Ho ancora ragionato della concezione della Vergine, e ho tenuto l'opinione dei frati di san Domenico, e spesse volte ho detto che l'affezione umana vuol dar degli onori alla Madonna, ch'essa non vorrebbe per l'onore del Figliuol suo, ch'è stato ancora creator suo, com'è questo della concezione: il che può aver partorito qualche scandalo presso qualcuno; perchè tenevano il contrario, avendo forse creduto ch'io sia manco devoto che non sono d'essa Vergine.
Mi sono ancora ricordato d'aver detto che mi pareva che l'epistola e l'evangelo che si leggono nella festa dell'Assunzione non fossero al proposito, perchè una era della divina Sapienza, l'altro era della Maddalena: ma monsignor sacrista mi disse un giorno che si potevano applicar bene etiam a questa festa, et tunc rimasi contento.
Posso aver detto qualc'altra cosa, come si dice, inter pocula et ratione disputandi et colloquendi, delle quali non ho memoria alcuna, ma quando avessi, voglio averla per non detta, perchè sarà stata senza mala radice: ma o per l'ignoranza, o per far dire altri, o per contenzioni dopo desinare e intertenimento come si suole fare, e in multiloquio non deest peccatum.
Potria anco aver dato sospetto di me la conversazione con alcuni, i quali dopo si sono scoperti di mala mente nella religione; ma sebben son stato in ciò inconsiderato, tutti quelli però con cui ho praticato mai hanno tocco con me alcun articolo di fede nè di Santi Sacramenti, nè cosa essenziale che mi ricordi, altro che quella della giustificazione, come ho detto di sopra. E perchè mi credo che nè anco in questo di che ho detto nè loro nè io eravamo d'accordo, perchè, se alcuni di loro hanno veduto che non bisognino nè opere nè sacramenti alla salute nostra, hanno creduto tutto il contrario di quel che ho creduto e credo io. Ed alcune volte quando udiva dire come di un ms. Apollonio cappellano del reverendissimo Polo, che fu prigione nell'Inquisizione, che negavano li Sacramenti, mi stupiva, e spesse volte diceva, La sua giustificazione e la mia non è medesima, perchè hanno diverse conseguenze: essi negavano li Sacramenti e le opere: io non potrei vivere senza l'uno e l'altro, se ben sono peccatore. E quando m'avvidi che la cosa andava a questo modo, cominciai a troncar le pratiche e da molti anni in qua non voleva più simili persone per casa, se non sforzato come persona pubblica a dar udienza comune a tutti.
Ritenni solo in casa un ms. Marcantonio Villamarina, gentiluomo napoletano, perchè a mia persuasione aveva abjurato in mano del reverendissimo Carpi, e mi vergognava mandarlo via essendosi partito dal male e venuto al bene, quantunque desiderava assai ne andasse di sua posta.
Del mastro di casa don Domenico Morando non credeva male alcuno; anzi essendo stato qualche anno mio agente a Novara, e scrivendogli spesso che facesse avvertire alle eresie, sempre mi rispondeva che si faceva il debito, perchè vi era un inquisitore di san Domenico, ch'io manteneva a mie spese, come è notorio: ma perchè esso don Domenico è nelle mani dell'Inquisizione, potrà far fede del vero se vorrà, e dar conto come dal canto mio è stato governato quel vescovado di Novara dopo ch'è in man mia, benchè si potrà intendere ancora per altra via.
Ma perchè si veda ancor meglio qual sia stato l'animo mio per l'estirpazione delle eresie ch'erano in Modena, alla qual cosa io non avea possuto attendere per non essere dotto e per non aver potuto fare la residenza, e perchè tra il duca di Ferrara e me, mentre ero Legato in Bologna, erano state molte controversie d'importanza per causa de' confini ed altro, nelle quali si erano ammazzati notari pubblici e soldati ed altri com'è notorio, ed io non poteva mai sperare aver braccio secolare favorevole, resignai il vescovado in mani di papa Giulio III in favor del maestro di Sacro Palazzo, il quale essendo dell'Ordine di san Domenico, dotto in teologia, potesse con assiduità e destrezza e col divino ajuto ridur quelle anime smarrite, come intendo che s'è affaticato a farlo: il che feci tanto più volentieri, quanto che conosceva ch'io ero stato negligente a farlo, se ben aveva l'intendimento. Ed esso vescovo sa quanto di ciò lo pregai e caricai, dandogli ancora ricordo che bisognava che sua signoria con la buona dottrina e con l'assiduità e pazienza e con ogni amorevolezza e carità cercasse ridur quelli cervelli gagliardi, perchè erano molto ostinati, e si persuadevano sapere molto, ed erano stipati di molta parentela ed amicizie e favori nella Corte del duca di Ferrara; e nominai quelli di ch'io sospettava, ch'erano quelli dell'Accademia. Ed oltre quelli gli nominai il proposto Bonifacio Valentino, del quale non voglio parlare, perchè esso in ogni tempo ha sempre fatto professione di volermi male e farmi dispiacere.
Mandai una volta in Modena un predicatore chiamato Pergola, di san Francesco, che aveva predicato qui l'anno avanti in San Lorenzo in Damaso con buon nome, e l'ebbi per mezzo del reverendissimo Carpi lor protettore. E quando fu verso Pasqua, mi fu scritto dal vicario che questo Padre era molto sospetto, avendo detto delle cose assai che non stavano bene. Io ebbi mezzo di farlo venire a Bologna, e messolo in mano di un frate Lodovico Beccatello, allora inquisitore a Bologna, furono pigliati tutti i capi ch'esso aveva predicato, e fatto lo esame e la dichiarazione, d'accordo con esso inquisitore lo rimandai a Modena, e volsi che in due o tre prediche si dichiarasse e ritrattasse di punto per punto, come aveva ordinato l'inquisitore, e feci che il notaro stesse presente alla ritrattazione, e ne fu rogato. Questo Padre fu poi castigato dalli suoi, ch'altro non ho saputo. Credo che questi atti siano tra le mie carte: almeno erano altre volte.
Ritornerò ancora alla conversazione de' sospetti. Ebbi amicizia col vescovo di Bergamo Soranzo, la qual amicizia fu fino da Padova nel 1514[172] quando andai per studiare, e lo sa il reverendissimo di Carpi, il quale esso ancora in quel tempo era a studio. Dopo la rinnovai qui, ch'esso era camerario del papa: poi fu fatto vescovo. Mi meravigliai assai che faceva molto del riformato, e sempre parlava di Gesù Cristo: all'ultimo si cominciò a scoprire ch'egli era luterano, e fu chiamato a Roma e posto in Castello. Venne una volta a visitar me, e voleva che fosse lecito alli preti pigliar moglie, e diceva che il cardinale Sfondrato n'avea tollerato uno. Io gli contraddicevo, e non poteva patirlo: ma dopo, per quanto intendo, si ritrattò di questo e di altri articoli e fu liberato, nè io ho avuto più commercio con lui.
Ho ancora avuto amicizia della marchesa di Pescara, la quale a Napoli, quando fui eletto vescovo di Modena, mi donò due rochetti e un breviario, e fu nel 1529. Suo marito il marchese era stato la rovina di mio padre a Milano[173]: nondimeno andavo a visitarla qualche volta nella chiesa di Sant'Anna: da' suoi ragionamenti conosceva ch'ella avea avuto amicizia con frà Bernardino da Siena, e dubito ch'avesse anco avute delle sue opinioni: meco però non si scopriva, e la maggior parte delli suoi ragionamenti erano di cose di Stato, delle quali faceva professione grande, o del reverendissimo Polo, dal quale mi disse una volta ch'aveva ricevuto la salute sua, perchè l'avea fermata e ritirata di molte vane fantasie. Lei praticava qualche volta il reverendissimo Sadoleto e Bembo ancora, ma l'animo suo era tutto nel reverendissimo Polo, come mostrò lasciandogli una parte del suo per testamento.