Nanzi ch'io muoja, o verginetta bella.
Donami fede, speme e caritate,
Notizia di me stesso.
Fammi ch'io pianga ed abbia in Dio pietate
Del peccato commesso.
Stammi ognora da presso
Ch'io più non caschi nel profondo e basso.
Poi nell'estremo passo
Guidami sue a la superna cella.
Si perdoni se ci badiamo tra fiori poetici: non sarà l'ultima volta. Chè dove si vuol rinnegare una porzione dell'ente umano per ridurlo alla pura ragione, noi faremo rivalere i titoli del sentimento, e appelleremo al bello, non contro il vero, ma in sussidio al vero.