L'Ordine dei Minori veniva osteggiato principalmente (fenomeno ordinario) da altri Ordini e dal restante clero, e se vediamo le accuse lanciate contro l'uno o l'altro, ci pajono tornati allora que' tempi di universale delazione, che si videro al decader dell'impero romano, e che ripete il giornalismo odierno. Veramente san Francesco avea distolto i suoi frati dall'imparare: non curent, nescientes literas, literas discere; ma essi ben presto attesero agli studj, stabilirono scuole, gareggiarono in sapienza teologica co' Domenicani, ed ebbero cattedre nell'Università di Parigi. Se n'adombrarono i vecchi maestri, come suole, e per parte de' professori di quell'Università nacque un fiero litigio, al quale presero parte san Luigi, e i papi Innocenzo IV e Alessandro IV; e non passò senza tumulti di piazza e sangue. I Francescani proclamarono la libertà dell'insegnamento e ne conservarono il diritto, ma ne rimasero odiati dai vinti, che trovarono a sfogarsene quando apparve l'Evangelium æternum.

Quest'opera che, levò tanto rumore, non l'abbiamo noi, e poco si può far conto dell'estratto che ne dà il cronico di Ermanno Cornero, domenicano e perciò nemico[137]. Vollero attribuirlo all'abate Gioachimo, perchè, come divisammo di lui, vi si asseriva la perfettibilità successiva anche delle dottrine rivelate, e l'Evangelio Eterno essere superiore al vecchio e al nuovo Testamento: questo finirebbe nel 1260, per surrogarvisi l'altro tutto spirito: al pontefice non è affidata la cognizione spirituale della Santa Scrittura, ma solo la letterale. Iddio colmerà di benefizj anche gli Ebrei perseveranti nell'errore: è scusabile lo scisma de' Greci, i quali camminano secondo lo spirito più che i Latini, e come il Figlio opera la salute di questi, così di quelli il Padre. Cristo e gli apostoli non raggiunsero la perfezione della vita contemplativa. La vita attiva giovò sino al tempo di Gioachimo, ma di poi fu resa inutile, fruttuosa restando solo la contemplativa. I predicatori del nuovo stato, perseguitati dal clero, passeranno agli infedeli, ed è a temere non eccitino questi a guerra contro la Chiesa romana. Gli Ordini mendicanti sono predestinati alla religiosa trasformazione del mondo, surrogandosi al clero secolare, e riformando la vita de' Cristiani.

Questa aspirazione alla supremazia, per mezzo degli argomenti che soli allora aveano valore, i teologici, adombrò i dottori dell'Università parigina: e Guglielmo di Santamore, già nemicissimo dei Mendicanti, scrisse De periculis novissimorum temporum, denigrando quegli Ordini, fino a negare che in essi potesse giungersi a salvazione.

Eccessi provocati da eccessi: sempre così; e l'Evangelio Eterno fu denunziato al pontefice come riboccante d'empietà e bestemmie.

Giovan da Parma, generale de' Minori, e che da molti ne fu creduto autore, e che mostrò sempre gran venerazione per l'abate Gioachimo, locchè tolse venisse beatificato, si portò a Parigi a difendere davanti all'Università i suoi frati; e facendo atto di sommessione, conchiudeva: «Voi siete signori e maestri nostri: noi vostri servi, figliuoli e scolari: e se qualche scienza abbiamo, la vogliamo riconoscere da voi. Io espongo me stesso, e i fratelli che dipendono da me, alla disciplina e correzione vostra; siamo nelle vostre mani; fate di noi quello che vi parrà meglio».

Alessandro IV condannò entrambi i libri; e Guglielmo di Santamore, quod in electis maculam imponere voluit, fu sbandito in perpetuo da Parigi.

Nessuno accerta l'autore dell'Evangelium Æternum, neppur il breve di censura; ma frà Salimbene di Parma l'attribuisce a frà Gherardino da Borgo San Donnino, minorita, lettore di teologia a Parigi, e appassionato dietro alle dottrine dell'abate Gioachimo calabrese; e dice ch'egli il conobbe pieno di capacità e di virtù, finchè con quegli errori non elise tutti i suoi meriti. Impedito di più insegnare nè predicare, fu posto dai Minoriti in carcere, sostentato dal pane della tribolazione e dall'acqua dell'angustia; ma per quanto ammonito da san Bonaventura, non volle recedere dall'errore, e morto in carcere, fu sepolto in un canto dell'orto[138].

Angelo, plebeo senza lettere, della vallata di Spoleto, avea radunati molti Fraticelli. Frà Dolcino e Margherita da Trento sua donna predicavano attorno a Novara, inveendo contro ogni autorità ecclesiastica, togliendo ogni restrizione fra i sessi, e permettendo lo spergiuro in materie d'inquisizione, e il furto ogniqualvolta fosse negata la limosina; traevansi dietro migliaja di proseliti, sinchè per ordine di Clemente V, furono cerchiati e presi, ed egli fatto a pezzi, ella bruciata con sessanta discepoli[139].

Clemente V esortava Rainero vescovo di Cremona ad estirpare questo mal seme, e li fulminò nel concilio di Vienna. Ne seguirono persino sommosse a Narbona, in Sicilia, in Toscana; pure i Fraticelli durarono contumaci appellando al futuro concilio, onde ebbero definitiva condanna.

Lo statuto di Firenze, libro III, rubrica XXXXI, è contro i Fraticelli. Dei quali gran numero restava a Siena ai tempi di santa Caterina, che li vide sconfitti dai Domenicani, e dove moltissimi fecero abjura la pentecoste 26 maggio 1315[140]. Nell'archivio di Stato a Firenze, tra le pergamene di Santa Croce vedemmo un'epistola del 5 febbrajo 1322, diretta dal vicario generale di Lucca al pontefice, per assicurarlo che colà il terz'ordine visse sempre secondo la fede cattolica, lontano affatto dall'eretica pravità dei Beghini di Narbona.