L'effetto de' classici sulle opinioni fu indicato dal Gioberti nel Rinnovamento d'Italia, II, 122, credendo derivi di là la pendenza repubblicana de' nostri tempi. «Da tre o quattro secoli la gioventù culta si è imbevuta e s'imbeve nelle scuole di nozioni conformi: il che a poco a poco ritira il mondo a repubblica, sovratutto dacchè il seme classico, portato in America e cresciuto in pianta, fu trasportato in Europa...... Certo quei papi e principi che promossero con tanto ardore il culto delle lettere e delle arti classiche, nol prevedevano; e meno ancora quei preti e frati che fecero di quelle il fondamento e l'anima del tirocinio».
[251.] Divin. Lect., c. XXVIII.
[252.] Questo passo non isfugga agli odierni spiritisti. Pietro Giannone, così lodato dai liberali, teme che «la stampa pregiudichi» al genio dell'erudizione, e all'educazione colla moltiplicità de' libri, alla diffusione delle idee potenti per la copia de' cattivi libri (Storia Civile del regno di Napoli, I VIII). Trova usurpazione della Chiesa l'essersi attribuita la censura e vorrebbe fosse riservata ai principi acciocchè «i sudditi non s'imbevino d'opinioni che ripugnino col buon governo... e delle nuove dottrine contrarie agl'interessi de' principi e alle supreme regalie»: e li loda delle proibizioni che posero ai vescovi di stampar neppure i concilj e i calendarj senza licenza de' ministri (ib. lib. XXVII c. 4.).
[253.] Hist. Glaber, ap. Bouquet, Rec. d'hist., X, 23.
[254.] Su ciò vedasi pure Tommassini, Modo d'insegnare e leggere cristianamente i poeti e gli storici. Giovan Battista Crispo, buon teologo e poeta di Gallipoli, nel 1594 stampò a Roma un volume in-fol. De Ethnicis philosophis caute legendis; e il Possevino lo dichiara vir vere philosophus, qui nimirum acri et quali christianum decet judicio, philosophiam expendit, librum sat grandem de philosophis caute legendis scripsit, ut quæcumque hæreses a philosophis minus cautis manarunt, eæ judicatæ sint, ac solidis rationibus confutatæ, ex divinis scripturis et Patribus, ex synodorum decretis, ex scholasticis; quibus cautionibus præmuniti, philosophi, sive publici professores, inoffenso pede curriculum hoc decurrent, tantamque ancillam recto adducent ad arcem. Apparat. sacr., t. II, p. 147.
[255.] Le penitenze non le pose soltanto nel rituale, ma le voleva eseguite. È nell'archivio arcivescovile una sua lettera del 6 maggio 1569, dove ordina che Giacomo Riva di Calenico e Margherita Defilippi di Tonza, in val di Blenio, che avean avuto ardire di coabitare prima d'essere benedetti dal curato, «tutte le domeniche d'un anno continuo stiano ambedue su la porta della chiesa con una corda al collo e con candela accesa in mano mentre si dirà la messa, e il sacerdote che dirà la messa avvisi il popolo della causa perchè si fa far loro questa penitenza, che è per l'inobbedienza predetta».
[256.] Editti del 7 marzo 1579 e del 13 novembre 1574.
[257.] I signori Svizzeri saputolo, spedirono un ambasciadore a Milano perchè quel governatore richiamasse il cardinale. L'ambasciadore scavalcò in casa d'un mercante compatrioto; ma prima che presentasse le credenziali, l'Inquisizione l'arrestò. Il mercante informò del successo il governatore, che fece rilasciar l'ambasciadore e onorollo: ma gli Svizzeri, appena udito il fatto, mandarono intimare avrebbero arrestato il cardinale, che per lo meglio si ritirò.
De' processi suoi per stregherie ho parlato in altri libri: fatti speciali, la cui colpabilità non può asserirsi se non dopo esaminato ciascuno, e veduto quanto si peccasse contro la carità e abusando di oggetti sacri. D'altra parte, anche posto impossibile il delitto, il tentarlo palesa malvagità, e può punirsi come l'attentato fallito. San Carlo avea vietato che nessuno, predicando, dicesse il giorno della fine del mondo: Ne certum tempus antichristi adventus et extremi judicii diem prædicent; cum illud Christi Domini ore testatum sit, non est vestrum nosse tempora vel momenta; Act. pag. 5. Pure nel V Concilio provinciale dice: Ad nuptias matrimoniaque impedienda vel dirimenda eo cum ventum sit, ut veneficia fascinationesve homines adhibeant, atque usque adeo frequenter id sceleris committant, ut res plena impietatis ac propterea gravius detestanda; itaque, ut a tanto tamque nefario crimine pœnæ gravitate deterreantur, excommunicationis latæ sententiæ vinculo fascinantes et venefici id generis irretiti sint.
[258.] Il senato di Milano scriveva a Pio V circa alla famiglia armata di san Carlo, che tanta fuit archiepiscopi duritia, ut, etiam si de jure nostro non parum decedere voluerimus, ad conditiones aliquas accipiendas flecti numquam potuerit: intereaque numerosi, nunc alios laicos, non sine regiæ jurisdictionis læsione, per suos comprehendi fecit, id ab aliis archiepiscopis ante se factitatum affirmans, quod tamen minime verum est; quandoquidem illi familiam armatam numquam habuerunt, sed brachium sæculare semper implorarunt (13 luglio 1567).