1. Turrettini. Nobili di Lucca nel 1300, cacciati come Guelfi nel 1312, tornarono in patria nel 1400, da Nozzano dove si erano riparati. Cristoforo Turrettini fu anziano della repubblica, poi gonfaloniere di giustizia nel 1443, e fu il primo della casata che godesse quest'onore, che molti altri ottennero dopo di lui. Nel 1466 Paolo Turrettini fu ambasciatore a Galeazzo Sforza, duca di Milano. Un altro Cristoforo fu segretario delle cifre di papa Gregorio XIII, e nel 1585 ebbe privilegio di nobiltà imperiale, per diploma di Rodolfo imperatore, e facoltà di portare l'aquila nell'arme. Cesare, priore del monastero di San Giovanni di Lucca, morì nel 1632 in concetto di santità.

2. Liena, famiglia cacciata dal popolo come ricca e potente nel 1308. Niccolao andò scelto a incontrare papa Paolo III quando venne a Lucca nel 1538, poi andò ambasciatore a Carlo V per comporre le controversie coi Fiorentini per cagione di Pietrasanta.

3. Gli Jova o Ghiova nel 1312 partirono di Lucca con le centottanta famiglie guelfe, poi tornarono nel 1331 e prestarono giuramento di fedeltà al re Giovanni di Boemia, che fu signore di Lucca. Nel 1384 Nicolao Jova insieme con Matteo Gigli fu ambasciatore a Firenze per stabilire la lega con quella repubblica e con Siena, Perugia e Pisa. Paolo Jova, francescano, fu discepolo di frate Francesco di Savona, che fu poi papa Sisto IV, introdusse gli Osservanti a Lucca e fu guardiano e vicario provinciale e dottissimo in teologia. Morì nel 1484.

4. Calandrini, famiglia oriunda di Sarzana, cominciò a rendersi illustre a Roma e altrove al tempo del pontefice Niccolò V, ch'era figlio di Andreola Calandrini. Costei avea avuto in prime nozze da un Calandrini due figliuoli, Pietro e Filippo. Questi fu promosso al cardinalato e dichiarato nobile originario di Lucca per decreto del 12 dicembre 1447. Giovan Matteo, figlio di Pietro, fu creato anch'esso nobile lucchese il 22 gennajo del 1456; era senatore di Roma e dottore in legge. Filippo, suo figliuolo postumo, si ammogliò a Caterina di Benedetto Bonvisi; fu anziano della repubblica di Lucca e più volte ambasciatore; morì il 1554. Ebbe un figliuolo per nome Giuliano, che abbandonò la fede cattolica e si ritirò in Francia dove morì nel 1573: era ammogliato a Caterina di Agostino Balbani. Giovanni, suo figlio, dopo aver vagato per la Germania, si ricoverò a Londra, e lasciò due figli, Giovanni Luigi e Filippo. Il primo si fermò a Ginevra, il secondo andò a Londra, ma come seguace della parte di re Carlo I fu obbligato ritirarsi in Amsterdam, ove fu eletto direttore generale del commercio in Batavia e nell'Indie Orientali. Nacque di lui Teodoro che si ritirò in Francia e tornò alla fede cattolica. De' suoi figli Filippo e Teodoro il primo entrò gesuita, il secondo, dopo avere più anni militato in Francia, tornò a Lucca nel 1697 e dal Consiglio venne rintegrato negli onori e creato colonnello.

Col decreto 16 dicembre 1605 fu messo all'Indice il Trattato delle heresie et delle Schisme che sono nate nella chiesa di Dio et de' remedj che si deono usare contro di quelle, di Scipione Calandrin.

[498.] Così qualvolta occorre la parola πρεσβὺτερος non traduce preti o sacerdoti, ma anziani, collegio degli anziani. Se Paolo e Barnaba ordinano preti coll'imposizione delle mani (χειροτονησαντες αὐτοῖς πρεσβυτὲρους κατ’ ἐκκλησίαν), egli traduce che «gli ordinarono per ciascuna chiesa per voti comuni degli anziani». San Pietro raccomanda ai fedeli nemo vestrum patiatur, ut homicida, aut fur, aut alienorum appetitor (Ep. I, 4, 15), ove il testo dice ἀλλοτριεπίσκοπος, cioè che spia i fatti altrui: e il Diodato mette «o facendo il vescovo sopra gli stranieri» per raffaccio ai vescovi. ἐν προσώπῳ χριστου (II Cor. 2, 10), cioè in persona di Cristo, egli traduce «in cospetto di Cristo» per non fare un apostolo vicario di Cristo. παρὰδοσις, che vuol dir tradizione, egli traduce per «insegnamento»: χάρισμα grazia, per «dono»: λογος verbo, per «parola».

La Vulgata nei Fatti degli Apostoli III, 1, dice che «Pietro e Giovanni ascendeano al tempio all'ora nona dell'orazione», sapendosi che molte volte il giorno faceano la preghiera gli Ebrei, a cui imitazione la Chiesa introdusse le nove ore nell'uffiziatura. Per non approvar ciò, Lutero aveva alterato quel passo, e secondo lui il Diodati tradusse, «Saliva al tempio in sull'ora nona, ch'è l'ora dell'orazione».

La sua versione il Martini condusse in generale sulla Vulgata, talvolta scostandosene nel Nuovo Testamento, perchè conosceva il greco. Le sobrie note son sempre ortodosse, ma talvolta appoggiano su interpretazioni non conformi all'originale.

[499.] Jean Gaberel, Calvin à Genève, p. 232-235. Laderchi, Continuazione del Baronio, p. 202.

[500.] Cogliamo quest'occasione per avvertire come Michele Serveto, ristampando nel 1535 a Lione la geografia di Tolomeo, è forse il solo de' contemporanei che accusa Americo Vespucci d'aver usurpato la gloria di Colombo. «Colombo (dice) in un nuovo viaggio scoprì il continente e molte isole, di cui son oggi padroni affatto gli Spagnuoli. S'ingannano dunque affatto quei che chiamano America questo continente, giacchè Americo non la toccò che molto dopo di Colombo, e vi andò non cogli Spagnuoli, ma coi Portoghesi, per farvi commercio». Humboldt mostrò quanto a torto si accusi il Vespucci di aver soperchiato il gran Genovese; del resto si sa che Americo fece il suo viaggio nel 1499 con Hocheda e per la Spagna, e non come mercante, ma forse come astronomo. Il bello è che l'edizione del Serveto contiene la mappa del 1522, dove al nuovo mondo si dà il titolo d'America.