Eodem anno prædicavit quidam frater conventualis S. Francisci, dictus il Pontremolo in festo nativitatis D. N. qui accusatus de hæresi et condemnatus obiit.
[164.] Esiste la costui lettera: pure se n'ha un'altra più tarda, ove si lagna che il Morone si mostrasse austero coi dissidenti in Bologna.
[165.] Vedi la nota 5 del nostro discorso XIX.
[166.] Di ciò il Pusey accusava testè i Cattolici nel suo Eirenicon: del che avremo a parlare.
[167.] In tutto il processo non v'è menzione di tortura o d'altra sevizie corporale: solo una volta, a un frate che accusava con insistenza il Morone, il suo superiore dice che infamie simili non furono dette mai, e che bisognerebbe sostenerle alla corda.
[168.] Uno, interrogato in quibus articulis habeat pro suspecto un tale, respondet: «Perchè io veggo che egli si diletta poco della predicazione divina, e quando è al divino officio poca riverenza gli porta». Un altro: «Io non dico che fosse eretico, ma per esser germano e di costumi barbari, mi dava sospetto; altro non so».
[169.] Oggi è esposta stabilmente.
[170.] Ortensio Landi, nel Commentario delle cose notabili e mostruose d'Italia, dice: «Fui per schivar Cremona, essendomi detto che altro non vi udirei che bestemmiar Iddio, maledir la celeste corte, giurare e spergiurare, e mille brighe al giorno farsi».
[171.] Erra dunque il Tiraboschi che, nelle Memorie storiche di Modena, IV, 76, dice che il Morone chiamò i Gesuiti nel 1556.
Nella cronaca modenese di Bartolomeo Lodi inedita, e che va sino al 1596, è narrato come i Gesuiti venissero in città nel 1551, e come vagassero qua e là, finchè stanza ferma posero a San Bartolomeo nel 1614, ma presto le loro scuole soffogarono le laiche. Del Morone racconta che nel 1568 ospitò nel vescovado sua sorella marchesa di Soncino: che del reddito della mensa vescovile, consistente in tremila quattrocento scudi, egli ritenne la metà quando rinunziò l'uffizio al Foscarari poi al Visdomini: descrive i funerali fattigli, con orazione funebre del canonico Fogliani. Narra pure i supplizj o le abjure inflitte ad eretici. Spesso nascevano discordie tra i canonici, o tra questi e il vescovo, tanto che nel 1576 l'intero Capitolo fu sospeso. Nè meno irrequieti mostravansi confraternite e monasteri, sicchè o si riformarono, o vennero surrogati da altri, fra cui i Minimi furono imposti dal papa, a mal in cuore del popolo. Nel 1589 si cercò rifare un'accademia, al modo di quella del Grillenzoni, che adunavasi in casa Sertorio nella rua del Muro.