[376.] Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ..... diabolum in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, eodem diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc.

[377.] Hist. Univers., lib. XI.

[378.] Eusebii Præparatio evangelica, lib. II, VI.

[379.] Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus, verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis, tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quavis artis magicæ et veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus facient episcopi, acriter puniant, et e societate fidelium exterminent. p. 3, pag. 5.

[380.] Act. p. 3.

[381.] Nell'epistolario stampato a Milano il 1857, a pag. 419, san Carlo scrive a Giovanni Fontana: «M'è dispiaciuto d'intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non meno degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di necromanzia o altra proibita a' Cristiani. Però ne scrivo ai signori, e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provisione perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l'ordine al visitatore.

Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608, si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurghi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fòro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, et con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.

Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano, vescovo di Como, scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colà quamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa. Perciò ne' quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.

[382.] Ripamonti, Historia mediolanensis, dec. IV, lib. V, p. 300; — Oltrocchi, Notæ ad vitam sancti Caroli, pag. 684-94.

Nell'archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de' quali è: «Sono processati i sospetti d'arte diabolica, et il notar dice d'aver mandato i processi a Milano, nè altra provision s'è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d'altri»; e un altro: «Sono alcuni mercanti, i quali non osservano il decreto di non andare ne' paesi d'eretici senza licenza, e sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d'heretici, nè trattar con loro della religione». D'altri casi ho io parlato nella Storia della città e diocesi di Como, lib. VII.