Professava che il papa non va obbedito come vicario di Cristo, ma come principe temporale[161]; che le buone opere, ancorchè fatte in grazia di Dio, non son meritorie, e ch'egli stesso praticandone alcune, come il celebrar la messa, meritava l'inferno. Un predicatore, che a Modena annunziava la giustificazione in senso contrario a quel di Lutero, e che le buone opere fatte in grazia di Dio meritassero l'eterna vita, e' riprovollo e lo rinviò dalla città: ad uno che passava per luterano accordò che predicasse sopra la giustificazione, l'invocazione dei santi, la predestinazione ed altri punti, giusta le opinioni di Lutero, purchè non toccasse del sacramento: a un altro, che predicava l'invocazione dei santi, ingiunse di predicare Cristo solo e il suo vangelo, non molti meriti e molti santi: e informato che alcuni monaci eransi scandolezzati perchè non avesse fatta profonda riverenza a reliquie, li disapprovò, meravigliandosi le tenessero in tanta venerazione: come disapprovò altri frati, che ad alta voce aveano cantato, Regina avvocata nostra, prega per noi.

Conversando con un dotto monaco, espresse circa l'adorazione della santa Croce un'opinione ereticale.

Interpretando quelle parole «Non devesi eccitar una nazione contro l'altra colla guerra», pensava non fosse lecito far guerra.

Teneva presso di sè e leggeva opere di eretici, e le dava leggere; si affaticò a distribuire il libro del Benefizio di Cristo, e diede ordine ad un librajo eretico o sospetto di venderne, e darne anche a chi non li pagasse, chè lo rifarebbe egli. Ricevette in casa eretici e persone sospette d'eresia, e ne aveva per servi; teneasi intimo con altri, particolarmente con certi prelati, e dava denaro a poveri ereticanti o sospetti; altri favoriva; particolarmente a Bologna promise non sarebbe nulla decretato contro di essi, nè verrebbero arrestati, giacchè anche Iddio li tollerava.

Tali imputazioni leggiamo in fatto nel suo processo; aggiungiamo, diceasi aver egli pensato cattolicamente finchè non andò al Concilio, ove per via il........[162] l'assalse con robusti argomenti, ai quali applaudiva il Polo; e che avesse traviato si fu certi allorchè, tornato a Modena, si scusò con que' cittadini d'averli perseguitati come luterani; al Salmerone che predicava con perfetta ortodossia disse, «Annunziate Cristo, e non mi state a insistere su cotesti meriti de' santi o nostri»; e lo fe rinviare, mentre invece mandò Bartolomeo Pergola frate minore, conosciutissimo luterano che disse molte cose scandalose, asserendo che «monsignor Morone avealo spedito là perchè predicasse Cristo nudo, e non tante novelle e tanti meriti»: ed esso Morone durò poi fatica a salvarlo da persecuzioni[163].

Quando fu messo legato a Bologna, il Soranso vescovo di Bergamo e monsignor Carnesecchi[164], entrambi condannati poi d'eterodossia, scrissero ai fratelli di colà congratulandosi di sì bella scelta, e che non la guastassero con imprudenze. Il Morone in fatto ai Luterani di colà promise non eseguir ordini che a loro danno venissero da Roma, senza prima avvertirli; anzi professava non doversi i dissidenti perseguitare, bensì imitare Dio che potrebbe farli morire di subito, eppur li sopporta: e forse chiamiamo luterani di tali che son migliori di noi.

Della giustificazione parlava, non come si definì a Trento, ma come erasi accordato il Contarini coi Luterani in Germania[165]; e de' meriti de' santi in modo, che pareva escludere l'efficacia delle opere e il libero arbitrio; dolersi che i frati volessero esaltar la Madonna più che Gesù Cristo[166].

Il processo apertogli[167] noi scorremmo con quello stringimento di cuore che cagiona il vedere anche allora tutte le sevizie e le arguzie che, in questi giorni di terrore e d'eccezioni, si usano sia da' denunziatori, sia dai giudici inquirenti. Questi rimuginarono attentamente tutti i libri e le carte del cardinale; e colla atroce finezza dei moderni lo chiamavano a render ragione d'ogni periodo di lettere sue e d'altrui, di note marginali, di ogni ambiguità d'espressioni, benchè in iscritture di dieci e più anni prima. Quanto agli accusatori, molti non adduceano che voci vaghe, presunzioni, il dirsi universalmente e altre frasi, nulla più attendibili che le insinuazioni degli odierni giornalisti[168].

Altre però erano accuse, come oggi dicesi, dirette: e principalmente il Pergola imputò dapprima il Morone, dappoi si ritrattò, infine sostenne di nuovo che opinava erroneamente; che fu pervertito dal Polo; che a lui diede il comando di predicar Cristo nudo.

Altri dicevano avesse disapprovato alcune pratiche; giudicato superstizioso il prender la misura della cattedra di san Pietro, che si mette fuori nelle solennità in Vaticano[169]; le quali misure poi vendeansi per cingersene le donne di parto: d'aver detto che «ai Germani avevamo dato noi stessi molta causa d'esser diventati eretici, e se Roma fosse rassettata, facilmente essi potrebbero tornar alla fede»; e che il cardinale Polo «vorria levar via in gran parte la cancelleria, la penitenzieria in grandissima parte, e si facesse vescovi che sapessero predicare e che le parrocchie non si dessero a cortigiani, e si lasciasse tutta la sua giurisdizione libera a' vescovi, e si facesser uomini degni di stare al vescovado, secondo si faceva nella Chiesa primitiva».