessi da legami infiniti, donde risultano l'ordine naturale e il soprannaturale, e in seno all'opera di Dio nasce l'opera dell'uomo, mediante la libertà creata. Di qui la mescolanza di bene e di male, di verità e d'errore, che costituisce la storia umana. Delle creature, alcune sono assolutamente immateriali, altre materiali, altre miste, e nel formarle Iddio si propose il bene, cioè d'assimilarle a sè. Del qual bene partecipano anche i corpi, in quanto possedono l'essere, e sono l'effetto della bontà divina; e concorrono alla perfezione dell'universo, che deve contenere una gradazione d'esseri, gli uni subordinati agli altri, secondo che sono più o meno perfetti. Chi li consideri uno ad uno, non vede che l'inanità: ben altrimenti da chi li guardi come istromenti degli spiriti: avvegnachè tutto ciò che si riferisce all'ordine spirituale, mostrasi più grande quanto più viene conosciuto.
Centro e compendio della creazione è l'uomo, il cui spirito vive di triplice vita, la sensiva, la vegetativa e la razionale, la qual ultima ancora si divide in intelligente e volitiva. Alla volitiva san Tommaso assegna norme rettissime, giacchè fondate sugli insegnamenti della Chiesa: e canoni della società, che i più sodi e i più liberali non furono forse mai dati da altri[95].