Aonio Aonides grajos prompsere lepores
Et quascumque vetus protulit Hellas opes.
Aonio Latiæ tinxerunt melle Camœnæ
Verba ligata modis, verba soluta modis.
Quæ nec longa dies, nec (quæ scelerata cremasti
Aonii corpus) perdere flamma potest.

Le opinioni protestanti cercarono ravvivarsi in Toscana verso il 1840, e n'erano principali apostoli Pietro e Luigi Guicciardini, che perciò ebbero qualche disturbo, mansueto però come si soleva in que' tempi. A Colle, ove il Paleario tenea possessi, trovarono essi, e misero in onore una lapide che diceva Aonia Aganippe, e la immaginarono posta da lui stesso a una fonte, della quale favella in lettera a Pterigi Gallo, e intendeano onorar così «l'illustre ed infelice poeta, filosofo letterato e martire della fede».

Come tale fu ammirato e rionorato a' dì nostri, massime da Tedeschi e Inglesi: se non che dicono differisse dagli altri Protestanti in quanto considerava il matrimonio come sacramento, e credeva illecito il prestar giuramento in giudizio per qualsifosse caso.

[DISCORSO XXXVII.]
ERETICI DI LUCCA.

Il volgersi della critica alle cose sacre traeva a rigori anche l'aristocratica Lucca. Non meno religiosa delle sorelle, essa graziosissima città nel secolo XIII contava cinquantotto chiese, e cinquecenventisei nella molto diffusa diocesi. Al par degli altri Comuni italiani, avea fatto statuti contro gli eretici e i Patarini[488]: poi nel 1525 proibito i libri di Lutero e de' Luterani, obbligo a chi ne possedesse di consegnarli. Ma molti proseliti v'aveano fatto Pietro Martire, l'Ochino, Aonio Paleario, che vi stettero predicatori e professori. L'aristocrazia dominante o non se n'avvedea, o taceasi per non invelenire gli umori quand'erano ancor recenti la sollevazione democratica degli Straccioni e i tentativi parricidi di messer Pietro Fatinelli[489], e quando dovea tremare delle mal dissimulate ambizioni di Cosimo di Toscana. In nessun luogo trovammo accennato che si divisasse tener il Concilio a Lucca; ma fra le carte medicee dell'archivio di Firenze[490] ci occorse una nota del 1545, che annovera i motivi per cui i Lucchesi declinavano quest'onore ed erano:

1º perchè sariano costretti a gravi spese onde premunirsi da pericoli; 2º perchè ne resterebbe disturbata la mercatanzia sopra cui vivono; 3º che avendo appena da viver per tre mesi, troppo occorrerebbe fare venire per tanta gente; 4º che difficilmente si troverebbero alloggi; 5º che i prelati non avendo donne, non sarebbero veduti molto volentieri; 6º che il paese non gradirebbe tale convegno, e però ne seguirebbero maledizioni anzichè benedizioni.

Nel settembre 1541 Carlo V, reduce dalla dieta di Ratisbona ed avviato alla famosa spedizione di Algeri, invitò Paolo III a venir a Lucca per concertarsi sul Concilio. Il papa vi andò con sedici cardinali, ventiquattro prelati, gli ambasciadori del re de' Romani e di Francia, Portogallo, Firenze, Ferrara; l'ammiraglio de' cavalieri di Rodi con diciotto cavalieri; cencinquanta soldati a cavallo, ducento a piedi. Egli s'affaticò a distorre Carlo V dalla spedizione, che ognun sa come a male riuscisse e dalle concessioni che ai Luterani avea dovuto fare a Ratisbona. In quell'incontro verun disturbo fu recato ai dissidenti che vi dimoravano, tra i quali Pietro Vermiglio.

L'illustre lucchese Bartolomeo Guidiccioni fu carissimo a Paolo III, che lo indusse ad accettare impieghi, onorificenze e il cardinalato e varj vescovadi, fra cui quello di Lucca, che presto rinunziò al nipote Alessandro. Questi, operosissimo intorno al Concilio di Trento, scrisse assai di materie di diritto, e quando morì, il papa, che nulla mai intraprendeva senza consultarlo, disse saria stato il più meritevole di succedergli per virtù, illibatezza, e scienza. Or egli da Roma nel 1542 scriveva al Governo di quella sua patria: «Qui è nuova per diverse vie quanto siano moltiplicati i pestiferi errori di quella condannata setta luterana in la nostra città; li quali, ancorchè paressero sopiti, si vede che hanno dormito per svegliarsi più gagliardi... Fino ad ora si è potuto pensare che il male fusse in qualche pedante e donne; ma intendendosi le conventicole quali si fanno in Santo Agostino, e le dottrine quali s'insegnano e stampano, e non vedendo fare alcuna provisione da quelli che governano, o spirituale o temporale, nè ricercare che altri la facci, non si puol credere altro se non che tutto proceda con volontà e consenso di chi regge. Onde di nuovo prego le signorie vostre che vi facciano tal provigione, che renda presto tanto buon odore, quando fetore ha sparso e sparge il male: e chi cacciasse con autorità della sede apostolica quelli frati, autori e nutritori già tanto tempo di quelli pestiferi errori, e desse quel loco a chi facesse frutto bono, e castigasse qualcuno di quella setta, saria forse salutifero rimedio...

«Intanto pareria che le signorie vostre col loro braccio ordinassero che il vicario del vescovo facesse incontinente prendere quel Celio (il Curione) che sta in casa di messer Nicolò Arnollini, il quale dicono aver tradotto in volgare alcune opere di Martino, per dare quel cibo fino alle semplici donne de la nostra città, e che ha fatto stampar quei precetti a sua fantasia: oltrechè e da Venezia e da Ferrara se ne intende di lui pessimo odore. Così è da far diligenza in quei frati di Sant'Agostino, massime di ritener quel vicario, il quale s'intende per certo che ha comunicati più volte molti de' nostri cittadini con darli dottrina che quello debbon fare in memoria solo della passione di Cristo, non già perchè credino che nell'ostia vi sia il suo santissimo corpo. E custoditi con diligenza, li potranno mandare a Roma, o vero avvisare come li tengono ad istanza di sua beatitudine acciocchè ogni uomo cognosca che le signorie vostre vogliono cominciare a far qualche dimostrazione, ed essere, come sono stati i nostri avoli, buoni e cattolici cristiani e obbedienti figli della santa sede apostolica...

«Questa mattina, da poi la partita dell'ambasciatore, in la congregazione fatta dalli reverendissimi deputati sopra queste eresie e errori luterani, dinanzi nostro signore sono state lette otto conclusioni luterane e non cattoliche di don Costantino priore di Fregonara, le quali sono tanto dispiaciute a n. s. e alli reverendissimi deputati, che mi hanno commesso che io scrivi a v. s. che lo faccino incarcerare con darne avviso, o che lo mandino con quello altro frate di Sant'Agostino. E così le ricerco che vogliano fare e con diligenza, perchè sarà grande purgazione del mal nome della nostra città, e mostreranno che tali errori li dispiacciono, e faranno cosa grata a Dio».