[259.] Decreta generalia in visitatione Comensi edita, Vercelli 1579, e Como 1618.

[260.] Quest'uso fu continuato nelle università pontificie, finchè durò il dominio papale. Sottentrato il regno d'Italia, si prescrisse ai professori che giurassero fedeltà al re; e poichè molti ricusarono questo nuovo peso, vennero destituiti nel 1865.

[261.] Lettere a Venceslao Link, a Codart, a Amsdorf ap. Nicolas du Protestantisme. Lib. III, cap. 4. E il lamento è comunissimo ne' Riformati.

[262.] Del b. Alessandro si pubblicò or ora a Roma Commentariolum de off. civili et moribus episcopi.

[263.] Negli oratorj vennero poi famosi il Balducci, il cardinale Filippino Petrucci, il padre Antonio Ghielmo, autore delle Grandezze della Trinità e di poemi varj, il padre Gizzio, il Villarosa, ed ora il padre Giulio Metti, come prima lo Zeno e il Metastasio; li musicavano Erasmo da Bartolo di Gaeta (1606-56), Scipione Dentice napoletano ecc.

[264.] A Clemente VII scriveva: — Santo padre, cosa son io che i cardinali vengano a trovarmi? Jer da sera ci furono i cardinali di Cusa e Medici. E avendo io bisogno d'un po' di manna, quest'ultimo me ne fece dare due once dall'ospedal di Santo Spirito, a cui n'ha procurato molta. Restò da me fin alle due di notte, dicendo di vostra santità tanto bene, che parvemi troppo; giacchè, a parer mio, un papa dev'essere trasformato nell'umiltà stessa. Alle sette, Cristo è venuto da me, e mi ha riconfortato col sacratissimo suo corpo. Vostra santità invece neppur una volta s'è degnata venire alla nostra chiesa. Cristo è Dio e uomo, eppure ogni qualvolta lo chiedo viene da me... Ordino a vostra santità di permettermi d'ascriver alle monache la figlia di Claudio Neri, alla quale da un pezzo avete promesso di prendervi cura de' suoi figliuoli. E un papa deve mantener la parola; sicchè affidate a me questo affare ecc.».

Clemente sul foglio stesso gli rispondeva: — Il papa dice che la prima parte del viglietto sente d'ambizione, ostentando le frequenti visite de' cardinali; se pur non fosse per mostrare che questi sono persone pie, del che nessuno dubita. Che, se non è venuto in persona, è colpa vostra, che non voleste mai esser cardinale. A quel che comandate consente, e che voi sgridiate quelle buone madri, come solete, con forza e autorità se non obbediscono alla bella prima. Di rimpatto vi comanda di curare la vostra salute, e non tornar a confessare senza ch'egli lo sappia; e che quando riceverete nostro Signore, preghiate per lui e per le permanenti necessità della repubblica cristiana». Negli Acta Sanctorum, al 26 maggio. E vedansi Bacci, vita di s. Filippo Neri. Gallonio id. Marciano, Mem. della congregaz. dell'Oratorio.

[265.] San Filippo chiamava Napoli terra benedetta dal cielo. Vi mandò a istituir gli oratoriani il Tarugi, e quando partì, Populus neapolitanus videns illis orbatum, per quos divini verbi pabulum, aliarumque piarum exercitationum suavitatem gustare, ac ipsum Christum peculiari modo cognoscere cœperat, vehementer indoluit (Hist. erectionis congr. neapol. mss.).

[266.] Lombardo, Vita di Giovanni Ancina. E vedi Breve notizia dell'origine della Congregazione delle dame benefattrici. Napoli 1821. Magnali, teatro della Carità. Venezia 1727.

[267.] La carità a domicilio e i visitatori del povero, istituzioni così lodate all'età nostra, appartengono anch'esse a quel medioevo, che tanti esempj ci potrebbe offrire, studiato con benevolenza. Nel 1402, Pileo de' Marini, vescovo di Genova, aveva istituito un uffizio per raccorre e distribuir l'elemosine ai poveri della città. Questo Magistrato della Misericordia fu poi amplificato, e aggiuntovi l'Ufficio dei poveri, i cui statuti furono fatti nel 1593. Sant'Antonino, non ancora arcivescovo di Firenze, il 1441 ordinò i Proveditori dei poveri vergognosi, che dal popolo furono detti Buonomini di san Martino, i quali, divisi pei sestieri della città, soccorrevano a tutte le necessità dei poverelli, a maritar fanciulle, a dar letti, coperte, panni, medicine, a riscattar pegni, a ritrarre dal vizio; con divieto alla pubblica autorità civile nè ecclesiastica di intromettersene, o di mutarne gli ordini, o di esplorarne gli averi; tutto volendo affidato all'onestà de' proveditori e alla Providenza. In tal modo si distribuivano l'anno quattordicimila zecchini, e diecimila nel secolo seguente. Passerini, Storia degli istituti di beneficenza di Firenze.