[109.] Cose esterne s'intendono i sacramenti e cerimonie sante de' Cristiani.

[110.] Lasso un'altra parte della littera, dove lo autore descrive come il vescovo Vergerio si è deportato in tollerar la morte del fratello. È cosa goffa, e non al proposito.

[111.] Lo Zilioli, in vite di letterati contemporanei, manuscritte nella Marciana, racconta che la madre di G. B. Sanga poeta, volendo dar morte a una fanciulla amata da questo, preparò un'insalata velenosa: e avendone mangiato anche il Sanga e Aurelio Vergerio, morirono.

[112.] È nelle suddette carte Cervini, filza IV, foglio 120.

[113.] Nel carteggio mediceo dell'archivio di Firenze son lettere da Trento del Serristori 1549 e del Buonanni e del Pandolfini da Venezia del 45 e 46, che parlano del vescovo di Capodistria, della sua venuta a Trento, della proposizione di torgli il vescovado.

«L'episcopo di Capodistria è venuto al Concilio, rimettendosi in tutto e per tutto al giudizio del Concilio. Li legati non l'hanno voluto accettare, ma gli hanno detto che stia absente di Trento finchè avessino sentita il papa. Il che hanno fatto, ma non è venuto risposta. Non sappiamo se lui è partito, ovvero stia segreto in qualche casa. Questo fatto ha dispiaciuto a molti, massime al cardinale di Trento, quale vi so dire che ha gran fervore.»

[114.] «Pare a me che sia onore e reputazione della Chiesa e della fede nostra santissima e piena di grazia e di maestà il repudiar queste baje, e dire arditamente ch'elle non son vere».

[115.] Francisci Spieræ qui, quod susceptam semel evangelicæ veritatis professionem abnegasset damnassetque, in horrendam incidit desperationem, historia: a quatuor summis viris summa cum fide conscripta: cum cl. vir. prefationibus Cœli Secundi C. et Jo. Calvini et P. P. Vergerii apologia: in quibus multa hoc tempore scitu digna gravissime tractantur (senza data ed anno). Franc. Spiera's Lebensende von C. L. Roth., Nurimberga 1829.

[116.] Il Xist non conobbe il processo del Vergerio, vedi pag. 123. Il dottor Kandler di Trieste mi assicura che si trovi nell'archivio generale di Venezia, venutovi dall'archivio dell'Inquisizione della fede. Io non potetti rinvenirlo.

[117.] Al duca Alberto, il 6 febbrajo 1563, scrive: Mitto libellum Savonarolæ itali, qui ante LX annos obiit, in psalmos tres: accepi a meo principe. Delectabit et juvabit libellus; utinam istic spargeretur. Esset enim operæ pretium ut in Poloniam quoque et Lituaniam istinc penetraret.