Acciocchè la verità non tornasse più ad offuscarsi, Cristo fissava una fiaccola viva e indefettibile, la Chiesa; la quale, avvivata dallo Spirito Santo che sempre la inabita, come l'anima il corpo vivo, e serbando intemerato il deposito delle verità rivelate, adempie perennemente nel mondo una doppia missione.

La prima, di trasmettere infallibilmente, in coloro che rigenera di mano in mano colle parole e co' sacramenti, la vital verità e quel medesimo spirito di cui ella vive, presso a poco siccome la madre nel figliuolo tramanda la sua stessa vita e natura umana, e l'allatta della sua sostanza, e l'istruisce col linguaggio comune della società[6]: e come niuno può darsi da se medesimo l'essere e la natura d'uomo, ma deve riceverla dalla natura, e riceverla tal quale gli è data, prima d'ogni suo giudizio, essendo assurdo che il bambino volesse giudicare il latte della madre, e più ancora il germe da cui lo genera, così l'essere e natura di cristiano fa duopo ricevere dalla Madre Chiesa senza previo giudizio. Che se, per mantenere inalterata la schiatta umana, Iddio ordinò leggi impreteribili alla natura, per tramandare inalterata la vita cristiana alle ultime generazioni deve aver fatta infallibile la Chiesa. Sotto questo primo aspetto si deve essa considerare qual madre di tutti i viventi, con autorità che non grava o lega le coscienze, bensì le forma e le genera, come la madre non è di aggravio al bambino, nè la radice esercita violenza sui rami. Uno è il capo, da cui prende vita tutto il corpo; una la radice che germina tutta la pianta; una la madre di prole sì numerosa: dal suo seno nasciamo, del suo latte siamo nodriti, del suo spirito animati[7], per modo che tutti i Cristiani son germogli della radice apostolica e della Chiesa[8].

L'altra missione della Chiesa è di tenere nell'unità, coloro che dall'arbitrio individuale sarebbero indotti alla varietà e al fallo. In ciò la Chiesa fa sentire la sua potestà, costituita sopra le coscienze; potestà, alla quale spetta di risolvere ogni dubbio, determinare le credenze, non avendo altre arme se non la persuasione, la grazia invocata e la infallibilità promessa da Colui che prega in cielo affinchè la fede di Pietro non venga meno.

Così il vangelo, promulgato per testimonio divino, doveva esser conservato e tramandato per testimonio indefettibile. Senza una tale istituzione infallibile non si dà conservazione certa della verità rivelata, nè quindi dogma fisso, o alcun dovere determinato, o possibilità della vita cristiana. La Chiesa è la sintesi della incarnazione, e svolgesi nell'esercizio d'una religione, i cui elementi sono, per parte di Dio, la rivelazione; per parte dell'uomo, la fede.

Ascolta e guarda: ascolta la voce ch'è in te; guarda la bocca che ti risponde. Non è necessario che tutti conoscano le dimostrazioni e le confutazioni, cioè che abbiano ponderato la storia: basta guardino il presente, i caratteri della Chiesa attuale, per esser certi del suo passato e del suo avvenire, della sua storia e della sua destinazione. E perciò Cristo disse alla sua Chiesa: «Chi ascolta voi ascolta me[9] perchè io sono con voi[10], e chi resiste alla voce vostra resiste alla mia»[11]. Cristo è così chiaramente colla Chiesa, che ella dee considerarsi come una prova della rivelazione; e per lo splendore de' suoi caratteri è il primo de' motivi di credibilità.

Ad ogni uomo di buona fede si può domandare: «Voi conoscete che tutti han sete della felicità e della vita, orrore della morte: voi volete vivere, felice, sempre: in fondo al cuor vostro c'è l'invincibile inclinazione alla vita futura. Ma che cos'è questa vita futura? che possono dirvene gli altri uomini? Lo sguardo dell'anima non vi penetra, l'esperienza non ce ne dice nulla; intorno a Dio, alle cose invisibili l'uomo non vuol ascoltare che Dio. In fatto di religione, la ragione domanda la fede divina. E perciò la fede è un fatto generale quanto la ragione: l'umanità credette sempre che Dio non l'ha gettata sulla terra senza istruirla del suo fine e della legge con cui raggiungerlo. Questa testimonianza divina la ragione umana non la cerca in una voce morta, in un libro finito; non chiede un oggetto di studio, ma un maestro, un'autorità viva e parlante. Or dove sta quest'autorità divina insegnante? autorità distinta dalle umane, improntata del suggello divino? Non può variare, questa non può insegnare ora il sì ora il no. Deve dunque esser una, perpetua, universale, infallibile: tal la vuole la coscienza umana; a tali caratteri la riconosce, appena le si mostri. E la coscienza e la storia ci attestano che un'autorità divina è manifestamente necessaria all'uomo e al mondo.»

Or la ricerca de' testi, il paragone de' sistemi non sono possibili alla generalità: eppure l'uomo ha bisogno di tal certezza. Fuori del cattolicismo, nessuna Chiesa pretende all'infallibilità nè all'universalità.

Quei che raccomandano la Bibbia, la sola Bibbia, suppongono l'infallibilità di tutti; il che è un evidente assurdo: i Protestanti stessi nol credono: tant'è vero, che predicano. Per la missione che il cristianesimo aveva di rintegrare l'unità religiosa e morale nel mondo, bisognava l'autorità, mentre la ragione individuale è fonte e materia eterna di scissura. Se al primo momento avesse potuto ognuno interpretare a sua voglia le Scritture, e applicare i precetti evangelici, ognuno avrebbe avuto un sistema proprio; non potea proferire «Questo è l'errore», nè come san Paolo dire «Un solo Cristo, un solo battesimo, una sola fede». Sin dall'origine sant'Ignazio raccomanda: «Siate soggetti all'autorità stabilita da Cristo. Rimanete uniti a Dio, a Gesù Cristo, ai vescovi, ai precetti degli apostoli».[12] E san Clemente ai Corintj: «Cristo è venuto a stabilir la comunione de' cuori come degli spiriti: in conseguenza bisogna l'unità. Ma l'unità, l'ordine, l'armonia richiedono una sommessione assoluta alle leggi divine: e senza umiltà non v'è sommessione. Il pontefice (vescovo) ha incarichi particolari, particolari il prete, il levita; il laico è tenuto solo ai precetti di laico».[13]

La Chiesa ha uno scopo soprannaturale, e però il potere di essa dovea provenire dall'alto; e la forma di reggimento meglio appropriata doveva essere la monarchica.[14] Da principio essa fu tale necessariamente nella persona di Cristo. Morto, non potendo più sensibilmente esercitarla, dovea sostituire chi ne facesse visibilmente le veci. Disse dunque a Pietro, «Sopra te edificherò la mia Chiesa»; e agli Apostoli, «Andate e predicate a tutto il mondo». Così Pietro pronunzierebbe la verità; gli altri la propagherebbero: e la Chiesa visibile, vivificata da invisibile virtù soprannaturale, otteneva l'unità di governo.[15]

Pietro stesso avea rinnegato Cristo: onde, nonchè esser superiore alle debolezze umane, rappresenta l'umanità peccabile. Pietro pone dapprima la sua cattedra in Antiochia, dove applica il nome di cristiani ai nuovi credenti. Passa poi a Roma, e quivi la stabilisce: fatto che gli eterodossi negherebbero volentieri, perchè così negherebbero l'apostolica istituzione della sede romana, divenuta la primaria del mondo cattolico; ma che è provato da abbondantissimi argomenti. I nostri videro un miracolo provvidenziale nell'esser cadute le chiese di Gerusalemme, d'Antiochia, d'Alessandria, fondate in origine, e di cui conosceasi quando cominciarono; solo Roma offre una serie di vescovi, non mai interrotta fra tanto avvicendare di accidenti.