Bisognava surrogare un pontefice degno. Sigismondo voleva che, prima d'eleggerlo, si riformasse la Chiesa, per timore che il nuovo non fallisse alla promessa; ma gl'Italiani incalzarono perchè prontamente si eleggesse: e la scelta cadde su Ottone Colonna, che nominossi Martino V. Sigismondo aveva preveduto giusto; poichè Martino trovò modo di rinviare d'oggi in domani le chieste riforme, logorando il tempo in divisamenti o in condiscendenze secondarie.

Il concilio, ancor prima della creazione di Martino V, avea condannato le seguenti proposizioni:

«È contro la sacra scrittura che persone ecclesiastiche abbiano possessi.

«I signori temporali possono ad arbitrio togliere i beni temporali alla Chiesa, quando i possessori pecchino abitualmente, non solo attualmente.

«È contro la regola di Cristo l'arricchire il clero.

«Silvestro papa e Costantino imperatore errarono coll'impinguare la Chiesa.

«Il papa con tutti i cherici sono eretici perchè possedono, e così quei che glielo consentono.

«L'imperatore e i signori secolari furono sedotti dal diavolo perchè dotassero di temporalità la Chiesa».

Ma già il concilio stesso era uscito dalla suprema sua missione, e nel proposito di tôr via lo scisma, e considerando incerto il papa, si credette autorizzato a comandare anche a questo, fino a decretare nella V sezione che, qualunque siasi e di qualsivoglia condizione anche papale, il quale sprezzi di obbedire a questo sacro sinodo o a qualunque altro concilio generale, sia assoggettato a condegna penitenza.

A questo lo traeva l'essere la Chiesa scissa: anzi andò tant'oltre che nella XXIII sezione, dichiarò potersi dal papa appellare al concilio. Cessò allora d'essere tenuto per ecumenico; e papa Martino, proferitolo sciolto, andossene a Roma.