Ochinus. Tum, si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peceabis. Si quidem in obediendo Deo errari non potest.
B. Ochini senensis dialogi XXX in duos libros divisi.
[52.] Rescius, Vita Hosii, lib. III, cap. 6. L'Osio scrisse De hæresibus nostri temporis.
[53.] Il suddetto Graziani, nella vita del cardinale Comendone, ove molte cose pone intorno all'Ochino, dice al lib. I, cap. 9: Ochinus Polonia excessit, ac omnibus extorris ac profugus, cum in vili Moraviæ pago a vetere amico hospitio esset acceptus, ibi senio fessus, cum uxore ac duabus filiabus, filioque una peste interiit. Esso Graziani attribuisce il merito dell'Ochino piuttosto alla dizione che al fondo. Fuit vir non ineruditus, quamquam majori multo verborum quam rerum doctrina excultus, sed patrio sermone (nam latinas literas vix didicerat) in eo quod sciret adeo comptus, ornatusque et copiosus, ut mirum in modum captos specie ac nitore orationis teneret audientium animos. Nam hominum nostrorum plerique conciones, quæ, more antiquitus tradito, de divinis rebus in templis habentur, frequentant celebrantque, non tam quidem quo mentem præceptis cœlesti doctrina haustis instruant ad religionem, ad pietatem excitent, quam quod ducuntur orantis ingenio, et genere illo speciosæ et omnibus undique luminibus omnibus, undique floribus exornatæ atque expolitæ orationis delectantur. Cæterum inde nihilo meliores effecti, plane iidem abeunt, qui venerant. E prosegue descrivendo le arti della falsa eloquenza de' predicatori. Pag. 126.
[54.] Il Sandio, nella Biblioteca Antitrinitaria, dà la nota di tutte le opere dell'Ochino. Noi rammenteremo, oltre le suddette prediche in 3 volumi, a Zurigo 1555, e in-4º senza data, il Dialogo del Purgatorio, 1555; Sposizione sull'epistola ai Galati; Risposta alle false calunnie e impie bestemmie di F. A. Caterino, 1546; Prediche, novene. Laberinto del libero o ver servo arbitrio: prescienza, predestinazione e libertà divina, e del modo d'uscirne. Basilea s. a. tradotto anche in latino. A torto si disse che la traduzione latina de' suoi Trenta dialoghi fosse opera del celebre Castalion. I primi sette furono stampati a Venezia nel 1542-43: Dialoghi VII del reverendo padre frate Bernardino Ochino senese, generale de' frati Cappuccini: e trattano
- 1. Del modo d'innamorarsi di Dio; fra la Duchessa e Bernardino.
- 2. Del modo di diventar felice; fra la Duchessa di Camerino e Bernardino.
- 3. In che modo la persona si debba reggere bene; Maestro e Discepolo.
- 4. Dialogo del ladrone in croce; fra Uomo e Donna.
- 5. Dialogo del convertirsi presto; fra Cristo e l'anima.
- 6. Dialogo del peregrinaggio per andar in paradiso; fra Angelo Custode e l'anime purganti.
- 7. Dialogo della divina professione; fra Uomo e Donna.
Vennero poi tutti pubblicati a Basilea nel 1563 da Pietro Perna. Nel XXVIII tratta quo pacto tractandi sunt hæretici, e stabilisce si deva punirli di morte.
[55.] Trovasi anonima nella Vaticana una nota di persone, che sarebbe convenuto mandar col cardinale Contarini nella legazione di Germania, il 1540. E sono il generale de' Conventuali, il maestro del Sacro Palazzo, il Cortese, Pietro Ortiz, il Flaminio, Pietro Martire. Del Cortese, oltre la scienza teologica si loda il bello scriver latino, pel quale pure si pregia il Flaminio, «buon poeta e buon oratore, ben dotto in greco, e per molti anni datosi alla scrittura sacra e dottori antiqui, ben stimato per il commento sopra alcuni salmi». L'Ortiz è vantato come versatissimo nelle quistioni, sebben eccessivo a segno che dapertutto vede eresie. L'anonimo dice non conoscere Pietro Martire, ma il Contarini, secondo riferisce il Flaminio, racconta miracoli della dottrina teologica di esso e della conoscenza del greco e latino, e qualcosa dell'ebraico; il che, soggiunge, è molto da considerare, perchè i Luterani fanno più conto delle lingue che d'altra cosa. Monumenta Vaticana CLXXXIV.
[56.] Florimondo Remond diresse al Vermiglio alcuni capitoli groteschi (Histoire de la naissance de l'hérésie, Parigi 1610, libro III, c. 5) ove, tra altro, dice che a Basilea e a Zurigo egli era tenuto per un mascherato agente del papa.
[57.] Manoscritto del 3 luglio 1555.