[58.] Fu questa lettera tradotta in latino dal Duno di Locarno, com'anche quella Del fuggire nella persecuzione, ove dissipava i dubbj di coloro che si faceano scrupolo del fuggire dal luogo ove Dio gli avea collocati. Sono inserite nei Loci Communes.

[59.] Toccammo nel vol. I, p. 409 e nota 25, delle affinità dogmatiche non solo, ma anche rituali della Chiesa Anglicana colla nostra. Qui basti accennare come il dottor Pusey, nell'immutabile suo Eirenikon che leva adesso tanto rumore, professa che, «fondandosi sulla base delle parole di Gesù Cristo, Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue della nuova alleanza; chiunque mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, la Chiesa anglicana crede che il corpo e il sangue di Gesù Cristo, creatore e redentore del mondo, Dio e uomo, indivisibilmente unito in una sola persona, sono dati, presi, mangiati, ricevuti dai fedeli nella Cena, sotto la forma visibile del pane e del vino, che per questa ragione chiamasi la comunione al corpo e al sangue di Cristo: essa crede che l'eucaristia non è il segno d'un corpo assente, e che i partecipanti ricevono, non una semplice figura, un'ombra, un segno del corpo di Cristo, ma proprio la realtà».

Il rev. Giorgio Bowier, in un discorso tenuto a Birmingam il 1866 alla riunione delle congregazioni cattoliche, mostrò come la sapientissima Inghilterra che imputa d'ignoranza Roma, avesse preso da questa e il calendario riformato, e le leggi intorno al matrimonio, copiando tutte le providenze stabilite dal Concilio di Trento per certificare le nozze.

[60.] Un costui discorso ai sollevati del Devonshire trovasi nella biblioteca del Corpus Christi College a Cambridge, colla nota, Hic sermo prius descriptus latine a Petro Martyre.

[61.] Fra altri: Diatribe de hominis justificatione, edita Oxoniæ in Anglia, anno 1550, adversus P. M. Vermelium, olim cartusianum in Italia, nunc apostatam in Anglia, acerrimum improborum dogmatum assertorem, sed imperitum et impudentem cum primis, per Ricardum Smythæum anglum. Lovanii 1550.

[62.] Nella casa del Capitolo della Chiesa del Cristo trovasi in varj scritti menzionato il Vergerio, e in uno si dice: Petrus Martyr Vermilius florentinus, magnus ille et re et nomine theologus, secundus post mortem Haynesii in hac 1 præbenda præbendarius, 1551, et regis Eduardi VI, 4; januarii 20. Cum aliquandiu publicæ theologiæ lectioni, ut cum summo Protestantium applausu, ita non sine summa pontificiorum indignatone incubuisset, dedit Eduardus VI hanc præbendam, ut susceptum munus majori cum alacritate obiret.

[63.] Ep. Zanchii, 13 luglio 1561.

[64.] At noster Martyr, tum primum loqui exorsus italico sermone ut a regina intelligi posset, rem totam ab oro usque ad mala explicavit, et vel invitos ad rem ipsam descendere coegit. Ep. ad Calvinum, 159.

[65.] 12 settembre. Loci communes, pag. 1137. Il cardinale Commendone scriveva al Borromeo: «Frà Martire ha di continuo adito aperto alla Regina, e sebbene non dubiti della buona mente di S. M., temo nondimeno ciò portare gran pregiudizio alla causa, sgomentando li Cattolici, e dando ardire agli eretici».

[66.] I Riformati apponeano ai Luterani che il corpo di Cristo non può trovarsi nell'eucaristia, poichè esso siede alla destra di Dio padre. Lutero e i suoi, per eluder l'objezione, dissero che il Redentore è presente dapertutto anche come uomo: opinione che poi venne sostenuta da Giovanni Brenz, e accettata nel simbolo luterano, nel libro della Concordia. L'opinione di questi Ubiquitarj legavasi con quella degli antichi Eutichiani, che diceano l'umanità, come la divinità di Cristo, trovarsi dapertutto, sin nell'inferno. La maggior parte dei Luterani sono ubiquitarj. Vedi Johan Brenz, nach gedruckten und ungedrukten Quellen, von J. Hartmann und K. Jager, 1841.