La Chiesa possiede, comunica e interpreta i libri santi, e da essa gli accettiamo come opera divina, anche prima che lo spirito di Dio si sia manifestato nel leggerli; gli accettiamo, come dice un gran santo, perchè la Chiesa ce li dà[216], quand'anche o vi appaja minore l'ispirazione profetica, come per esempio, ne' libri storici de' Maccabei; o la critica, come nell'epistola di san Giuda, che sembra allegare qualche libro apocrifo, qual è quello di Enoch[217].

Cattolici e Protestanti si accordavano nel considerare la Bibbia, e specialmente il Nuovo Testamento, come la fonte della verità; e però importava fissare il numero e la lezione de' libri canonici[218]. Se non che gli uni ne attribuivano l'interpretazione alla Chiesa, gli altri all'individuo. Pe' Cattolici l'infallibilità della Chiesa venne identificandosi con quella del clero e del papa: pe' dissidenti il rispetto verso il libro arrivò a dare miracoloso carattere alla lettera, e direi fino ai punti vocali introdotti dai rabbini del medioevo; per essi la Bibbia è incerta, perchè di traduzione umana; la nostra è d'autorità divina.

La Chiesa fu fondata mediante la predicazione, cioè la parola; nè la parola perdette l'autorità quando venne scritta. Quanto la Scrittura è dunque venerata la parola tramandata a voce. Della verità di questa è testimonio l'esser accettata da tutte le Chiese cristiane fin dall'origine: non potendosi credere che provenga d'altra fonte che dagli apostoli. La tradizione è dunque la credenza costante e universale della Chiesa, depositata ne' monumenti storici: onde vien detta il criterio per interpretare la santa Scrittura. Custode di questa come della tradizione è la Chiesa.

Tal sarebbe il sunto delle dottrine ove dissentono i Protestanti dai Cattolici, e quando Bossuet ne fece l'esposizione, enumerando le sole verità decretate dal Concilio di Trento, senza badare alle temerarie curiosità della scolastica, nè fermarsi ad objezioni fatte a dottori particolari, o contro punti nè universalmente, nè necessariamente ricevuti, gli avversarj stupirono di trovarsi così poco discosti.

Alcune volte non potendo i Padri accordarsi nell'espressione di qualche articolo, gli diedero forma negativa; condannarono cioè la proposizione contraria; il che non implica che si abbia sempre per vera tutta la positiva opposta.

Altri punti sono espressi in termini generali, il che è ben diverso da termini vaghi od ambigui: questi o non han senso, o nessun senso preciso; i generali non portano l'estrema evidenza, ma sono chiari fino a un certo grado, cioè fin dove lo davano le parole della Scrittura e dei santi padri. Tal sarebbe la quistione d'un punto tanto controverso, quant'è il purgatorio. Anime giuste possono uscir dal mondo non interamente purificate; ora lo Spirito Santo proferì che niente d'impuro entrerà nella città santa[219] e la Chiesa ha dalla tradizione di tutti i secoli che l'intero purificamento se ne fa dopo morte[220] per mezzo di pene non definite, le quali da preghiere dei vivi possono esser alleviate o assolute. Il Concilio si limita a definire che le preci dei vivi possono suffragare pei defunti, senza entrar in particolarità nè sulle loro pene, nè sul modo onde vengano purgati; locchè non era precisato dalla tradizione; solo chiarendo che sono purificati per Gesù Cristo, essendolo per le preghiere ed oblazioni fatte in suo nome.

Così, anche dopo usciti dalla Chiesa visibile, perdurano i nodi che non siansi volontariamente spezzati, e i defunti formano ancora una Chiesa con noi, insieme cogli angeli e con Cristo. Solo i dannati resteranno separati dalla sorgente dell'ordine e della vita, tormentati dall'angoscia d'una irreparabile divisione; divisione nelle facoltà dell'anima lottanti; divisione fra l'anima e il corpo non pacificati; divisione coi consorti; divisione colle creature tutte; divisione fin dalla morte che indarno invocheranno.

I santi estesero in terra il regno di Dio, talchè i loro benefizj qui perdurano, e ci lasciarono modelli; ma inoltre continuano ad operare come protettori, pregano Dio per noi, e noi gli invochiamo anche pei fratelli purganti. Ogni culto religioso però deve terminarsi a Dio come a suo fine necessario; e l'onor che la Chiesa rende alla beata Vergine e ai santi può chiamarsi religioso, perchè si riferisce necessariamente a Dio; si ricorre alla intercessione di loro come di persone più aggradevoli a Dio; e qualunque sia la forma d'invocarle, sempre si riduce al pregate per noi. A Dio si offre il santo sacrifizio facendo menzione dei santi affinchè degninsi pregare per noi[221].

Dietro alla parte dogmatica doveasi discutere la gerarchica. L'episcopato, sebbene di istituzione divina, deriva le sue prerogative dal papa? pur riconoscendo che il papa fu istituito da Cristo, l'autorità sua è comune solidalmente a tutti i vescovi? La residenza e l'istituzione dei vescovi, per quanto spetta alla potestà di giurisdizione, è di ragion divina? o, ciò che importa lo stesso, fin dove son essi indipendenti dal papa? E le chiavi furono date a Pietro solo?

A promuovere di tali quistioni lo scioglimento più favorevole all'autorità pontificia diedero opera attivissima i Gesuiti, e principalmente il loro generale Lainez «con affetto così grande, come si fosse trattato della propria salute» (Sarpi). Allo zelo di sant'Ignazio egli univa la scienza delle cose della fede, e nel Concilio recitò il discorso più famoso, asserendo la plenipotenza papale (dell'infallibilità non era quistione), con autorità e storia e argomentazioni dissipando quante objezioni mai si erano elevate, e affermando che la potestà della giurisdizione al papa solo sia data, e da lui ogni altra derivi. Se ne risentirono e i vescovi, dei quali attenuava le prerogative, e i dottori che pendevano alle massime proclamate a Costanza[222]; e gli storici che sostenevano aver i vescovi considerata la loro istituzione di giure divino, e quindi indipendente dal papa, quanto all'origine sebbene a lui, come a capo supremo e unico di tutta la Chiesa, fosse subordinata quanto all'esercizio. Così esser continuato fin quando, dopo il Mille, le congregazioni cluniacese, cistercese ed altre nate allora, operarono che molte funzioni proprie de' vescovi fossero concentrate a Roma; poi dopo il 1200 nati gli Ordini mendicanti, viepiù restrinsero l'esercizio dell'autorità episcopale, che adesso tentava restaurarsi, e che invece trovavasi annichilata da una congregazione nata jeri, che (diceano) non è ben secolare nè ben regolare. Pure anche tra i vescovi, molti, anzichè inuzzolirsi d'ingrandire la propria a scapito dell'autorità pontifizia, sentivano necessario di salvarla all'ombra di questa; e i principi, vedendo la propria autorità messa a repentaglio dalle dispute teologiche, provedeano men tosto a sottigliare sui limiti del potere ecclesiastico, che ad appoggiarvisi.