Il senato mandò a scolparsene: insieme comandò che il gonfaloniere e gli anziani si porgessero più frequenti alle sacre funzioni: consentì l'arresto d'alcuni sospetti, fra' quali il priore di Fregonara che potè fuggir a tempo, e l'innominato agostiniano, che fu tratto di carcere da aderenti suoi.
Se credessimo al Beverini, tardo espositore degli Annali Lucchesi, Luiso Balbani, dimorante per affari a Brusselle, per opera del gran cancelliere Granuela potè non visto intender un colloquio fra l'imperatore, il nunzio pontifizio e l'oratore del duca di Toscana, ove lamentavansi che la repubblica di Lucca fomentasse l'eresia, sicchè converrebbe metterla in dipendenza di Cosimo, se tosto non si emendasse. Il Balbani sarebbe corso ad annunziarlo al patrio senato, e i senatori che sentivansi in colpa, sbigottiti fuggirono.
Nessun atto appoggia questa, ch'egli dà come tradizione orale. Pure Pietro Martire Vermiglio, dirigendo ai fratelli lucchesi l'apologia della propria fuga, si congratulava che colà i credenti aumentassero. Forse ne esageravano il numero sì Roma per voglia di piantarvi l'Inquisizione, sì il signor di Firenze per toglierne pretesto a mettere le mani su quell'ambita repubblica, la quale pensò ovviare i pericoli con esorbitanti rigori. Il consiglio generale con bando del 15 maggio 1545. «Dubitando che siano alcuni temerarj, li quali, con tutto che non abbino alcuna intelligenzia delle scritture sacre nè di sacri canoni, ardischino di metter bocca nelle cose pertinenti alla religione cristiana, e di essa ragionar così alla libera come se fussero gran teologi, e in tali ragionamenti dir qualche parola, o udita da altri simili a loro, o suggerita dalla loro diabolica persuasione, la qual declina e tiene della eresia, e legger anche libretti senza nome d'autore, che contengono cose eretiche e scandalose; donde potrebbe facilmente succedere, che non solo essi s'avviluppassero in qualche errore, ma vi avviluppassero anche dentro degli altri», multa siffatti discorsi, ed ai recidivi sin la galera; assolto chi denunzia altri; i libri d'eretici si consegnino, pena la confisca; non si mantenga corrispondenza con eretici, e nominatamente coll'Ochino o don Pietro Martire; tre cittadini siano eletti annualmente per vigilare su tali colpe. Tutto ciò per altro non concerneva che il futuro, del passato non dovendosi far ricerca: al che il papa consentì, encomiando lo zelo de' magistrati[491].
Crebbe i sospetti il noto affare di Francesco Burlamacchi. Associando, come spesso si suole, le aspirazioni liberali politiche alle religiose, aveva egli meditato resuscitar le cadute repubbliche toscane contro la tirannide di Cosimo; unendole a quelle di Siena e di Lucca sua patria ancor sopravviventi; insieme si ritornerebbe la Chiesa alla apostolica povertà togliendo i beni agli ecclesiastici, e al papa il dominio temporale per restituirlo alla supremazia dell'Impero. Nominato capo delle cerne del contado e delle ordinanze della montagna, credea che basterebbero per assalir Pisa e gridarvi libertà, donde moverebbe sopra Firenze. Non misurando i mezzi al fine, confidava ne' pochi coi quali aveva accordo, e in quelli che accettavano le dottrine eterodosse (1546). Ma avutone conoscenza, i senatori stessi che sperava favorevoli, l'arrestarono e fecero metter al tormento, poi lo consegnarono a un commissario imperiale che lo tradusse a Milano, dove ebbe mozza la testa il 14 febbrajo 1548.
Il Burlamacchi nella sua difesa non avea cercato se non dimostrare che tutto ciò aveva intrapreso per far servigio all'imperatore.
«Interrogato qual beneficio intendesse fare a sua maestà con questa unione,
«Rispose essere che, riuscendogli l'impresa dell'unire Toscana, avea designato di poi andare o mandare o scrivere all'imperatore, e pregarlo se ne venisse dalla parte di qua, e che vedesse di riformare la Chiesa dalli molti abusi che vi sono e ridurla all'unione di molte varietà de opinioni che vi sono, il che li poteva riuscire poi levarli l'entrata lassandoli goder a quelli che l'hanno adesso, e dopo la morte loro l'applicasse o al pubblico, o a sovenzione de' poveri, secondo che li fosse parso meglio, e con questo avrebbe contentati li Alemanni, e ridottili alla obedienza sua, li quali non desideravano altro, e avrebbe esortato a pigliare la via di Roma, e coll'ajuto de' detti Alemanni e della Toscana, a farsi imperadore de' Romani, e che questo facilmente si sarebbe riuscito col soprascritto ajuto, e con aver lì vicino il reame di Napoli e la parte in Roma»[492].
Pensava dunque sveller d'Italia i papi per piantarvi gli imperatori tedeschi.
L'anno 1549 di repente si udì che il Sant'Uffizio, informato esser giunti a Lucca molti libri luterani, mandava inquisitore il prior dei Domenicani di San Romano. Sbigottironsi i senatori e il popolo di questo tribunale eccezionale, e ne mossero richiami a Roma per mezzo del cardinal vescovo, e ottennero quell'incombenza fosse affidata al vicario vescovile, assistito dal Governo, senza ingerenze forestiere. Il qual Governo, per mostrarsi zelante, al 24 settembre di quell'anno rivedea la legge contro gli eretici, confermandola, ed estendendo le pene a qualunque libro di religione non sottoscritto dal vicario del vescovo; ognuno sia obbligato confessarsi e comunicarsi; in quaresima non si macelli, nè si spacci carne se non di capretto, vitello o castrato; niuno tenga a servizio persone uscite di convento; a tutto mettendo comminatorie, e provocando a spioneggi. Pure il nuovo vescovo Alessandro Guidiccioni ebbe frequenti contrasti di giurisdizione, dietro ai quali vennero lamenti di negligenza nel vegliare sugli eretici, del lasciar crescere questi al segno, che solo il braccio apostolico basterebbe a sradicarli: l'imperatore stesso ne mosse rimproveri; il Sant'Uffizio a Roma ne' suoi processi trovava continuamente avviluppati alcuni lucchesi e in corrispondenza coi fuorusciti, talchè di nuovo venne istituita l'Inquisizione. E i senatori mandarono Jacopo Arnolfini al papa per assicurarlo sulla sincerità di credenze del Governo, e promettere veglierebbero e punirebbero l'eresia, senza sconcertar la repubblica con quella inusata autorità[493].
In fatto riuscirono a rimuover il pericolo; ma per estirpare l'infausto seme si istituì nel 1545 l'uffizio di religione che vigilasse sopra le novità di fede, e ne esistono gli atti nell'archivio lucchese; come sui costumi fu costituito un uffizio dell'onestà e uno della bestemmia che procedette anche contro i giocatori.