E perchè mi è stato ricordato da questi reverendissimi, li quali sono stati da me, che debba pensar bene se mai ho detto o scritto qualche cosa in questa materia dopo la determinazione del Concilio, avendo pensato e ripensato non mi posso ricordare aver scritto o detto altro intorno a questo, se non che quando ne ho parlato ho sempre detto: Il Concilio l'ha determinata, perchè in questo io era risoluto, ed io non ho mai scritto nè mandato fuori cosa alcuna mia, eccetto che per mio esercizio ed istruzione. Ho esposto quattro o cinque salmi, alcuni anni fa, cioè il salmo Benedicam Dominum in omni tempore; Misericordias Domini in æternum cantabo; Dominus regit me, nihil mihi deerit; Laudate Dominum omnes gentes; In convertendo Dominus captivitatem Sion; ho ancora scritto sopra le due epistole canoniche di san Pietro, ma non le ho ben rivedute, e perchè credo che questi miei scritti forse saranno stati trovati, se ben non mi ricordo ove fossero tra le mie scritture, desidero e prego se vi fosse qualche cosa che potesse dispiacere, sia interpretata in bene, perchè rimetto il tutto alla debita censura; oltre che non erano finiti. E ricordandomi, come ho detto, d'avere scritto altro, pensando e ripensando mi è venuto in mente che, molti anni fa, benchè con verità non mi ricordi se fosse innanzi o dopo la determinazione del Concilio, mi fu data una scrittura, come credo, da monsignor Aloysio Priuli o dal Flaminio, che era, come mi dissero, del reverendissimo Polo, la quale, essendo venuto a visitarmi l'arcivescovo d'Otranto, me la cavò dalle mani, ed io non la lessi e non so se fosse restituita; ma come ho detto, non avendola letta, con verità del soggetto non mi ricordo, e forse potrebbe essere che in ciò vi fosse qualche altra cosa; intorno questo non so, e se me ne ricordo lo dirò con ogni sincerità.
E perchè siamo a ragionare del reverendissimo Polo, e più volte ho udito dire che si sono avuti sospetti di lui, io voglio dire ingenuamente et coram Deo quel che ne sento sulla materia della giustificazione. Esso ha dato il parer suo in iscritto al Concilio, e questo si potrà trovare negli atti del Concilio, perchè io non mi ricordo se sia nelle mie scritture. Dopo il Concilio ragionando meco una sola volta, non mi parlò della sostanza, ma disse che aveva desiderato l'ordine del decreto in altro modo, e che gli pareva che avesse compilato molte cose insieme, le quali più comodamente si sariano potute dividere in molti articoli. Nel resto della dottrina sua, per quanto ho potuto conoscere io, e che mi ricordo, sua signoria reverendissima nelli suoi ragionamenti attendeva ad abbassar l'uomo, e rappresentar dopo il peccato del primo parente li gran mali che sono in esso uomo, ed in questo soleva diffondersi assai, tanto che qualche volta diceva che saria stato buono, per mortificare il vecchio uomo, che fossimo come morti e sepolti con Cristo, e resuscitati con lui, acciò ambulare in novitate vitæ: e soleva poi magnificare assai l'immensa carità e grazia di Dio, mostrataci e dataci nel Figliuol suo, della quale mai si saziava di ragionare con incredibile allegrezza: e se occorreva qualche volta di ragionare delle cose del mondo, esso sempre mostrava una grande fede nella providenza divina, e si riponeva tanto in quella ne' fatti proprj, che mi faceva stupire, non trovando in me tale affetto.
De' dogmi particolari, Dio sa che mai son venuto a ragionamento privato con lui, se non che, essendomi stato detto da un certo ferrarese, che si faceva parente del Savonarola, il quale non vidi mai più che una volta, ed era di passaggio per Bologna; e come mi disse, era venuto a posta per amor di Dio ad avvertirmi del cardinal Polo, a causa non credeva che fosse il purgatorio, ritenendo questa memoria, quando mi trovai con sua signoria reverendissima per esplorar la mente sua gli dissi che molti in Italia negavano il purgatorio, che le pareva? Sua signoria reverendissima subitamente mi rispose: Sono molto presuntuosi e temerarj quelli che lo negano, tenendolo la Chiesa.
Un'altra volta ragionando con lui di certi versi del Flaminio, gli dissi che molte persone mormoravano che lo tenesse in casa, perchè si diceva che era allievo del Valdesio e di frate Bernardino da Siena: esso mi rispose: — Ho veduto questo bell'ingegno e le belle lettere del Flaminio, e ho avuto paura che non facesse di gran male se diventava eretico, e son andato pian piano ritirandolo alla buona via, di modo che spero sarà guadagnato alla Chiesa di Dio; e però quelli che mi biasimano mi dovriano più presto lodare per avere fatto tal opera». Ed altro particolare non mi ricordo avere ragionato.
Dal detto Flaminio ebbi una volta un libro spagnuolo sopra li salmi, composto dal Valdesio; il qual Valdesio non vidi mai, e mi disse che quello era un bel libro, e che lo leggessi. Io ne lessi alquanto, ma per esser in lingua spagnuola, la quale troppo bene non intendeva, e perchè l'uomo si fastidisce di legger tanti che scrivono, lo restituii. Ebbi ancora certe interrogazioni in un fascio che dicevano esser del Valdesio, le quali non apersi mai, e non so che ne sia seguito. Dopo ho sentito molto biasimare detto Valdesio come autore delle eresie di Napoli. Ma per concludere del reverendissimo Polo, monsignor Aloysio Priuli e l'arcivescovo di Salerno credo siano meglio informati della dottrina sua che altri, perchè ho inteso che l'arcivescovo ha veduto molti suoi scritti per correggerli, ed è uomo dotto che potria giudicare al vero; il che non posso io non essendo dotto, nè avendo veduto molte sue composizioni.
Del libro del Benefizio di Cristo.
Molti anni fa le cose della religione in Italia andavano con poca regola, perchè non era istituito l'ufficio della santa Inquisizione e non era ancora ben fondato, e gagliardo, e però in ogni cantone si parlava de' dogmi ecclesiastici, ed ognuno faceva da teologo, e si componevano libri passim, e si vendevano senza considerazione per tutti i luoghi, e molti luoghi erano senza inquisitore, ed in molti l'inquisitori erano di poca portata; talmente che era quasi lecito o tollerato a ognuno fare e dire quanto gli pareva. In questi tempi fu portato un libretto a Modena, intitolato il Benefizio di Cristo, stampato, e se ben mi ricordo mi fu dato da un librajo Picciolino, vestito di Bertino del terzo ordine; credo abbia nome mastro Antonio.
Questo libretto fu letto da me e quasi divorato con grande avidità, perchè mi pareva fosse molto spirituale, e in specie mi ricordo affettuosamente de Comunione, e perchè io aveva prima massima che li libri eretici fossero contrarj a tutti li sacramenti, non mi venne in mente che questo libretto, che parlava sì bene del Santissimo Sacramento, potesse avere qualche male nascosto, e mi rallegrai molto che mi fosse capitato alle mani. Ed ordinai a questo librajo che me ne facesse venire assai, e avendolo mostrato al mio vicario, il quale era stato 30 anni in questa città, e fu sempre buon cattolico, mi disse che il libretto gli pareva molto spirituale, e ad ognuno che lo leggeva pareva il medesimo.
Dopo qualche tempo mi pervenne alle orecchie che si mormorava contro questo libro, ed io era già ritornato a Roma, e parlando al reverendissimo Cortese, il qual era uno de' reverendissimi inquisitori, per saper il parere di sua signoria reverendissima, mi disse le formali parole: «Quando la mattina mi metto il giuppone, io non mi so vestire di altro che di questo Beneficio di Cristo». Ma perchè la mormorazione del libretto perseverava, e perchè vedeva diversi pareri, lo lasciai, e mai più l'ho veduto, e con verità posso dire che non mi ricordo che cosa contenga, altro che quella esortazione a ricever il Corpo e Sangue del nostro Redentore. E se il libro fosse stato proibito, o se io avessi compresa qualche malignità in esso, non l'avria lasciato vendere. Però questo si ha da imputare a mera malavvertenza e trascuraggine, come ancora mi è avvenuto in un altro libro che io sempre ho reputato buono e santo, che è il Concilio Coloniense, il quale da monsignor Giovan Matteo (Giberto) vescovo di Verona fu fatto stampare, e dato alli suoi curati, e poco fa ho inteso che vi son cose mal dette dentro e sospette di eresia, per non dire eresie. E come ancora pochi giorni fa fui avvertito che nelle prediche del Savonarola erano molto eresie, quali sinora non sono state manifeste. Però voglio dire che quando un libro par buono, e non è proibito, avendo qualcosa mala dentro, è facil cosa che uno, anche più dotto di me, si inganni, e non avverta gli errori. Ma io non difendo il libro e lascio la censura alla sede apostolica, la quale io sempre voglio seguitare, e lo voglio avere per reprobo in tutti quelli punti che si trovano contro la verità cattolica; e perchè intorno a questo libretto possono esser occorsi diversi accidenti, delli quali non ho così particolar memoria, mi rimetto in tutto alla verità. Mi pare aver detto la somma di quanto mi ricordo: sol questo voglio aggiungere perchè sia più conosciuta la sincerità dell'animo mio, che, essendo in conclave, e avendo sentito mormorar non so che contro di me per questo libretto, lo dissi al cardinale di Trento, il quale mi rispose: «Io l'ho in delitiis, ligato in oro in casa mia»; ed io gli dissi lasciasselo, giacchè pativa eccezione. Voglio ancor dire che non potei mai saper l'autore del libro se non dopo alcuni anni, perchè si diceva esser stato il Flaminio, ed esso lo negava: dopo intesi esser stato un monaco di San Benedetto, credo o siciliano, o del Regno, che non ho saputo il nome.
Di frate Bernardo.