Gli animi, sgomentati fino alla disperazione, si volgeano a Dio, da lui solo aspettando il termine a tanti guai. Già nel 1260, in occasione di gravi sventure, s'eran diffusi per Italia i Flagellanti: compagnie devote che, dietro a un crocifisso, passavano di paese in paese, gridando misericordia e pace e penitenza, e traendo infinita gente, intere città e provincie. Pare fossero primi i Perugini: trentamila Bolognesi arrivarono così a Modena; alcuna volta crebbero fino a centomila; e cercavano por rimedio agli scandali, alle discordie, alle usure colla preghiera, la macerazione, la predica. Era una grande pietà come quella de' frati Minori; erano innamorati della penitenza, come questi della povertà, e come questi trascesero. Perocchè, oltre i disordini inseparabili da tanto aglomeramento di persone, convertironsi in setta ereticale, predicando che la remissione de' peccati non otteneasi se non coll'appartenere un mese almeno alla loro compagnia; confessavansi tra loro, sebbene laici; vantavansi d'operare miracoli e cacciare demonj. Mentre dunque al cominciamento i principi e i prelati li favorivano, dappoi li vietarono; i Torriani non meno che gli Estensi, Manfredi di Sicilia al par dei Comuni, eressero forche se osassero avvicinarsi[182].

Non per questo cessarono: e nel 1334 frà Venturino da Bergamo menavasi dietro più di diecimila Lombardi, ricevuto a guisa d'uomo divino; e con grandi limosine. Cresciuto a forse trentamila seguaci, e vaticinando mali futuri, passò a Roma, poi anche alla Corte d'Avignone sperando ottenerne grandi indulgenze; ma al papa sembrò scorgervi ambizione o leggerezza, e frà Venturino fu messo al tormento e in carcere: donde poi mosse colla crociata, e morì a Smirne.

Quella divozione rinfervorò nel 1399, d'Irlanda varcando in Inghilterra, in Francia, poi in Piemonte; e i Flagellanti da una parte per Lombardia, dall'altra per Genova voltarono su Roma. Erano donne, fanciulli, vecchi, cenciosi, ricchi, dotti, imbecilli alla mescolata, con abiti strani come suole la folla; giunti in una terra, intonavano lo Stabat Mater, il Miserere, le Litanie, visitavano le chiese, riceveano alloggio e cibo dalla carità, poi lasciati gli stanchi, e assunta nuova turba, ripigliavano il pellegrinaggio[183].

Chi non vede quali disordini potesse addurre questa incondita pietà, mentre non riparava a quelli cagionati dalla scissura della Chiesa?

Mentre i pii gemevano e pregavano, i diversi dal disordine esterno passavano a criticare l'intima verità della Chiesa; si spargeano libri e sermoni critici, anche in lingua vulgare[184]; Bartolino da Piacenza verso il 1385 pubblicò alquante tesi legali sul modo di trattare il papa qualora apparisse negligente, inetto a governare, o capriccioso in modo da ricusare il consiglio dei cardinali (com'era il caso di Urbano VI); e conchiudeva potere quelli mettergli de' curatori, al cui parere foss'egli obbligato attenersi nello spacciare gli affari della Chiesa. I roghi non bastavano a reprimere gli eretici in Francia; i Valdesi pigliavano ardimento fra le Alpi, e Gregorio XI movea lamento perchè dalle valli subalpine si propagassero, e discesi in Piemonte, avessero trucidato un inquisitore a Bricherasio, uno a Susa[185].

Profittando di questa depressione, Carlo IV emancipò l'impero dalla dipendenza papale, e i Francesi, colla prammatica sanzione di Bourges, restrinsero i diritti pontifizj. In Inghilterra Giovanni Wicleff aveva impugnato le indulgenze, la transustanziazione, la confessione auricolare, domandato la secolarizzazione degli Ordini regolari e la povertà del clero. Girolamo da Praga portò i libri di esso in Boemia, dov'ebbero effetti più gravi, perocchè Giovanni Huss, che già aveva colà alzato la voce contro la depravazione del clero, vi attinse argomenti teologici e ardimento a proclamarli. Essendo poi venuti alcuni monaci a spacciarvi indulgenze, e avendo l'imperatore proibito il sacrilego traffico, si pigliò baldanza a declamare, in prima contro l'abuso, poi contro le indulgenze medesime. Il popolo ascoltava avidamente; gli studenti boemi se n'infervoravano; le quistioni religiose prendevano colore politico d'aborrimento ai Tedeschi e d'aspirazioni repubblicane; lo sparlare dei papi pareva indizio di ragione più elevata e di carattere più franco, e se ne faceva argomento da piazza non meno che da scuola, dove i professori fra la gioventù inesperta seminavano un vago desiderio di sottrarsi ad ogni autorità.

Tante passioni, tanti errori, eppure fu ancora alla Chiesa una che la cristianità si ricoverò; e sotto al manto del pontificato. Di questo non erasi mai impugnata l'unità; benchè restasse incerto chi ne fosse l'investito; disputavasi del possesso e dell'esercizio dell'autorità; ma non dell'autorità stessa. E più erano ulcerate le piaghe, più speravasi ne' rimedj che v'apporrebbe un concilio, che inoltre rannoderebbe i principi cristiani per respingere la sempre crescente minaccia degli Ottomani.

L'imperatore Sigismondo, fisso in animo di ricondur la Chiesa all'unità, ottenne si convocasse il concilio a Costanza, città imperiale sulla riva occidentale del bel lago che divide la Svevia dalla Svizzera. Assai principi, signori e conti v'intervennero; si numerarono fino cencinquantamila forestieri, fra cui diciottomila ecclesiastici e ducento dottori dell'Università di Parigi: ma insieme trecenquarantasei commedianti e giullari, settecento cortigiane, trentamila cavalli; e fra lusso e tornei e sfide i gaudenti menavano baldorie, mentre i pii oravano, i dotti preparavansi a lizze dialettiche.

Ma un'assemblea di tanta importanza, fino dal principio reluttò ai modi sagaci, con cui gl'Italiani e il papa tentavano dominarla[186]. Mentre la Chiesa nella sua universalità non distingue popoli, ed estima ciascun uomo pel proprio valore, qui divisero il concilio in camera tedesca, italiana, francese, inglese, spagnuola, le quali deliberassero distintamente; mirando con ciò ad elidere la superiorità degli Italiani.

Tre papi sedeano allora; Giovanni XXIII, Benedetto XIII, Gregorio XII, e vennero indotti a rinunziare (1417) terminando così uno scisma, che fu la maggiore prova a cui la Chiesa andasse esposta[187].