Quando Pietro fu ucciso, potea credersi spento il cristianesimo, poichè trovavasi di fronte il politeismo signoreggiante colla forza e coll'ingegno, e il mosaismo coi miracoli e la legge; nessuna temporalità sorreggeva il papato, e il mondo non vedeva in effetto che pochi visionarj, sparpagliati per l'orbe. Eppure i raggi dalla stalla di Betlem e dalle catacombe di Roma si diffondeano per tutta la terra, e cominciava quella concatenazione di atti stupendi, ove incontra il miracolo chi studia puramente la storia.

Paolo, da persecutore de' Cristiani divenutone l'apostolo, diffuse il vangelo tra le genti colla parola e con epistole, ove discute le idee degli Ebrei che pretendeano miracoli, e dei Gentili che pretendeano il legame logico delle idee. Uomo della ragione, argomenta ed estende ai varj membri le verità universali; mentre san Pietro, anche quando scrive, è l'uomo dell'autorità che proclama il dovere e la sommissione. Ma «non sia chi s'intitoli di Pietro o di Paolo, ma solo di Cristo»; intima Paolo: «Solleciti di conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace; un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, un solo signore, una sola fede, un solo Dio padre di tutti e per tutte le cose»[16].

Intanto san Matteo avea scritto pel primo la storia di Cristo, la più abbondante di fatti, come palestino ch'egli era e testimonio diretto. Marco, discepolo di Pietro, la espose in greco qual l'aveva udita, e così Luca antiocheno, più colto e dignitoso, che appare anche autore degli Atti degli Apostoli, narrazione sublime per semplicità.

Giovanni ebreo, che ebbe parte nelle scene della redenzione, e poi fu vescovo e martire, vedendo diffondersi molti errori sulla natura divina del Redentore, scrisse ultimo il suo vangelo, men curandosi di ripetere i fatti già prodotti dagli altri, che di combattere le dottrine gnostiche. Poi da narratore mutato in contemplatore, nell'Apocalissi manifestò le visioni soprannaturali, in cui gli furono predette le persecuzioni e i trionfi della Chiesa, la distruzione del mondo e i gaudj della superna Gerusalemme.

Altri vangeli, epistole, costituzioni, la Chiesa o riprovò o non riconobbe, ma per la loro antichità possono servir di testimonio; come la tradizione costante che risulta da monumenti storici, prova apostoliche alcune verità, sebbene non scritte[17].

Il simbolo detto apostolico, primo compendio della teologia cristiana, non consta sia stato composto dagli apostoli avanti dividersi; tale però lo vuole la tradizione costante: e forse vi furono fatte aggiunte posteriori, sebbene non sembri probabile che a quella formola battesimale si attaccasse qualche nuovo articolo man mano che una nuova eresia rendeva necessaria una protesta. Certo è concepito in modo tanto generale, che anche i maggiori dissidenti poterono conservarlo[18].

Ciò che distinse ben tosto il cristianesimo da tutte le altre religioni e filosofie, è il pretender subito all'universalità. Fin allora non si conoscevano che religioni nazionali o di Stato; ciascun popolo teneva le sue divinità, i suoi culti; la religione serviva a discernere popolo da popolo. Il cristianesimo pel primo, rotte queste barriere particolari, dichiarò esser destinato a tutto il mondo, esser capace di abbracciare tutte le nazioni, qualunque ne fosse la civiltà, di soddisfarne tutti i bisogni religiosi, e fondare una chiesa dell'umanità, un regno di Dio indipendente da frontiere geografiche o governative. In conseguenza non presentasi come attuamento d'alcuna teorica particolare, non s'appoggia a veruna scuola, nè cerca alcuna alleanza: oppone francamente la follia della croce alle osservanze ebraiche come alla bellezza greca e alla legalità romana, talchè subito è considerato come una empietà, una ignoranza, una ribellione, la negazione di Dio, della scienza, della legge, il nemico del genere umano[19].

L'opera del Cristianesimo era di preparare un nuovo mondo, assodandone la base, cioè la fede: fede superiore a qualunque ostacolo. Pertanto il primo secolo dovette essere più pratico che speculativo, più d'azione che di parola: la dottrina era perpetuata da una tradizione orale e viva; era concentrata in alcune parole gravi e semplici. La fede provavasi colla testimonianza di quelli che aveano udito e veduto l'Uomo Dio: le disparità che nascessero restavano appianate dal detto d'un discepolo; la gran giustificazione consisteva nel rinovellarsi del mondo, e la dichiarazione di fede nell'escludere dalla comunione d'una Chiesa chi credesse altrimenti, cioè chi alla verità generale surrogasse una restrizione di particolar suo giudizio.

E poichè quaggiù il bene e il male sono in perpetua lotta, il cristianesimo dovè combattere, prima col martirio, dappoi colla ragione, l'erudizione, l'eloquenza. E qui s'apre lo spettacolo della controversia, dove gli apologisti che erano stati filosofi, cominciarono quel conflitto dell'errore colla verità, che finirà solo coi secoli; dove il cristianesimo, combattendo gli Ebrei e i Gentili, parla alla ragione e all'intelletto; l'esegesi biblica è creata; una scuola cristiana fondasi accanto alle altre dell'êra alessandrina.

San Giustino nell'Apologia descrive le usanze, le assemblee, i riti dei primi Cristiani. «Terminate le orazioni, al preside vien presentato del pane e una coppa di vino e acqua. Presili, egli glorifica il Padre nel nome del Figliuolo e dello Spirito Santo, e ringrazia dei doni, e i diaconi distribuiscono quel pane e quel vino e acqua. Questo cibo da noi chiamasi eucaristia, e non può assumerlo chi non creda la nostra dottrina, e non sia stato terso de' suoi peccati, e non si conduca giusta i precetti di Gesù Cristo. Imperciocchè questo non è da noi mangiato come pane e bevanda comune; ma come per la parola di Dio si è incarnato Gesù Cristo, così quel cibo, santificato per l'orazione del suo Verbo, diviene la carne e il sangue del medesimo Gesù Cristo incarnato, e diverrà carne e sangue nostro per la mutazione che accade nel cibo».